Massimo Nicolini: Nel Lavoro Attoriale Così Come Nella Vita L’Empatia è Tutto

Massimo Nicolini: Nel Lavoro Attoriale Così Come Nella Vita L’Empatia è Tutto

Massimo Nicolini, è uno degli interpreti principali in “Le libere donne” in onda su Rai 1 dal 10 marzo.

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Massimo Nicolini è un attore italiano di teatro e cinema, nato a Rimini nel 1981, diplomatosi alla scuola Galante Garrone di Bologna nel 2005. Vincitore del Premio Hystrio nel 2006, ha lavorato molto in teatro, distinguendosi in classici greci, e ha partecipato a serie TV come Nudes, Petra e Un passo dal cielo. Vincitore del Premio Hystrio nel 2006, ha lavorato molto in teatro, distinguendosi in classici greci, e ha partecipato a serie TV come Nudes, Petra e Un passo dal cielo. Dopo il diploma nel 2005, ha partecipato al master internazionale École des maîtres nel 2006 e ha vinto il Premio Siracusa Stampa Teatro nel 2010. La sua carriera è consolidata sia in teatro che in produzioni televisive e cinematografiche.

Da ultimo è uno degli interpreti principali di “Le libere donne” su Rai 1 dal 10 marzo, serie in 6 puntate, dove interpreta il Dottor Gianmassimo Parisi.

Ho voluto incontrarlo per fargli alcune domande: 

Come abbiamo potuto vedere in  Le libere donne interpreta un personaggio "scomodo", Gianmassimo Parisi, vice direttore di un ospedale femminile, o meglio di un manicomio, prima dell'entrata in vigore della Legge Basaglia, del 1978. Come si è preparato per il suo personaggio? Ci sono dei punti di incontro tra il suo carattere e il personaggio che interpreta? 

Vengo da una scuola teatrale e mi è stato insegnato che dentro il testo, che sia sceneggiatura o testo teatrale sono contenuti tutti gli elementi dal quale desumere il personaggio. Spesso poi sono gli altri personaggi che aiutano a darne una visione più chiara. Tendo a procedere per immagini ed una volta che riesco a definire i contorni poi cerco anche all’esterno stimoli e suggestioni che aiutino il processo. Non c’è una regola fissa in ogni caso. Si tratta di un processo empirico che può variare di volta in volta. Il dottor Parisi si trova abbastanza agli antipodi rispetto al mio modo di essere ed interpretarlo cercando di non farne una “macchietta” è stata una sfida molto interessante dal punto di vista sia umano che attoriale. 

Il suo personaggio entra in netta contrapposizione e conflitto con il personaggio interpretato da Lino Guanciale, il dottor Mario Tobino, com'è stato lavorare con lui? 

Lino Guanciale è un attore che stimo molto, oltre ad essere un grande professionista. Durante le riprese l’ho studiato molto perché ero interessato al suo modo di gestire un personaggio così ampio e poliedrico come ‘Mario Tobino. Ho trovato un collega ed un amico.

Predilige principalmente interpretare ruoli da "buono" o da "scomodo" e perchè?

Non credo che esistano ruoli buoni e ruoli cattivi, per fare questo mestiere occorre una sospensione del giudizio. Ogni ruolo così come ogni persona presenta a ben guardare al suo interno tutte le sfaccettature dell’animo umano. Il gioco attoriale sta nel mettersi al servizio dello scopo drammaturgico. Sono fortunato nel mio lavoro perché ho la possibilità ricoprendo ruoli diversi di giocare sia con la parte in luce che quella più in ombra.

La serie tv è tratta da una storia vera, la conosceva? Si parla di manicomi e di condizioni delle donne internate, anche ingiustamente nel 1945, che cosa ne pensa?

Ammetto che non conoscevo il romanzo dal quale è tratta la serie( Le libere donne di Magliano) ma una volta entrato in questo mondo ne sono rimasto molto colpito. Parliamo di donne che al tempo venivano internate solo per aver espresso dissenso nei confronti del marito, magari senza una reale patologia. Sono i prodromi di quel maschilismo tossico figlio del patriarcato che riverbera e deflagra nel femminicidio di ieri e di oggi.

Quanto è importante dell'empatia nel suo lavoro?

Nel lavoro attoriale così come nella vita l’Empatia è tutto. Le guerre, quelle interiori è quelle reali, nascono anche dall’incapacità dell’essere umano di mettersi nei panni dell’altro. Il lavoro dell’attore insegna ad affinare questa peculiarità dell’animo.

Poliedrico interprete teatrale, ma anche del piccolo e grande schermo, dove si trova più a suo agio? Che cosa le regalo il teatro che non le dà il cinema e la televisione e viceversa?

La mia ambizione è quella di potermi destreggiare con abilità in tutti e tre gli ambiti. Sto lavorando ad una maturità espressiva che mi permetta una continuità. Il Teatro mi ha dato le basi, la televisione/cinema mi sta aiutando a crescere attorialmente.

Come ha scelto di diventare attore e perché?

Il primo incontro con il mestiere è arrivato un po’ per caso. La scelta vera e propria è arrivata in un secondo momento. Devo dire però che dopo un po’ di anni che faccio questo mestiere comincio a pensare che avvenga quasi quotidianamente. Questo mestiere ti mette costantemente in una condizione di disequilibrio. 

Se potesse tornare indietro nella sua cospicua carriera attoriale c'è qualcosa che non farebbe o che affronterebbe in maniera differente?

Sono grato a tutto quello che mi è capitato di fare. Non c’è nulla che non rifarei e sono molto fortunato a poterlo dire. Forse cercherei di essere un po’ meno severo nei miei confronti, anche se ancora penso che la bellezza di questo mestiere sia quello di essere un gioco estremamente serio. 

Il suo grande sogno nel cassetto?

Vivere una vita piena. Poi si, crescere sempre di più come attore e divertirmi nel farlo.

Prossimi progetti se si possono spoilerare...

dovrebbe uscire a breve una commedia per Rai 1 per Pepito Produzioni per la collana purché finisca bene che si chiama L’ora di Arianna. 

Da Maggio sarò a Siracusa al Teatro Greco per i Persiani di Eschilo con la regia della Fura dels Baus.

Aspettiamo di vedere all’opera il dottor Parisi nelle prossimi puntate di “Le libere donne” su Rai 1 martedì 17 marzo 2026.

Stefania Vaghi

 

 

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