Michele Saglimbene

Michele Saglimbene

Scrivere per me è smatassare il caos che ognuno ha dentro, e metterlo su carta dove tu stesso puoi finalmente riconoscerlo ed imparare

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Buongiorno, Michele, e benvenuto sul nostro magazine!

Buongiorno a te Chiara, e grazie a tutti i lettori.

Inizi la tua carriera come ragazzo immagine in varie discoteche di Roma. Vuoi raccontarci qualcosa di queste esperienze?

Vengo da un periodo, i primi duemila, dove la creatività nell’ambiente underground e goth Romano era suo zenit, ogni serata ovunque era un esplosione di allegria, espressività curata in ogni dettaglio, costumi ed abiti da serata da farti pensare che ognuno dei presenti in discoteca fosse uno degli artisti che si sarebbero esibiti sul palco, ed ogni serata era un successone enorme e piena di darkettoni con cui poter avere scambi di idee e allegria, tanto che già dalla prima volta che andai per locali dark, pensai subito: eccomi finalmente arrivato a casa. È una sensazione che mi è rimasta per oltre 20 anni. Negli anni tutti quelli che c’erano iniziarono a sposarsi, non venire più per lavoro, o perché erano cambiati. Io invece sono rimasto quel Peter Pan oscuro, già all’epoca mi chiamavano il principe per via degli abiti di pizzo o le divise. Poi capii, quello che per gli altri era un gioco io volli che diventasse un lavoro, volevo rimanere li a festeggiare per sempre, e così ho fatto.

Come è cambiato il panorama mondano in seguito alla pandemia da COVID-19? A livello personale, ne hai risentito?

Il paradosso del covid è che si, come a tutti ha tolto molto in termini di uscite, e perfino e soprattutto l’aspetto festaiolo, anzi con il tempo anche il lavoro principale, che ho dovuto cambiare del tutto anche se poi in meglio. Tuttavia l’isolamento mi ha tolto molto di quello che era superfluo, e donato una dimensione molto più intima. La solitudine che per molti era una condanna per me è stata una benedizione che mi ha dato tutto il tempo di riflettere su quello che volevo davvero. Già da anni scrivevo fiabe per adulti e disegnavo, e tra questo ed il mio comportamento e gli abiti mi chiamavano da anni il Favolaio. Ho usato tutto quel tempo riconquistato per terminare il romanzo ed anche per raccogliere tutte le poesie che avevo scritto negli anni.

Come ovviare al problema di tutte le limitazioni che sono subentrate?

A livello umano forse con il dialogo che spesso si è inasprito dato che l’isolamento spesso ci ha tolto l’empatia per l’altro. Cosi le idee dell’altro ora sono inaccettabili e abbiamo meno pazienza per capire le loro argomentazioni. A livello sociale invece tutto sommato devo dire che in verità le restrizioni seppure pesanti le ho trovate severe ma giuste e dovute

Ti sei laureato in Filosofia Morale nell’ambito di un percorso di studi importante. Che rilevanza hanno avuto gli stessi sulla tua personalità?

Ricordo ancora la notte prima di iscrivermi all’università. Avevo sognato che stavo per iscrivermi ad una scuola dove avrei imparato a volare senza bisogno di ali, fluttuando naturalmente in aria. Naturalmente non ho imparato a volare, mi diede per paradosso la leggerezza di cui avevo bisogno. Adoravo Marco Aurelio, l’imperatore filosofo e la sua determinazione, la sua forza nonostante tutto, l’impero che gli crollava intorno. E naturalmente Nietzsche la sua attenzione per il momento panico, quell’attimo dionisiaco di follia e bellezza, di volontà superumana. Forse soprattutto però imparai la capacità di riconoscere che ogni scelta di chiunque la facesse, per lui, in quel momento era giusta. Ed allora non c’era un giusto ed uno sbagliato ma solo persone e le loro idee. Come le applicai? Imparai a diventare impenetrabile per alcuni versi, cambia mille lavori e case ed amici e relazioni senza battere ciglio, o almeno senza darlo a vedere, in modo da continuare sorridere sempre, ma soprattutto riversai la bellezza di tutte quelle idee nella scrittura. Seppure fiabe per adulti in verità quelle fiabe sono molto ragionate, sono archetipi Junghiani, i personaggi volutamente non hanno nessun nome perché sono a maggior ragione universali, il principe o la principessa è il ragazzo o la ragazza in crescita, è l’eroe che poi siamo i noi stessi di tutti i giorni che attraverso le difficoltà scopre stesso e la sua libertà.

