UNA REGISTA LIBERA SENZA PREGIUDIZI

UNA REGISTA LIBERA SENZA PREGIUDIZI

Intervista a Giorgia Filanti al debutto dello spettacolo “Gleba” da lei diretto in programma il 18 gennaio alla Cappella Orsini di Roma

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La prima rassegna di teatro ed arti: "La scena capovolta", dedicata al politicamente scorretto ed alla libertà di espressione organizzata dalla Fondazione Lucifero, sotto la direzione artistica di Marco Medelin, torna a far parlare di se con uno spettacolo di grande rilievo sia per chi lo ha realizzato che per il tema proposto. Infatti, giovedì 18 gennaio, a Cappella Orsini, debutta "Gleba", il nuovo lavoro di Antonio Mocciola che si è ispirato al libro inchiesta "Uomini e caporali" di Alessandro Leongrande per trattare del “caporalato”, un fenomeno ancora attivo soprattutto in Puglia. Per l’occasione abbiamo intervistato Giorgia Filanti che, con la sua solita professionalità, ha curato la regia dello spettacolo concretizzando tutta la sua innata sensibilità soprattutto nei confronti dell’elemento umano.

Sembra che tu abbia particolarmente a cuore “Gleba” l’ultimo spettacolo di cui curi la regia. Questo è dovuto a un maggiore impegno o a quello che ti ispira la storia?                              

In tutte le mie regie metto la stessa dedizione, cura e passione. Però per questo lavoro ho profuso un particolare impegno soprattutto per la scelta del protagonista che doveva essere giovane e capace di trasmettere una immagine di purezza. Alla fine sono stata molto fortunata trovando un attore talentuoso come Silvio Pennini che, sono sicura, riuscirà a sostenere un ruolo così impegnativo entusiasmando tutti quelli che assisteranno allo spettacolo. E poi, naturalmente, stimo la storia molto bella e interessante ma, di certo, ogni testo scritto da Antonio Mocciola è sempre una garanzia. Vorrei ringraziare anche il resto della squadra che si è impegnata al massimo per fare un buon lavoro. Con me ci sono stati Silvio Pennini, Diego Pirillo per le luci, l’aiuto regia Margherita Dongu, Marco Lausi per la fotografia, Cristina Attanasio per il make up, Luca Faustinella  come assistente organizzativo.                 

A proposito di Antonio Mocciola, sembra che con l’autore hai creato un vero simposio artistico. Quali sono le affinità che ti portano a dirigere i suoi testi con tanta naturalezza?                                  

Credo di essere riuscita a comprendere il suo mondo considerato che Antonio utilizza per i suoi dialoghi argomenti di denuncia, senza alcun pregiudizio, parole che, come si dice, riconducono a “carne e ossa”. Infondo, anche io sono così amando fare regie di teatro fisico utilizzando la musica (che scelgo e faccio montare) e creando atmosfere oniriche e nello stesso tempo molto attinenti alla temperatura dell’argomento trattato. “Come si può fare in modo che gli esseri umani non facciamo male? Lascia che volino”.

“Gleba”, come altri spettacoli che hai diretto, affronta temi molto forti. Come pensi che questa forma di teatro possa destare gli animi?     

L’importante è provare ad innestare con il mio lavoro anche solo il seme del dubbio e il pensiero che l’esistenza di un altro essere umano ha esattamente la stessa importanza e valenza di un altro.  Per me non sono mai esistite differenze per sesso, religione e razza.

Partecipi con questo spettacolo alla rassegna fondata sul politicamente scorretto. Credi che la tua arte in generale possa rientrare in questo concetto?                                       

Poiché mi considero una donna senza pregiudizi (ci provo), apolitica e atea assolutamente, sì. Siamo in un “ricorso storico” dove non dobbiamo, ahimè, dare nulla per  scontato             

Come è stato lavorare in un tempio dell’arte come Cappella Orsini?

Di certo è un luogo dalle grandi suggestioni dove il senso artistico di tutte le cose predomina in ogni angolo della struttura. Non vediamo l’ora di debuttare il 18 gennaio anche per la bella accoglienza che abbiamo già ricevuto. E poi, sono veramente felice di partecipare alla rassegna creata dalla fondazione Lucifero e Marco Medelin, reputandola di grande interesse soprattutto per i suoi valori che ispirano tanta libertà e condivisione.

Come nasce Giorgia Filanti regista?

In realtà nasco come attrice e ho recitato fino a pochi anni fa  con la compagnia di Giancarlo Sepe per lo spettacolo “The Dubliners”, presente al festival dei Due Mondi di Spoleto. Comunque, la regia è sempre stata presente nelle mie corde sia quando recitavo che quando mi sono occupata di aiuto regia e organizzazione per 10 anni presso il teatro Salauno ,oggi teatro Basilica.

Hai dichiarato che per poter creare bisogna prima di tutto imparare. Quanto è stato importante per te fare la gavetta?       

Reputo che il teatro sia un mestiere da artigiani dove non si finisce mai di imparare. Per un artista, qualunque sia il ruolo che riveste, smettere di crescere significa creare una stasi molto simile alla morte. L'arte di nutre di tanta gavetta in cui diventa  indispensabile mostrare molta creatività e curiosità.

Cosa significa per te fare teatro con libertà?        

Proprio quello che andremo a fare a Cappella Orsini rappresentando “Gleba”. Infondo, in tutti i miei spettacoli, ma particolarmente con questo, abbiamo potuto esprimere  la nostra visione artistica senza nessun limite e imposizione. Ci siamo scordati come si creava musica, pittura, teatro, cinema fine anni ’60 e ’70? Ecco, dovremo sempre avere come riferimento anche pensare come si faceva arte in quegli anni.

C’è uno spettacolo che hai diretto a cui sei più affezionata e che speri di riproporre a breve?     

Li amo tutti perché per ad ognuno mi sono dedicata con estrema cura cercando di dare risalto ai particolari sia del testo trattato che dei personaggi che venivano raccontati. Alla fine, posso considerare i miei lavori teatrali quasi come dei figli considerato che ci metto sempre tutta me stessa. Però devo dire che mi è rimasto particolarmente nel cuore “L’Ombra Accanto”, un testo sempre dell’ amato Mocciola, che spero di rappresentare presto di nuovo per dare ancora  impulsi a qualcosa che già stimo come veramente grande.

Nel futuro di Giorgia Filanti c’è solo la regia o puoi riservarci ulteriori sorprese in campo teatrale?        

Il mio campo è anche cinematografico, che deve assolutamente riprendere al più presto. Anche per i film, le mie regie si caratterizzano per l’utilizzo particolare di luci e musiche oltre alla continua contaminazione che amo fare fra tutte le arti fra cui, in special modo, la pittura. Il teatro rimane, comunque, il mio grande amore.

    Rosario Schibeci

(Foto di Marco Lausi) 

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