Giordana Faggiano: Un Amore Profondo Per La Recitazione

Giordana Faggiano: Un Amore Profondo Per La Recitazione

La giovane attrice, estremamente determinata e carismatica, impegnata in questo momento in tournée teatrale in giro per l’Italia con lo spettacolo “La ragazza sul divano”

stampa articolo Scarica pdf

Abbiamo incontrato Giordana Faggiano, giovane attrice, estremamente determinata e carismatica, impegnata in questo momento in tournée teatrale in giro per l’Italia con lo spettacolo “La ragazza sul divano”, con la regia di Valerio Binasco, che si divide tra palco e set nazionali ed internazionali.

Ho voluto farle qualche domanda per conoscerla meglio e per meglio apprezzare il suo lavoro, il suo grande amore.

Giordana Faggiano, classe 1995, com'è nata la sua passione per la recitazione e come ha scelto la Scuola di Recitazione del Teatro Nazionale di Genova? 

Sono nata a Bari. Io e la mia famiglia ci siamo sempre spostati molto per via del lavoro di mio padre. Livorno, La Spezia ed infine Genova. Li a Genova, proprio dietro casa nostra, c’era una famosa scuola di recitazione per bambini: La Quinta Praticabile. Ho iniziato lì, a 8 anni e non mi sono più fermata.

Dopo il liceo ho fatto subito i provini per le accademie, anche se quella alla quale puntavo era proprio quella di Genova: da quella scuola erano usciti i miei attori preferiti. È una scuola che ti prepara soprattutto alla relazione in scena partendo da una grandissima base tecnica, fino alla gestione degli stati emotivi. A quei tempi quando la feci io, insegnavano ancora AnnaLaura Messeri e Massimo Mesciulam, ed era davvero la migliore scuola in Italia.

Una carriera iniziata giovanissima tra cinema, teatro e TV, quale sono le peculiarità e le differenze delle varie esperienze attoriali e quale predilige?

Diciamo che il mio lavoro ha sempre messo al centro di tutto la recitazione.

Che sia cinema o tv o teatro, io recito. In cinema come lo farei a teatro, e viceversa.

Non sono di quella scuola che crede che il modo di recitare cambi se sei davanti alla macchina da presa o se sei davanti ad un pubblico di seicento persone.

Cambia semplicemente il modo di stare in scena, quello si, e non tutti riescono a fare questo switch, ma l’unica cosa davvero diversa, è che in teatro, se sbagli “sbagli”, con la macchina da presa, se sbagli “rifai”.

Pertanto ciò che prediligo come esperienze attoriali, sono semplicemente quelle in cui il lavoro gestito dai registi ha sempre creato armonia e sintonia tra tutti. Lavorare male è terribile, sia in cinema che in teatro. Mi è capitato forse una sola volta o due di lavorare veramente male.

In questo momento è impegnata in tournée teatrale con lo spettacolo "La ragazza sul divano" con la regia e l'interpretazione di Valerio Binasco, ci parla del suo personaggio, figura cardine dello spettacolo teatrale?

“La ragazza sul divano” di Jon Fosse, è uno spettacolo particolare, ma perché il testo lo è. La drammaturgia di Fosse è qualcosa alla quale in Italia siamo abituati poco. Tanti silenzi, infiniti “non detti”. I personaggi di Fosse hanno la grande forza di parlarci, perché sono “normali”. Non sono i grandi personaggi della storia come Amleto o Romeo e Giulietta.

Sono esseri umani. Semplici. Drammaticamente semplici. Ed è proprio nella loro semplicità che Fosse ci vuole raccontare la disperazione e lo strazio di una famiglia normale. Un po’ come se qualcuno stesse guardando da uno spioncino ciò che accade in una casa normale, in un giorno come tutti gli altri, che però non lo è per chi lo sta vivendo.

Il mio personaggio è una ragazza che non riesce ad uscire di casa. Sta lì. Parla molto poco, anche se dentro vorrebbe urlare, avvolta dalle immagini che appartengo ad un passato sbiadito, in attesa che suo padre, marinaio sempre in viaggio per mare, ritorni a casa.

Ha recitato in Doc al fianco di Luca Argentero e in Noi con Lino Guanciale, due serie campioni d'incassi che entrano nelle case di milioni di italiani, che effetto fa?

