Massimo Ciccognani “L'uomo Da 100mila Km”

Massimo Ciccognani “L'uomo Da 100mila Km”

34 anni come professionista, 42 da giornalista sul campo, una carriera iniziata nel 1976 per l'esattezza, poi nel 1989 diventa direttore della sezione sport de “Il Tempo”, ma lui senza stadio proprio non riesce a stare, una vita passata sui campi.

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Via Archimede.

Poche ore prima del match di Champions League tra Roma e Real Madrid, una delle penne più importanti e famose nel panorama giornalistico mondiale, accetta di essere intervistato per UnfoldingRoma.

34 anni come professionista, 42 da giornalista sul campo, una carriera iniziata nel 1976 per l'esattezza, poi nel 1989 diventa direttore della sezione sport de “Il Tempo”, ma lui senza stadio proprio non riesce a stare, una vita passata sui campi, tra promozione ed eccellenza prima, fino ad arrivare sui rettangoli più importanti.Mondiali, Mondiali per club, l'ultimo proprio ad Abu Dhabi, Champions League e poco importa se l'Italia o le italiane non riescono a superare il turno, lui è sempre presente, sempre in prima linea per amore di quel gioco chiamato calcio.Lui a livello giornalistico è il calcio, lui è Massimo Ciccognani.

Opinionista storico al Processo di Biscardi e amico fraterno del grande Aldo è attualmente direttore responsabile del quotidiano di informazione sportiva Footballpress.La passione, il sentimento ed il trasporto per questo sport, lo rendono una delle personalità più influenti, una competenza ed una cultura che alimentano la sua fama.

Buongiorno Dott. Ciccognani, in un'epoca dove la professionalità viene sempre meno e l'approssimazione la fa da padrona, troviamo spesso giornalisti sportivi sempre più tifosi e troppo poco distaccati, ovviamente in alcuni casi è giusto il phatos ed il trasporto, purchè rimangano nei limiti della serietà.Cosa pensa di quei giornalisti che senza mezzi termini scavalcano il loro ruolo abbassandosi a spettatori di curva?

Il ruolo del giornalista dovrebbe sempre essere imparziale, anche quando hai una fede calcistica, il tifo è una cosa, il lavoro è un'altra.Quello che salta agli occhi al giorno d'oggi, è la mancanza di quella gavetta che, partendo dal basso dalle categorie minori, ti fa innamorare del calcio, del sudore e della fatica prima che dei colori; è giusto avere una squadra del cuore ma sarebbe opportuno ostentare più serietà, il giornalista ricopre un ruolo importante, quello che scrive viene letto da tante persone e potrebbe diventare un'opinione condivisa, restare fedeli ai fatti è una prova di lealtà che dovrebbe partire proprio dalla stampa.

Dopo l'assoluzione del Sindaco Raggi, sembra che le pratiche per l'inizio dei lavori per il nuovo stadio di proprietà della Roma, siano in procinto di partire.E' di questi giorni però, la notizia che il Presidente Pallotta sia arrivato al capolinea, dopo tanta fatica si affaccia sfiducia e stanchezza. Cosa ne pensa?

Con tutto il rispetto non può essere stanco proprio adesso, quello che non può succedere è che vengano concesse le autorizzazioni dalle amministrazioni del momento e poi vengano revocate o messe in dubbio da quelle successive. Se una commissione, fatte le dovute valutazioni ritiene che si possa concedere il nulla osta per l'edificabilità, successivamente trovo assurdo che questo “ufficio edilizio” venga screditato, siamo a Roma e se c'è stato un errore di valutazione che venga punito chi lo ha commesso, ma non trovare il modo di rimbalzare le responsabilità in questo modo.Pallotta ha ragione, ma sa anche di essere vicino alla soluzione e poi diciamocelo, lo stadio della Roma farà da traino anche a quello della Lazio con tutti i benefici che ne potranno conseguire, sia per la città che per i singoli club; un po' come l'esempio dello Juventus Stadium.La Roma lo scorso anno sembrava aver intrapreso il giusto cammino per rientrare di diritto nell'Olimpo delle grandi.Purtroppo le difficoltà economiche e la necessità di tener fede al fair play finanziario, costringono la dirigenza a vendere ogni anno i pezzi più pregiati, puntando ad ogni inizio di stagione sui giovani di prospettiva che, se riescono a sfondare, vengono poi a loro volta ceduti al miglior offerente.

Riagganciandomi al precedente discorso, si è detto e ridetto che, con lo stadio di proprietà, gli introiti saranno altri e questo sacrificio finalmente finirà, ma lei che sensazione ha, davvero la Roma con il nuovostadio punterà alla qualità, o sarà un club di pubblicità ed un trampolino di lancio per i giocatori emergenti?

Ovviamente lo stadio avrà comunque tempi lunghi per la realizzazione, quindi anche volendo non sarà immediato il cambio di rotta.Non discuto le cessioni eccellenti che, ci sono, ci devono essere in alcuni casi -vedi il caso di Alisson-, ma una squadra di livello deve comunque mantenere degli standard importanti.Prendiamo la Juventus, è vero altri livelli e altri fondi da investire, ma una volta ceduto Tevez ha poi rimpiazzato con Higuain per poi fare il salto con Ronaldo.Lo stadio aiuta per altre situazioni, alla qualità dovrebbe pensare anche nell'immediato e per carità, per le casse della società è bello investire sui giovani, ma i giocatori di esperienza sono fondamentali è da loro che parte il processo di crescità di una squadra e dei giovani stessi. In realtà sul mercato, molti giocatori di esperienza si sarebbero potuti trovare, ok la cessione di Nainggolan ma se al suo posto fosse arrivato un Vidal forse la Roma oggi non incontrerebbe tutte queste difficoltà.

