Mattia Modoni, bar manager in luxury hotel nel mondo, ma anche scrittore e appassionato di fotografia, infaticabile globetrotter in giro per il mondo. Ora a Marbella in Spagna. Raccontaci qualcosa di te.
Com'è nata la passione per la mixology e che cosa rappresenta per te?
La mia passione per la mixology è nata quasi per caso, ma è cresciuta molto in fretta fino a diventare una vera filosofia di vita. Ho capito che dietro un cocktail non ci sono solo tecnica e ingredienti, ma creatività, cultura, ospitalità e la capacità di regalare un’emozione a una persona in pochi minuti.
Per me la mixology rappresenta l’equilibrio perfetto tra arte e disciplina. Ogni cocktail racconta una storia e ogni servizio è un’opportunità per creare un ricordo. È questo che mi affascina: non preparare semplicemente un drink, ma far vivere un’esperienza.
Hai fatto corsi, tante esperienze formative e hai lavorato molto all’estero. In una professione come la tua quanto vale il sapere e quanto il fare?
Credo che il sapere e il fare abbiano lo stesso valore. Uno senza l’altro non basta.
La formazione è stata fondamentale nel mio percorso con la Mixology Accademy. Ho avuto poi la fortuna di frequentare realtà di altissimo livello come Campari Academy e, anche con Red Bull, fare delle competizioni nazionali, dove ho approfondito non solo le tecniche di miscelazione, ma anche la storia dei distillati, la cultura dell’ospitalità e l’importanza dello studio continuo. Sono esperienze che ti aprono la mente e ti fanno capire che questo mestiere non smette mai di insegnarti qualcosa.
Ma la vera crescita arriva quando trasformi quella conoscenza in esperienza. Lavorare in hotel e locali internazionali, confrontarsi ogni giorno con ospiti provenienti da tutto il mondo e gestire team multiculturali ti insegna cose che nessun libro può trasmettere.
Per questo credo che un grande professionista debba studiare sempre, ma anche mettersi continuamente in gioco. La formazione ti dà gli strumenti; è il lavoro quotidiano che ti insegna a usarli nel modo giusto. È proprio dall’unione tra studio ed esperienza che nasce l’eccellenza.
La cosa più romantica del mestiere del bartender, per me, è che ogni sera hai la possibilità di entrare, anche solo per qualche minuto, nella vita di una persona. Un cocktail può accompagnare una dichiarazione d’amore, una proposta di matrimonio, la firma di un contratto importante o semplicemente regalare un sorriso a chi ha avuto una giornata difficile.
Il bartender non serve solo un drink: ascolta, osserva, interpreta e accoglie. È un professionista che, dietro al bancone, crea connessioni umane. È questo il lato più bello della mixology: riuscire a trasformare tecnica, eleganza e ospitalità in un’emozione autentica.
Credo che un grande cocktail non si ricordi solo per il suo sapore, ma per come ha fatto sentire chi lo ha bevuto. Se un ospite torna a casa con un ricordo speciale, allora hai fatto molto più che preparare un drink: hai creato un momento che resterà nel tempo. Ed è questo, per me, il vero romanticismo del nostro mestiere.
Il tuo cocktail preferito e perché?
Se dovessi sceglierne uno, direi il Dry Martini. È il cocktail che più di ogni altro rappresenta l’essenza del nostro mestiere. Apparentemente semplice, ma in realtà spietato: non puoi nascondere nessun errore. Temperatura, diluizione, tecnica, equilibrio e qualità degli ingredienti devono essere perfetti. Per me il Dry Martini è eleganza, disciplina e rispetto della tradizione. È il cocktail che insegna più di tutti che la perfezione nasce dai dettagli.
Cosa deve avere un ottimo bar manager? Quali sono le sue caratteristiche essenziali?
Un Bar Manager non deve essere solo un bravo bartender. Deve essere soprattutto un leader.
Deve saper ispirare il proprio team, creare un ambiente dove le persone abbiano voglia di crescere e dare il massimo. Deve conoscere i numeri tanto quanto i cocktail: controllo dei costi, gestione dello stock, organizzazione, formazione e attenzione al cliente.
Ma la qualità più importante è l’esempio. Le persone non seguono chi dà ordini, seguono chi lavora al loro fianco, soprattutto nei momenti più difficili. Credo molto nella leadership di servizio: un Bar Manager deve essere il primo ad arrivare quando c’è un problema e l’ultimo ad attribuirsi un merito quando le cose vanno bene.
Hai lavorato tanto all’estero e meno in Italia. Come mai?
Lavorare all’estero mi ha permesso di confrontarmi con realtà internazionali dove meritocrazia, formazione continua e crescita professionale sono spesso al centro della cultura aziendale.
Ogni Paese mi ha insegnato qualcosa di diverso: tecniche, organizzazione, visione del servizio e capacità di adattarmi a persone provenienti da culture differenti. Tutto questo ha contribuito a costruire il professionista che sono oggi.
L’Italia resta una delle più grandi scuole di ospitalità al mondo e ne sono profondamente orgoglioso. Il mio obiettivo è portare sempre con me l’eleganza e la cultura dell’accoglienza italiana, arricchite dall’esperienza internazionale maturata negli anni.
Ci dici qualcosa della tua attuale esperienza qui a Marbella?
Oggi ho la fortuna di far parte di KENA by AKIRO, all’interno dell’Hotel El Fuerte Marbella, una realtà che rappresenta perfettamente il tipo di ospitalità in cui credo. È un progetto giovane, ambizioso e con una forte identità, dove ogni dettaglio viene curato per offrire agli ospiti un’esperienza che va oltre il semplice servizio.
Lavorare a Marbella significa confrontarsi ogni giorno con una clientela internazionale molto esigente. Questo ti obbliga a migliorarti continuamente, a studiare, a innovare e a mantenere standard elevati senza perdere il calore dell’accoglienza.
In KENA ho trovato un ambiente dove posso esprimere la mia idea di leadership: costruire una squadra unita, formare le persone, valorizzare il talento di ciascuno e creare una cultura del lavoro basata sul rispetto e sull’eccellenza. Credo che i grandi cocktail siano importanti, ma sono le persone a fare davvero la differenza.
È per questo che il mio obiettivo è continuare a crescere insieme a KENA by AKIRO. Voglio contribuire allo sviluppo del progetto, consolidarne l’identità e fare in modo che diventi un punto di riferimento per la mixology e l’ospitalità di alto livello sulla Costa del Sol. Quando trovi un progetto in cui condividi valori, visione e ambizione, la cosa più bella è crescere insieme, giorno dopo giorno.
Prossimi impegni e sogni nel cassetto?
Il mio obiettivo è continuare a crescere nel mondo di KENA by AKIRO, guidando team sempre più internazionali e contribuendo a creare esperienze che restino nella memoria degli ospiti.
Parallelamente sto portando avanti un progetto a cui tengo molto: “Shake Your Mind – Ars et Elegantia”, un libro dedicato alla crescita personale e professionale nel mondo dell’ospitalità, perché credo che dietro ogni grande bartender ci sia prima di tutto una grande persona.
A questo punto non ci resta che andare a Marbella per sorseggiare un cocktail su uno straordinario rooftop e conoscere lo straordinario Mattia Modoni, che io ho già avuto la fortuna di conoscere a Roma!
Stefania Vaghi
© Riproduzione riservata