Ho recitato in Doc, è vero, ma un ruolo molto piccolo, protagonista di puntata.

Luca Argentero è una persona buona, molto rispettosa anche di quegli attori che girano solo una settimana, non è da tutti.

Non essendo un ruolo fisso, ricordo solo molta velocità, tanta prontezza da parte di tutto il set e non troppi take. Quando poi l’ho rivisto le scene funzionavano davvero benissimo e tutto era a fuoco.

Ho avuto invece un’esperienza diversa per quanto riguarda Noi. “Noi” è un pezzo di cuore. Luca Ribuoli il regista, prima di definire il cast ha fatto mesi di provini. E quando alla fine mi ha scelta, ero felicissima. È un cast di eccellenza, fatto di attori che sanno stare in scena, che vibrano. Ogni domenica ci riunivamo per guardare le puntate tutti insieme.

È stato un onore prendere parte ad un progetto così tanto curato e amato.

È una delle interpreti di Citadel, la serie internazionale, a fianco della sua coetanea Matilda De Angelis, come si è trovata, che tipo di esperienza è stata?

Citadel è un prodotto di grande qualità.

Anche qui, il cast che ha scelto Arnaldo Catinari, il nostro regista, è meraviglioso.

È stata una delle esperienze più belle che abbia fatto. Io e Matilda nella serie siamo sorelle. Sin dalle prove a tavolino, mi sono sentita subito in sintonia con lei. Da subito le ho voluto bene. E quando abbiamo girato è stato bellissimo.

Girare con le indicazioni di Arnaldo è stato stimolante, ci ha dato molta libertà nell’approfondire il rapporto di queste due sorelle, e anche Gina, la nostra produttrice Cattleya, si è fidata ciecamente della nostra ricerca.

Ad oggi, posso dire che di questa serie mi porto a casa un periodo meraviglioso, un ruolo difficile ma inedito per me, e, soprattutto, una delle mie più care amiche, Matilda. Benché abbiamo la stessa età, tra noi si è instaurata una sintonia che “tifa per l’altra”. Sono molto felice di questo. Di solito si dice che tra attrici ci sia competizione, invidia, etc. Può essere vero. Con lei non è stato possibile. Sono molto felice e grata di averla nella mia vita.

Se non avesse fatto l'attrice cosa le sarebbe piaciuto fare e perché?

Dico sempre che non saprei cosa fare se non avessi fatto l’attrice.

Ma perché sostanzialmente non credo di saper fare nient’altro.

Se mi sforzo posso pensare a cosa mi piace: mi piace organizzare viaggi, amo fare ricerche su dove andare a mangiare, prendere le migliori offerte di alberghi, treni, etc!

Forse si, lavorerei in una agenzia di viaggi, ma temo che, se dovesse diventare un lavoro, forse non mi piacerebbe più così tanto. L’unico amore che è diventato lavoro è questo. E per adesso non mi sono stufata, benché, non lo nego, ho un rapporto molto conflittuale col mio essere attrice.

Prossimi impegni che si possono spoilerare e un sogno nel cassetto?

Beh , intanto Citadel l’autunno prossimo, già questo mi sembra un bello spoiler!

Ho ancora delle cose in ballo per quanto riguarda il cinema, non dico niente per scaramanzia…

Per quanto riguarda il teatro, invece, aprirò la stagione del Teatro Stabile di Torino con un testo meraviglio di un autore contemporaneo, Bovell, con la regia di Valerio Binasco.

In scena con me ci saranno Giuliana De Sio, Valerio Binasco ed altri tre ragazzi che ancora devo essere scelti.

E sempre in teatro, riprenderemo la tournée di “Sei personaggi in cerca d’autore”, spettacolo grazie al quale ho vinto il premio Le Maschere del Teatro Italiano come migliore attrice giovane nel ruolo della Figliastra. Saremo in scena sia al Piccolo Teatro di Milano che al Teatro Argentina di Roma.

Di sogni nel cassetto ne ho tanti, troppi, ma per il momento li lascio li, chiusi, e custoditi dal mio profondo amore per questo lavoro… vediamo che succede…!!

Photo Credits:  Virginia Mingolla

Stefania Vaghi 

© Riproduzione riservata