Ho incontrato l’attore Claudio Vasile, da ultimo nelle sale con “Ammazzare Stanca”, in uno dei suoi momenti liberi dai vari set, che lo hanno visto protagonista anche in Petra 3 su Sky e su Netflix con Il Mostro.
C’è un filo solido che lega il mare, la fatica e il lavoro fatto bene, senza scorciatoie. Claudio Vasile arriva da Porto Empedocle, da una terra che insegna presto il valore del sacrificio e del rispetto per ciò che si costruisce giorno dopo giorno. Un percorso artistico cresciuto nel teatro, passato dai classici, rafforzato dallo studio e dalla disciplina, e oggi riconosciuto anche dal grande pubblico tra cinema, televisione e produzioni internazionali. In questa intervista si racconta senza pose, con la concretezza di chi sa che il talento da solo non basta e che ogni traguardo va guadagnato.
Claudio, vieni da Porto Empedocle, una terra di mare, tradizione e fatica. Quanto hanno inciso le tue origini e la tua famiglia nel modo in cui vivi oggi il lavoro e la recitazione?
Provengo da una famiglia di grandi lavoratori che conoscono il sacrificio laddove nessuno ti regala niente. Ecco questo spirito lo porto sul mio lavoro, soprattutto nei momenti difficili. Bisogna lottare per raggiungere qualcosa!
Da bambino sognavi di fare il portiere, poi all’ultimo anno di liceo è arrivato il teatro e ti ha cambiato la strada. Cosa ti ha fatto capire che quella era la tua direzione?
Il fatto di poter lavorare con le mie emozioni, la possibilità di crescere come individuo attraverso l‘arte e di mettermi in discussione, sempre.
Il tuo debutto è con Pirandello, un autore che richiede profondità e misura. Quanto quell’esperienza ha segnato il tuo modo di stare in scena?
Erano i primi anni, uno dei primi spettacoli .Un monologo di un’ ora e mezza in scena da solo. mi ha dato una grande spinta nel credere in me stesso e avere fiducia. Grazie al regista salvo mangione che credette in me nonostante io fossi scettico quando me lo propose. Ebbe un grande successo!
Hai studiato recitazione tra teatro, canto e danza, continuando poi a formarti con coach importanti. Oggi, cosa ti porti dietro di quegli anni di studio, e cosa pensi che ai giovani attori manchi rispetto a un approccio più tradizionale?
Penso che ci sia poca curiosità in alcuni, si pensa ad avere tutto e subito dopo avere fatto un breve workshop. Poi ci sono grandi talenti naturalmente che stanno evolvendo il cinema ed il teatro italiano.
Hai già lavorato in progetti importanti tra cinema, TV e produzioni internazionali. C’è un ruolo o un set che ti ha messo alla prova più degli altri?
Si, “Il Mostro”. Tutto è stato fatto con la massima cura ad ogni dettaglio. Ci stava una grande “macchina cinematografica” dietro a questo progetto. I risultati sono arrivati infatti!
Ora ti abbiamo visto su Sky con Petra 3, su Netflix con Il Mostro al cinema con Ammazzare Stanca. Sono traguardi importanti: come li stai vivendo e cosa speri che arrivi al pubblico attraverso questi lavori?
Spero arrivi l’ amore che provo per questo lavoro. Li vivo con soddisfazione e umiltà, mi fa piacere quando la gente si avvicina e si complimenta per il percorso che sto facendo. Spero di mantenere le aspettative per i prossimi ruoli!
Stefania Vaghi
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