Intervista A Tommaso Agnese Regista, Scrittore E Presidente Di Fabrique Du Cinema

Intervista A Tommaso Agnese Regista, Scrittore E Presidente Di Fabrique Du Cinema

Regista di cinema, tv e teatro, sceneggiatore e creative producer, oltre a Fabrique du Cinema

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Il 18 dicembre prossimo alla Sala Umberto di Roma ci sarà la nona edizione dei Fabrique Awars, che dal lontano 2013 sono nati per promuovere la cinematografia italiana indipendente all’interno di una cornice internazionale e la promozione del cinema giovane e innovativo.

Abbiamo incontrato il Presidente Tommaso Agnese, regista di cinema, tv e teatro, sceneggiatore e creative producer e abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui,  non solo su Fabrique…

Regista, scrittore,  Presidente Fabrique, un creativo a 360°, qual è il ruolo che senti più tuo e ti rappresenta al meglio?

Nasco regista e scrittore ed è questo il mio lavoro,  Fabrique è la mia passione collaterale,  è un progetto meraviglioso che, alla fine, è diventato anch’esso un lavoro.

In questo momento sto preparando un nuovo spettacolo teatrale per il 2024, la mia passione, ma a marzo 2024 esce anche il mio terzo romanzo, che dire l’arte è così, ha diverse strade sta a noi farci trasportare.

Sono convinto che il teatro sarà il futuro, perché uno spettacolo con la presenza del pubblico,  dal vivo è necessario, il vivere delle emozioni è necessario, e questo il palco lo regala,  bisogna solo saperle creare.

Il 18 dicembre al Sala Umberto di Roma ci saranno i Fabrique Awards, quant’è importante avere un occhio di bue sempre accesso sul cinema giovane ed indipendente in Italia?

Siamo gi unici che con costanza abbiamo un focus sul cinema giovane, da ben 11 anni raccontiamo “gli invisibili” o quelli che stanno per esplodere nel mondo cinematografico e televisivo. Presenteremo il numero 42 della rivista Fabrique e la copertina è dedicata a Seydou Sarr, 21 anni, senegalese,  il protagonista di “Io Capitano” di Matteo Garrone, a cui nessuno ha dedicato nulla, il nostro segnale è importante.

In Italia c’è un malcostume o diventi subito famoso o è difficile farsi conoscere, ormai sembra che la fama si conti soltanto con i numeri sui social, i like, i followers. In realtà la celebrità deve essere solo una conseguenza del proprio lavoro e non l’obiettivo.  Avere talento è importante, ma bisogna sempre affiancarci il duro lavoro e la fatica nel conseguire qualsiasi risultato artistico.

Fabrique è Awards, rivista, eventi, come è cambiato in questi 11 anni?

Più che cambiare si è evoluto, io sono entrato subito dopo, all’inizio io non c’ero, il fondatore è stato Davide Manca, che all’epoca aveva deciso di parlare di quelli come noi, under 35, l’evoluzione è stata quella di fare un progetto culturale più ampio, per raccontare l’arte giovane. Con il nuovo anno ci saranno tante novità , anche il Fabrique Club, con presentazioni un po' alla Woody Allen in Cafè Society,  rivolte a tutti gli artisti che hanno voglia di farsi conoscere.

C’è ancora secondo te una cultura del cinema in Italia o le varie piattaforme stanno ormai massificando e snaturando tutto?

Secondo me abbiamo raggiunto un limite, le piattaforme hanno avuto il picco più alto durante la pandemia, ora i prodotti stanno perdendo di qualità: ora un film su una piattaforma dura 2 giorni,  e questo a scapito della qualità e della distribuzione.

Apple invece sta facendo capolavori che escono prima sul grande schermo e poi sulle piattaforme, questa è la strada giusta. Oggi, le persone non vanno più al cinema, c’è bisogno di rinnovare l’invito ad andare in sala formulare un nuovo tipo di comunicazione e promozione, che diventa ormai sempre più centrale nella diffusione di un’opera. Basta guardare alla comunicazione dietro il successo del film della Cortellesi campione di incassi, si è inserito in un importante e fondamentale dibattito sociale in atto.

Il cinema funziona, vedi per esempio in Francia, è in Italia che stiamo vivendo un periodo di involuzione culturale, ormai comandano i social, reels, tik tok ed affini. Bisogna ricominciare con una rieducazione culturale, a vedere il bello, ad emozionarsi ancora.

Io mi sono laureato sul cinema tedesco,  con Wim Wenders ed il suo “Il cielo sopra Berlino”, bisogna conoscere la storia, se i ragazzi non leggono più e stanno sui social tutto il giorno la colpa è nostra che non riusciamo a dare il giusto peso alla cultura. Bisogna ritornare a film come “La Vita è bella”, bisogna sapersi immedesimare in quello che si vede, le emozioni che mi ha regalato questo film non hanno pari.

Che cos’è importante ed essenziale per un giovane attore oggi?

Secondo me,  in assoluto,  lo studio e poi deve comprendere che l’attore è un mestiere e, come tale, necessita prima di fatica, di sconfitta e poi di successo.

Quello che si pensa oggi è che si fa l’attore per diventare famosi, per avere followers, non è così. Non basta avere un bel viso. Ci vuole passione e coraggio.

Io apprezzo moltissimo gli attori di teatro che sono forza e tecnica, che si mettono in gioco con se stessi, ogni volta che salgono sul palco, che sudano sul palco finché non cala il sipario. L’impegno è necessario per fare il mestiere dell’attore.

Puoi diventare subito famoso, ma poi, dopo che la notorietà scema, devi fare i conti con il mestiere dell’attore, se non ce l’hai è finita.

Quando faccio i provini per i miei spettacoli teatrali, chiamo spesso attori giovani che fanno fiction o cinema, e mi accorgo che molti hanno paura del palco teatrale. Bisogna studiare, fare le scuole vere, dove ci sono anni e anni di storia della recitazione, con metodi e sistemi per imparare la tecnica, fare l’attore non è un aggettivo, fare l’attore è una responsabilità.

Come vedi il futuro del cinema italiano e se c’è?

Il futuro si costruisce, con quello che facciamo nel presente.

Noi come Fabrique ci muoviamo nella direzione di raccontare i ragazzi giovani e premiamo anche gli indipendenti e chi si mette in gioco per raccontare un cinema che abbia qualcosa da dire, che arrivi al cuore.

Ma bisogna crederci in parecchi. Bisogna cambiare il sistema, i nodi da risolvere essenziali sono la questione distributiva e i finanziamenti per i il cinema, quelli statali per la distribuzione nelle sale. Se non si cambiano questi passaggi, nessuno riuscirà a vedere in sala i film indipendenti. Si lavora anche sui diritti degli attori, ma il cinema, quello vero, quello d’autore, non è quello che si distribuisce sulle piattaforme…

Grazie a Tommaso Agnese, appuntamento per tutti il 18 dicembre alle ore 20.45 al Sala Umberto di Roma, per i Fabrique du Cinema Awards, nona edizione, serata presentata dall’attrice Francesca Valtorta e dal giornalista e speaker Riccardo Cotumaccio, con le musiche dal vivo del cantautore Galeffi e le coreografie di Michael Fuscaldo.

Photo credits:  Francesca Lucidi

Stefania Vaghi

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