Marco Ceccarini: Il Cavaliere Con La Divisa

Marco Ceccarini: Il Cavaliere Con La Divisa

Vi raccontiamo la storia del poliziotto che quindici anni fa decise di mettersi dalla parte delle donne e dei più deboli. Oggi, l'ispettore insegna gratuitamente alle donne come difendersi. Un modello replicabile che può fare la differenza fra la vita e la morte

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Secondo la World Healt Organisation, la violenza contro le donne rappresenta “un problema di salute di proporzioni globali enormi”.

Ogni forma di violenza subìta, sia fisica che psicologica, rappresenta ancora oggi un importante problema sanitario, oltre che una violazione dei diritti umani, le cui conseguenze portano a depressione, isolamento dell'individuo, incapacità di lavorare, e incapacità di pensare al proprio benessere e a quello dei figli.

Oggi conosciamo meglio chi aiuta le donne a uscire dai contesti di violenza e a difendersi da ogni molestia o vessazione che rischiano ogni giorno di subire.

Benvenuto su Unfolding Roma all'Ispettore della Polizia di Stato e direttore tecnico nazionale krav maga usacli Marco Ceccarini. Partiamo subito con qualche dato; anche quest’anno, i numeri non sono confortanti. Come sono cambiate le cose rispetto agli anni passati?

I dati sono in crescita, anche per il fatto che le donne denunciano di più. Questo è dovuto al fatto che oggi le donne sono più consapevoli del fatto che la denuncia è necessaria. Serve però capire se il numero di denunce corrisponde alle effettive aggressioni. In passato, le persone denunciavano meno perché c’era poca fiducia verso le forze di pubblica sicurezza e la donna non si sentiva tutelata. Con le nuove leggi e con il codice rosso in particolar modo, le donne si sentono più tutelate tendono a denunciare di più.

Quali elementi hanno fatto in modo che aumentasse da parte delle vittimi la fiducia nelle forze dell’ordine?

Negli ultimi anni ci sono state delle buone leggi, da quella sullo stalking fino all’ultima uscita sul codice rosso. Quindi, se prima una donna non era tutelata oppure lo era marginalmente, oggi non è più così; adesso gli strumenti per difendersi ci sono.

Uno di questi strumenti viene proprio da lei, che interviene in qualche modo prima che si verifichino questi eventi perché lei insegna alle donne a difendersi. Ci racconta come è nata questa idea?

Io insegno alle donne non soltanto a difendersi ma, attraverso questi insegnamenti, le donne trovano una via d'uscita e si sentono più forti a livello psicologico, riuscendo poi a trovare un modo per reagire. Importante è anche il contesto di prevenzione che si viene a creare perché, se una persona si sente più sicura, riesce anche a prevenire questo genere di situazioni.

In cosa consiste la sua formazione?

Pratico arti marziali da quando avevo otto anni; ho iniziato con karate, poi pugilato e yoseican budo; infine, è arrivato il krav maga. Io sono un maestro di krav maga 7° Dan, il grado più alto riconosciuto da Israele in Italia. È una disciplina di autodifesa nata in Israele che poi si è sviluppata a fine anni ‘90 in Europa.

Sappiamo che i suoi corsi sono a titolo gratuito. Come ha deciso di aiutare le donne?

L’idea di aiutare le donne è nata quindici anni fa. In quel periodo, lavoravo alla Digos insieme a un collega che perse sua figlia, Eleonora. Quel fatto mi colpì molto e così decisi di fare qualcosa nel nome di quella ragazza per aiutare tutte le donne che, in qualche modo, soffrono. Da lì, la decisione di aprire la palestra chiamandola “Dojo Eleonora” e avviare il primo corso di difesa personale per le donne.

Ci racconta la vittoria più bella del Dojo Eleonora?

Al di là di tutte le ragazze che sono riuscite a salvarsi dalle aggressioni, la cosa che mi ha fatto più piacere è vedere il cammino che fanno le donne che si avvicinano alla palestra. Il più delle volte arrivano disperate e, nel tempo, cambiano, diventano più consapevoli, sicure e felici. La partecipazione attiva alla vita della palestra poi le mette nelle condizioni di poter aiutare anche le altre e questo per me è un traguardo importante.

Un grande lavoro anche di aiuto psicologico e supporto morale quindi…

Assolutamente; infatti, la palestra è frequentata anche dai bambini nel contesto dei corsi antibullismo. Un’altra cosa che mi rende orgoglioso è vedere i genitori emozionarsi per il successo dei figli. C’è da dire che, purtroppo, in molte palestre il fattore predominante è l’agonismo quindi, quando un bambino è bravo viene portato avanti fino alle gare; ma se ha delle difficoltà viene messo in disparte e, a volte, anche deriso. Il mio scopo è quello di cercare di aiutare anche quella fascia di bambini che, a volte, i diversi contesti sociali non aiutano.

Per quale motivo ha scelto la disciplina del krav maga per le donne?

Perché permette di salvare la propria vita a mani nude colpendo quei punti del corpo dove si può atterrare l’aggressore più forte. Il krav maga non è un’arte marziale ma un insieme di tecniche di difesa personale dove non ci sono regole. Non essendo uno sport, quindi, una donna può colpire laddove uno sport riconosciuto vieta, come ad esempio ai testicoli o agli occhi. Si colpiscono i punti del corpo dove si può atterrare un aggressore più grosso e più forte rispetto a chi è aggredito. Il kava maga è adatto ad una donna anche perché non sfrutta l’uso della forza, ma utilizza delle leve e dei colpi di percussione nei punti di pressione del corpo.

Lei fa emergere la figura del cavaliere che verso le donne ha un’attenzione e una sensibilità particolare. A questo proposito, sappiamo che lei appartiene all’ordine dei cavalieri templari. Come mai questa scelta?

Sono quasi trentasette anni che faccio il poliziotto, quindi posso dire di aver visto tante persone in difficoltà. Un vero poliziotto aiuta la gente; fare il poliziotto è una missione dove capitano molte occasioni per aiutare il prossimo, il mio mestiere non è solo fatto di repressione come si può pensare, ma anche dell’aiutare i più deboli. Con la palestra, ho sempre supportato donne e bambini, quindi le fasce deboli della società. Queste attività si rifanno proprio a quel modello, quando i templari accoglievano i pellegrini in Terra Santa per proteggerli dai predoni.

Marco, le chiedo a questo punto un messaggio che possa fare la differenza per tutte le donne.

Devono combattere e mai stancarsi di farlo. Se una donna subisce qualsiasi tipo di violenza fisica o psicologica, non deve pensare che per forza deve cedere, ma deve lottare con tutte le sue forze e in tutti i modi, denunciando, e utilizzando anche altri sistemi perché uscire da questa spirale è possibile. Quando una donna trova qualcuno che la picchia, che la vessa e poi magari si scusa, non devono farsi incantare e, al primo segno di aggressività, denunciare senza fare le “crocerossine”, perché il problema di tante donne è proprio questo: voler aiutare a tutti i costi chi le maltratta pensando che, alcuni atteggiamenti derivanti da problematiche comportamentali, siano una malattia che spetta a loro curare.

Benedetta Zibordi 

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