Lo Special One E L'insensata Ferocia

Lo Special One E L'insensata Ferocia

Dopo Juventus-Manchester, nuova crociata su Mourinho. Personaggio discutibile, ma bersaglio troppo facile della massa odiante

120
0
stampa articolo Scarica pdf

Un tempo, se pioveva, si gridava al governo ladro. Se la bolletta era alta, era colpa dei politici. Se non c’era lavoro, pure. Discorsi più o meno anche attuali, ma nel calcio pare che il principio sia lo stesso: piove ed è colpa di Mourinho. Andiamo con ordine. Juve-Manchester, mercoledì sera, bis della partita di andata all’Old Trafford. Dove il portoghese, e si è distinto benissimo pure dalla televisione con annesso un malcelato imbarazzo dei telecronisti, è stato bersagliato da cori che peraltro sono d’usanza comune dalle parti nostre. Figlio di buona donna, parente del letame, robe così. Che volete che sia? Allo “Stadium”, gremito com’era l’impianto inglese, si è replicato. A dire il vero, una volta che i bianconeri hanno ottenuto il vantaggio con il prodigio di Ronaldo. Fino a quel momento pareva d’assistere a una rappresentazione teatrale: in campo, la Juventus sempre vicina al gol, sugli spalti invece spettatori sonnecchianti. Glasgow o Buenos Aires, se cercate la garra charrua, andate là. Poi la Juventus passa, e partono gli epiteti a Mourinho di cui sopra. Già visti, già sentiti, già ripetuti, mille volte.

Ma quali sono le colpe del Mou? Il triplete, certamente. E un certo tipo di atteggiamento. Se il primo è un puro fatto sportivo per il quale non possono esservi colpe, seppur con tutta la rivalità del mondo, il secondo si chiama carattere e personalità e ognuno ha il suo. Pare che tra i tifosi vi sia una straordinaria empatia con persone che non hanno mai conosciuto: a seconda degli atteggiamenti televisivi, pensano di sapere con chi hanno a che fare. Mourinho ha mai preso un caffè con un abbonato alla Sud? Conte ha mai pranzato a casa di un tribunista? Guardiola è stato ospitato qualche notte in casa d’altri? No. Ciò che vediamo sullo schermo, se in parte certamente è bagaglio caratteriale, è anche vero che è qualcosa di artefatto e con un considerevole bagaglio comunicativo che non denota qualcosa di preciso della persona. In breve, inutile giudicare Mourinho per i suoi atteggiamenti. La forza del portoghese è sempre stata quella di attirare su di sé l’attenzione, di divenire la calamita di tutte le attenzioni mediatiche perché la stampa possa occuparsi di lui e non dei suoi ragazzi, intenti a buttarsi nel fuoco per un allenatore così. E dunque, Spalletti in prime-time diventa un tormentone divertente. Lo Monaco, dirigente del Catania che José scambia per il Grand Prix di Monaco o Monaco di Baviera, è qualcos’altro di esilarante.

Ma in un paese bigotto e colmo di frustrazioni dove calcio e politica non sono né calcio né politica, ma una pura valvola di sfogo sempre più selvaggia e, quel che è peggio, puramente virtuale, ecco aperte le gabbie e bandita l’ironia. Anche quel “tre” all’andata e quell’orecchio a Torino, sono pure reazioni a provocazioni di un gran bel fardello di tifosi che qualche settimana fa, come fa da vent’anni, non ha peraltro perso occasione di ribadire che Ancelotti fosse un “maiale”. E il guaio è che siamo talmente abituati a condannare, sbagliando, innanzitutto perché tutti noi varie volte nella vita siamo stati dei Mourinho (chi tira fuori il dito medio in macchina per non aver rispettato una precedenza pensando che sia l’altro dalla parte del torto, magari è uno di quelli che poi sui social demonizza il portoghese), che mettiamo sempre alla gogna il provocato e non il provocatore.

Non più tardi di dieci giorni fa, a Stamford Bridge, davanti al suo ex pubblico che di certo ne conserva un bel ricordo, Mourinho ha subito il 2-2 a tempo ampiamente scaduto. Marco Ianni, ex centrocampista, assistente di Maurizio Sarri sulla panchina dei blues, gli piomba davanti mentre il nostro è comodamente affondato nella sua poltrona, attonito dopo la beffa incassata, e gli esulta in faccia. A quel punto Mourinho si alza e gli si para davanti, ma l’intervento pronto degli stewart evita il peggio. Provocatore e provocato, c’è una bella differenza. Nel 2006 ricordiamo tutti quanto accadde tra Zidane e Materazzi: brutta l’uscita di Zizou, ma sarei personalmente curioso di chiedergli cosa gli avesse detto il difensore dell’Inter, che se non andiamo errati si rivolse a sua sorella. José Mourinho può piacere o non piacere, come un film, come un piatto tipico, come una donna: ma quando la sera arriva a casa, che immaginiamo lussuosa, può specchiarsi in 25 trofei vinti in giro per l’Europa al cospetto di tutti noi, persone rispettabilissime e dignitose, che al massimo siamo arrivati terzi a un torneo giovanile di tennis o abbiamo vinto il peluche al Luna Park. Le due Champions League, dato che “Guardiola ha vinto, ma il Barcellona si allenava da solo…” e “Sacchi? Con quei giocatori vincevo anche io”, le ha vinte con il Porto e l’Inter, non esattamente due squadre che hanno scritto numerosi cicli in campo internazionale. Per i numerosi e incalliti detrattori chiusi irrimediabilmente tra le mura del loro accigliato disgusto, lui invece ha vinto "di culo". Alt: ci sarà dunque allora un manuale per vincere così tanti allori tirando in ballo la dea fortuna, no? Cent'anni di calcio, tattiche e teoremi e tutta 'sta fatica per nulla?

Dunque, che piaccia o meno, l’accecata appartenenza a una fazione che sta man mano sfasciando i cervelli di molti utenti e “membri” (che tristezza non poterli più chiamare tifosi) è ancora il triste metro di giudizio nei confronti del portoghese e di chiunque vada fuori dalle righe, come se davanti alla tv, allo stadio e sui social si fosse eretto un enorme parlamento giudicante con membri incappucciati tipo setta, che puntano il dito verso il condannato. Che, nel nostro caso, ha giocato le due partite decisive per il titolo (degli altri) contro Liverpool e City nel 2014 e nel 2018, vincendole entrambe e fregando sul traguardo gli avversari, andando a dire ai suoi (Chelsea e United) che non erano certo venuti a fare “i pagliacci invitati alla festa”. Mourinho ha una famiglia, ha dei valori, avrà una bontà intima che non è interessato a mostrare sui campi di calcio, perché in questi contesti devi fingere e anche se hai un brutto carattere non puoi certo essere demonizzato per questo, e non è stupido. Si mettano tutti l’anima in pace: come cantava Caterina Caselli, “nessuno mi può giudicare”. E prima di guardare allo Special One, speciale nel bene e nel male, sarebbe bene guardarsi dentro, e scopriremo che automobilisti incazzati lo siamo stati e lo siamo ancora un po’ tutti, e il solo fatto che siamo qui da due giorni a parlare di lui, dimostra che Mourinho ha vinto ancora una volta. Gianni Brera, scrisse una volta a proposito dell'ipocrisia del Natale: "Alla una in punto siamo a tavola. E iniziamo ad amarci con insensata ferocia". Roba per tutti, non per José.

Stefano Ravaglia 

© Riproduzione riservata