Massimiliano Napolitano

Massimiliano Napolitano

Ormai l'informazione è globalizzata, il giornalismo è diventato populismo. L'unica cosa che fa la differenza è la rispettabilità della testata, sia essa cartacea o digitale.

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Unfolding Roma ha incontrato Massimiliano Napolitano, eclettico imprenditore della provincia di Napoli. Le sue attività vanno dal management di artisti alla co-direzione del quotidiano “La Gazzetta Campana” (www.lagazzettacampana.it) è anche speaker e vicedirettore di Radio Antenna Campania (www.radioantennacampania.it) e organizzatore del contest musicale “Festival Sonoro Italiano” (www.festivalsonoro.it)

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Ciao Massimiliano, benvenuto su Unfolding Roma, inizia col parlaci un po' di te...
Ti senti più giornalista, talent scout, organizzatore di eventi o manager? Come concili queste diverse professioni e professionalità?

Io ho iniziato come Pr nelle discoteche e nei locali. Però fin da ragazzino sono cresciuto dentro la radio di mio padre: Radio Antenna Campania,  dove faccio lo speaker più per diletto che per lavoro. Sono vicedirettore de “La Gazzetta Campana”  ma anche questa è un'attività di famiglia. Quello che considero il mio lavoro principale è il management artistico e l'organizzazione di eventi. Con la mia società: la N.M.A. agency e  il “Centro Nazionale Spettacolo” (www.centronazionalespettacolo.com), organizzo casting per Mediaset, Sky e tutte le emittenti che ce lo richiedono. Ho un ampio database di artisti e comparse di tutte le età: dai bambini, agli anziani. Inoltre organizziamo concorsi ed eventi di beneficenza.

Com'è una tua giornata tipo? A che ora ti alzi? Quali sono le attività che svolgi?

La mattina appena sveglio mi occupo di inserire gli articoli su “La Gazzetta Campana” e di controllare che non ci siano nuove notizie. Questo lo faccio prima ancora di fare colazione. Poi mi prendo un caffè e corro in radio dove di solito ho una serie di incontri legati agli eventi e alle manifestazioni benefiche che organizziamo. Mi occupo degli ospiti che vengono per fare un'intervista o per intervenire durante un programma. Poi se riesco mi concedo una pausa pranzo, altrimenti sto fino a sera in ufficio o in giro per incontrare  clienti e sponsor. Una parte del tempo va dedicata anche all'aggiornamento delle attrezzature, al potenziamento delle antenne e del digitale terrestre... Abbiamo anche l'applicazione di “Radio Antenna Campania” con cui non solo si può ascoltare la nostra radio sullo smartphone, ma si hanno le news in tempo reale, si possono votare le “Miss”, i “Bimbi Belli”, le canzoni della Festa dei Gigli di Nola, che è una manifestazione millenaria, un po' carnevalesca e un po' popolare...
Poi ho in atto il “Festival Sonoro Italiano”, che è partito a maggio, dove sto pubblicizzando gli artisti che si vogliono far conoscere e che, pur avendo alle spalle parecchi anni di gavetta, non hanno avuto la fortuna di diventare famosi. Tra poco metteremo online anche una pagina e-commerce dove i musicisti potranno vendere i loro brani o dei gadget (cappellini, magliette....). Stiamo investendo tanto nel SEO per apparire nelle prime pagine dei motori di ricerca. Abbiamo anche fatto il sito resposive in modo che si ridimensioni per adattarsi a tutti i dispositivi: pc, smartphone, tablet.. Stiamo curando ogni particolare perché noi, insieme al Ministero per lo Sviluppo Economico e alla Casa del Consumatore, facciamo parte del programma “Shopping Verify” che da  la possibilità ai compratori sui vari siti di e-commerce di lasciare una recensione circa la propria esperienza di acquisto, dopo diversi commenti positivi il sito riceve la certificazione  “Shopping Verify”, il che significa che è un sito affidabile.

Parliamo di musica. Con che criteri scegli la musica da promuovere in radio? Che caratteristiche dovrebbe avere un artista emergente per colpirti?

Noi siamo la prima radio libera italiana. Dal 1971 al 1976 solo la Rai poteva trasmettere i suoi contenuti, quindi noi eravamo un'emittente “pirata”. Non essendo costretti a sottostare a nessuna imposizione, facciamo tutto quello che vogliamo di tasca nostra, anche la beneficenza... Quest'anno a Pasqua abbiamo raccolto fondi per Amatrice, ci ha ringraziato la Regione Lazio e anche la protezione civile in loco... Sono soddisfazioni che possiamo toglierci anche senza avere i soldi dei grandi network.
Per quanto riguarda gli artisti noi poniamo una sola condizione: che sappiano suonare e/o cantare. Non chiediamo soldi né li accettiamo. Basta che abbiano talento e facciano canzoni che si possono definire orecchiabili. Noi non solo le mandiamo ma le suggeriamo anche alle altre radio partner del “Festival Sonoro Italiano”. Non c'è un criterio particolare, noi non guardiamo né il genere di musica che fanno, né l'età, né la provenienza; puntiamo tutto sulla qualità. Ci interessa promuovere coloro che fanno della buona musica e scrivono testi significativi.
Ad esempio una volta che ero a Roma per una riunione del “Centro Nazionale Spettacolo” con Nicola Vizzini, abbiamo incontrato un artista di strada che si esibiva in Piazza di Spagna e gli abbiamo lasciato un biglietto da visita, perché secondo noi era un bravo artista: aveva una bella voce e suonava bene la chitarra. Così l'abbiamo invitato a presentarsi da noi e lo inseriremo nel database del “Centro Nazionale dello Spettacolo” e in quello della N.M.A agency. Noi prendiamo gli artisti anche dalla strada, basta che siano bravi.