Nel 2020 pubblichi con Cavinato I tredici gioielli suicidi, un libro dallo sfondo fantasy/goth che ha riscosso l’attenzione meritata in funzione del suo stile onirico, il quale entra però nei meandri di questioni più che mai reali. Qual è la parabola ultima di tutte le parabole in esso contenute?

Scrivere per me è smatassare il caos che ognuno ha dentro, e metterlo su carta dove tu stesso puoi finalmente riconoscerlo ed imparare, è lo specchio dell’arte dove attraverso il cristallo della scrittura capisci chi sei, e lì appunto trovi la tua libertà che soprattutto è un moto interiore. Potremmo essere entrambi nello stesso posto eppure naturalmente uno potrebbe sentirsi prigioniero e l’altro più libero che su una montagna tra le nuvole d’estate. Questo è anche quello che si narra nella realtà di questa festa stregata sul mondo sul guscio di una tartaruga che è i tredici gioielli suicidi. Ogni storia è una ricerca interiore arricchita di smeraldi e rubini e scontri ed elfe dalla pelle di luna e pizzi di ghiaccio, ma soprattutto un modo di questi archetipi di scoprire sé stesso sempre. E per questo che in ognuno dei gioielli nascosti c’è una storia diversa, con un tono emotivo completamente diverso, perché ognuno possa trovare la sua scheggia d’infinito riflessa negli specchi rotti che siamo noi esseri umani tutti i giorni.

Chiara: Le illustrazioni di Bianca. Sappiamo che hai fatto un po’ da demiurgo anche per il loro sviluppo e nascita. Hai sempre le idee così chiare su tutto?

Per fortuna non ho le idee chiare su tutto, anzi riesco a trovare e creare il caos ovunque intorno a me, ma è una buona cosa. Il caos è creatività, è quel buco nero primordiale da cui nasce tutta la materia in una gigantesca esplosione cosmica. Con Bianca poi è stata una collaborazione ideale, più che fare da demiurgo sembrava di leggerci a vicenda nella mente e ci si imboccava nuovi dettagli e suggerimenti a vicenda in continuazione ed in piena armonia. Poi si le idee iniziali erano mie perché anche se non a quei livelli di arte so disegnare anche io, ma la sua è una mano che sa ricreare la bellezza dello Stile liberty ed unirla al fantasy in un’alchimia decadente e perfetta

Hai altri sogni nel cassetto in qualità di scrittore?

Il più impellente è intanto preparare una seguito per i tredici Gioielli suicidi, anche se sono davvero già a buon punto, si tratta di un altro romanzo, sempre nello stesso mondo sul guscio di una tartaruga, ma sta volta ambientato tra i deserti del sud, come nelle mille ed una notte, e proprio in omaggio a quel classico è un insieme di mille storie di meraviglie , geni e lampade e viaggi raccontate in modo improbabile da narratori ubriachi intorno al fuoco, ed anche quello sarà illustrato da Bianca Tommasi

Cosa conta di più per Michele?

È una risposta che cambia nel tempo per tutti noi. Per ora vorrei continuare a scrivere per sempre. Sai in verità neppure cerco relazioni, è che lì in quelle fiabe davvero crea il mio mondo, vedi, io me le tengo strette le mie illusioni, ci ho costruito castelli di cristallo, colmi di lussurie e deliziose torture, lì danzo con elfe dalla pelle di luna in boschi d’argento, e viaggio sdraiato in soffioni di cristallo sospesi nel vento. È lì che vivo, e non permetterò a nessuna realtà, nessun buon senso di svegliarmi. Io me la tengo stretta la mia follia.

Chiara Zanetti

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