Manuela Boccanera: Forza, Curiosità E Versatilità Nella Scena Artistica Contemporanea

Manuela Boccanera: Forza, Curiosità E Versatilità Nella Scena Artistica Contemporanea

Manuela Boccanera è un’attrice, sceneggiatrice e speaker italiana attiva nel teatro, cinema, televisione, doppiaggio e radio.

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Manuela Boccanera è un’attrice, sceneggiatrice e speaker italiana attiva nel teatro, cinema, televisione, doppiaggio e radio. Nata a Roma, ha saputo costruire un percorso artistico eclettico, caratterizzato da ruoli interpretativi intensi, progetti di scrittura e numerose collaborazioni con registi affermati sia in ambito mainstream che indipendente.

In che modo la tua formazione e le tue prime esperienze artistiche hanno contribuito a definire il tuo percorso come artista poliedrica?

Io dico sempre di aver avuto un percorso un po’ “sui generis”, nel senso che ho intrapreso la mia carriera artistica piuttosto tardi rispetto a quella che è l’età in cui solitamente ci si forma e si muovono i primi passi. Questo non perché non avessi chiare dentro di me le mie passioni: fin da bambina desideravo fare l’attrice, ma non ci ho creduto a sufficienza. Quel mondo mi sembrava lontanissimo, irraggiungibile, quasi ridicolo anche solo da immaginare. Nella mia famiglia o tra amici e conoscenti non c’era nessuno che avesse intrapreso un percorso artistico, in qualunque ambito. Insomma, mancavano totalmente modelli che rendessero quel sogno più accessibile.

Tornando alla tua domanda, l’essere (o tentare di essere) un’artista poliedrica nasce in parte dallo “spirito di sopravvivenza”: cimentarmi in diversi ambiti – teatro, doppiaggio, radio o cinema – mi ha permesso di avere più sbocchi lavorativi. Allo stesso tempo nasce senz’altro dal mio carattere curioso, intraprendente e sempre alla ricerca di stimoli nuovi. Se sento di stare ferma o in una fase stagnante mi sento morire. 

Che ruolo ha avuto il teatro nella tua crescita professionale e quanto hanno inciso le collaborazioni con registi teatrali di rilievo?

Io nasco come attrice teatrale. Ho lavorato, tra gli altri, con Claudio Boccaccini, Giuliano Vasilicò e Gian Franco Mazzoni. Il teatro per me è stato fondamentale: è stato ossigeno, vita, la prima forma artistica che mi ha consentito di esprimermi per quella che sono davvero. Non è un caso che, qualche mese prima di iniziare a fare teatro, mi fosse stato diagnosticato un polipo alle corde vocali. Avrei dovuto operarmi, ma poi il polipo è regredito improvvisamente proprio quando ho iniziato a fare teatro.

Il teatro è stato anche un primo banco di prova: io sentivo dentro di me che quella era la mia strada, di avere le attitudini e le capacità, ma poi bisognava dimostrarlo, prima di tutto a me stessa. 

Come si è sviluppato il tuo lavoro tra televisione e cinema? Quali esperienze ritieni più significative?

Sul piccolo e grande schermo ho avuto esperienze con registi di rilievo come Andrea Costantini (“Gente di mare 2”), Luigi Perelli (“Un caso di coscienza 3”), Pupi Avati (“Un matrimonio”) e Luigi Magni (“La carbonara”), anche se in ruoli marginali. Queste esperienze hanno comunque arricchito il mio bagaglio artistico. Parallelamente, ho lavorato come coprotagonista in lungometraggi indipendenti, tra cui diversi progetti con il regista Vincenzo Totaro. 

Che importanza hanno avuto per te i progetti cinematografici indipendenti nel consolidamento della tua identità artistica?

Direi che hanno avuto un’importanza fondamentale. Il cinema indipendente, quello di qualità intendo, è una risorsa preziosa e spesso sottovalutata. Per diversi anni ho collaborato come giurata all’interno del Siponthum Arthouse International Film Festival, un festival di cinema d’autore indipendente con sede a Manfredonia, punto di riferimento per autori coraggiosi che perseguono strade non convenzionali. In quegli anni ho visionato opere provenienti da tutto il mondo, realizzate con budget ridotti ma di grande valore artistico. 

In quali opere hai ricoperto il ruolo di coprotagonista e come hanno influito premi e nomination sul tuo percorso artistico?

Ricordo con particolare piacere i lungometraggi di Vincenzo Totaro, come La casa del padre e Isolitudine pandemica: nel primo interpretavo una donna misteriosa, mentre nel secondo avevo il ruolo brillante di Lucia, protagonista alle prese con l’improvvisa sparizione del regista. Entrambi i film hanno ottenuto premi e nomination, e in particolare Isolitudine Pandemica mi ha regalato due riconoscimenti come miglior attrice protagonista, che mi hanno dato grande soddisfazione e incoraggiamento. 

In che modo il tuo lavoro di sceneggiatrice dialoga con quello di attrice?

Sono attività estremamente interconnesse. Quando scrivi una sceneggiatura devi comprendere profondamente la psicologia dei personaggi: chiederti “Se io fossi questo personaggio, come mi comporterei?” è essenziale per creare una verità emozionale. Scrivere ti aiuta a migliorarti come attrice, e l’esperienza come attrice arricchisce la scrittura. 

Quali tipologie di opere hai scritto e che valore attribuisci ai riconoscimenti ottenuti nel tempo?

Ho scritto opere di genere molto diverso: dal drammatico/thriller psicologico ambientato a Napoli (con una miniserie TV collegata), a un drammatico/storico tra Palermo e Roma ispirato a una storia vera, fino a numerosi altri progetti low-budget e cortometraggi. Molti di questi hanno ottenuto premi e riconoscimenti, che mi hanno gratificato profondamente e mi fanno sperare che presto verranno realizzati. 

Che tipo di contributo hai portato a format televisivi come “Dante in Puglia”?

“Dante in Puglia” è stato un progetto originale e stimolante: un format televisivo ideato da Danilo Audiello per celebrare Dante Alighieri e la Puglia, con interviste a personaggi legati alla cultura, alla scienza e all’arte, in chiave dantesca. Sono entrata a far parte del progetto come creativa, insieme a nomi prestigiosi come Gabriella Cristiani e Gianni Quaranta. 

In che modo le esperienze nel doppiaggio e in radio hanno arricchito il tuo linguaggio espressivo?

La radio e il doppiaggio hanno affinato il mio lavoro sulla voce, insegnandomi che una bella voce non basta: bisogna modulare, esplorare sfumature interpretative, ascoltare con attenzione. È un esercizio sottile ma fondamentale. 

Quali sono le caratteristiche principali del progetto cinematografico a cui stai lavorando attualmente?

Attualmente sto lavorando a un cortometraggio da me scritto, intitolato L’ultimo saluto, diretto da Luciano Luminelli. Il film, ispirato a una storia vera e ambientato in Grecia durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato presentato in conferenza stampa alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e vede nel cast attori come Sebastiano Somma, Jonis Bascir e Nando Irene. 

Stefania Vaghi 

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