Pensi che i contest siano uno strumento valido per scoprire talenti?

I contest danno visibilità alle persone che si presentano, a patto però che siano dei veri contest, ossia una competizione aperta a tutti, dove fai solo un minimo di selezione per accertarti che siano bravini. Ma se i contest, come spesso accade nelle grandi TV, sono finti e partecipano solo i “figli di” diventano una sorta di programma con le raccomandazioni. Noi odiamo i favoritismi e se ne vediamo li segnaliamo sempre e denunciamo la cosa sul giornale...

Secondo te, all'interno della programmazione radiofonica quanto tempo deve essere dedicato all'informazione e quanto all'intrattenimento?

Considerato che non siamo la RAI, noi dedichiamo il 90% del tempo all'intrattenimento. Però all'interno dell'intrattenimento inseriamo tutte le iniziative sociali e le manifestazioni locali. Poi abbiamo un programma che si chiama “Week-end di Musica e Cultura” dove trattiamo tutte le notizie di attualità, di sport e di politica... quindi anche in quel 10% di tempo facciamo un servizio di informazione completo e puntuale. Ogni ora viene fatta una striscia di circa sei minuti.
Poi per quel che non riusciamo a dire in radio abbiamo la Gazzetta, il mensile cartaceo a colori e le pagine social...Sulla Gazzetta abbiamo anche la rubrica "Ditelo a Noi" in cui pubblichiamo le segnalazioni e gli articoli dei lettori. Facciamo la stessa cosa alla radio nel programma "Radio Piazza" 

Come è cambiato il giornalismo negli ultimi anni? Il web ha migliorato o peggiorato la qualità dell'informazione?

Ormai l'informazione è globalizzata, il giornalismo è diventato populismo. La legge nuova che è uscita sulle fake news dovrebbe riuscire a fermare ciò che ogni giorno vediamo, cioè che la troppa libertà nella divulgazione delle notizie fa si che molti scrivano cose di cui non sono assolutamente sicuri: Non si sa più se le notizie che si leggono sui social sono false, sono faziose o, invece, sono vere e limpide. L'unica cosa che fa la differenza è la rispettabilità della testata, sia essa cartacea o digitale.

Oggi purtroppo i giornalisti precari sono quasi il 70%. Come vedi il futuro della professione? Pensi ci siano elementi per sperare in un miglioramento?

Da noi vengono molti aspiranti pubblicisti che ci chiedono collaborare  un paio di anni, in modo da prendere il tesserino. Fino a qualche anno fa le cose andavano bene perché questi ragazzi lavoravano, prendevano il tesserino e poi rimanevano comunque in qualche modo in contatto con la redazione. Adesso invece sono diventati un po' degli “sbruffoncelli”: vogliono il tesserino solo per entrare gratis allo stadio o a teatro, si presentano agli eventi senza accredito a nome nostro, scrivono gli articoli e invece di darli a noi li mandano a qualche altro giornale solo perché gli mette la foto accanto all'articolo o gli dà 50 euro. Non c'è più rispetto nei confronti di chi ti insegna il mestiere. Non ci può essere fiducia perché alcuni giovani giornalisti non ti danno garanzie. Ne abbiamo altri fedeli da 30 anni.. Per noi i collaboratori storici sono persone di famiglia e anche quando nessuno li vuole più perché hanno una certa età, con noi continuano a lavorare.
Facciamo addirittura dei premi annuali in onore dei giornalisti che sono stati con noi e che sono morti. Ad esempio quello in onore di Renato Mallegni l'abbiamo dato ad un giovane giornalista che cerca di rispettare i suoi canoni: l'onestà, la precisione e la correttezza linguistica.

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Parlando di attualità... pensi che i nostri parlamentari riusciranno mai a fare una legge elettorale che vada bene per camera e senato?

Io sono sicuro che la fine si metteranno d'accordo perché gli italiani hanno capito che negli ultimi anni non c'è più nemmeno una distinzione netta tra destra e sinistra, hanno mischiato tutte le carte e non si capisce più niente. Quindi i parlamentari dovranno per forza fare una legge elettorale che metta d'accordo tutti...

E per chiudere una domanda personale... Se potessi esprimere tre desideri quali sarebbero?

Primo: la salute per me e la mia famiglia.
Secondo: qualche soddisfazione lavorativa, nel senso che mi vengano riconosciuti gli sforzi fatti
Il terzo è un po' più difficile... chiunque direbbe popolarità o soldi. A me di popolarità basta la poca che ho. I soldi servono sempre a tutti e non bastano mai a nessuno, ma io vorrei più una buona macchina oleata per guadagnarmeli i soldi. Vorrei che la mia azienda migliorasse e avesse introiti sempre più alti. Non mi piace avere soldi regalati... vorrei solo essere messo nelle condizioni di guadagnarne un po' più di adesso.

Vuoi aggiungere ancora qualcosa?

Si vorrei fare un appello a chi legge affinché ci dia una mano in più nelle nostre iniziative benefiche. Mi piacerebbe che la gente ricominciasse a mandarci per esempio dei giocattoli usati da regalare ai bambini poveri... bastano piccoli gesti.

Adriana Fenzi

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