Roma – Real. Due squadre al momento in forte crisi d'identità, forse livellate, forse solo in una fase della loro vita, di transizione. Chi stasera,secondo lei, tirerà fuori il carattere?

Ti svelo una curiosità.Per me questa è una partita importante, io sono molto vicino anche al Real Madrid, la prima partita che ho seguito è stata Inter – Real Madrid finale della 9^ edizione di Coppa dei Campioni che si disputò il 27 Maggio 1964 e io mi innamorai di quel Real: Amancio Amaro, Francisco Gento, Pachin, Lucien Muller, benchè poi la sfida venne vinta per 3-1 dall'Inter di Herrera, un'Inter che nelle sue fila aveva Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola e Luis Suàrez.Tutt'oggi ho ancora uno splendido rapporto con la dirigenza e con Florentino Perez, quindi la risposta è molto accorata per me.Il carattere dovrebbe uscire fuori nel momento del bisogno, sono due squadre che arrivano da un periodo carico di delusioni dovute alle mancanze che entrambe hanno, e certo non è un giocatore, -nel caso del Real con la cessione di Ronaldo- a fare la differenza,ma come ti dicevo conosco l'ambiente madrileno e sono convinto che comunque Ronaldo e Covacic, non sono stati sostituiti adeguatamente, si, il Real può contare su giocatori come Marcelo, Modric, ma non è la stessa cosa.Perdere contro l'Eibar fa capire che qualcosa nella squadra non c'è, ma questo è un momento particolare, un momento in cui il Real si sente con la pancia piena dopo le ultime 4 Champios conquistate.

“La Champions è considerata Casablanca”, -ride- loro sono abituati a vincere, la Roma no, sono due squadre che vengono da momenti difficili ma con un passato diverso, la Roma ha perso 11 punti in questo campionato con squadre molto al di sotto del suo livello.Stasera sarà dura, De Rossi, Dzeko, Pellegrini assenti peseranno alla Roma.La Juventus è la squadra che da anni si sta distinguendo in Italia. Sia a livello di club, che a livello di società, un modello sempre più europeo e sempre meno Tricolore.Ricordo ancora il calcio degli anni '80-'90, quando erano le squadre europee a guardare con curiosità ed una punta d'invidia al calcio italiano, i migliori giocatori erano proiettati verso una carriera nei club italiani e gli stessi giocatori italiani difficilmente venivano tentati da esperienze estere. Secondo lei, cosa è cambiato, in modo così drastico, cosa invece si è fatto fuori dalla Penisola per ribaltare questa supremazia?Secondo me, alla fine tutto dipende dalla spettacolarizzazione a cui è andato incontro il calcio negli anni.In Italia non abbiamo la cultura dello spettacolo, in Inghilterra i campionati sono sempre apertissimi, pensa un attimo alla bella storia del Leicester di Ranieri, oppure al Siviglia in Spagna.In Italia la Juve è cresciuta passo, dopo passo dal 2006 , quando con calciopoli fu retrocessa, ha impiegato due anni per ricostruirsi.Fù anche grazie all'arrivo di Conte, che non aveva una squadra come quella di oggi, bravi giocatori ma gente come Vucinic, Quagliarella, che riuscì a intraprendere la giusta rotta.Lo stadio, le sponsorizzazioni, i partners, ed ora è un'azienda in tutto e per tutto e nulla viene lasciato al caso, si sceglie con cura i giocatori, i dirigenti e le trattative sono perlopiù private.L'arrivo di Cristiano Ronaldo alla fine è stato deciso con oculatezza e non porterà benefici solo alla Juve, ma a tutto il calcio italiano.Oggi tra la prima e la seconda squadra ci sono 8 punti di differenza ed il campionato rischia di finire ancor prima della chiusura del girone di andata. Ci vogliono i campioni, non in una o due squadre, ma un po' in tutte, pensaci un attimo, negli anni 80' a Napoli c'era Maradona, Ferrara, Giordano, alla Sampdoria Vialli, nella Fiorentina Robero Baggio, alla Juve Michel Platini, alla Roma, Conti, Voller, Pruzzo, c'erano 4 o 5 squadre che potevano vincere lo scudetto.Al momento siamo in ritardo.La Premier League ha 5 volte i diritti televisivi più alti rispetto alla Serie A e non venite a parlarmi di stadi, lì, sono sempre pieni.

Parliamo di calcio giocato.Juventus a parte, visto che può vantare di avere in rosa protagonisti di gran livello, qual'è il modulo che più la incuriosisce in questo momento?

Ad essere sicero i moduli mi hanno sempre dato l'idea di essere una semplice sequenza di numeri, alla fine a fare la differenza è l'interpretazione del il giocatore che sta in campo che decide le sorti di una partita.Una volta c'erano ruoli come il libero, l'attaccante, lo stopper ed il terzino e poco importava ai fini del risultato chi impostava il gioco. Oggi è diventato tutto troppo schematico e riduttivo, ad un giocatore come Marcelo non puoi dire di andare sulla destra, poi certo dipende dalla bravura del giocatore in campo.

Si sta parlando in questi giorni, di riforma dell'Ordine dei Giornalisti, una categoria professionale che pare stia andando in realtà scomparendo.Aldilà della polemica scatenata da Di Maio ma, non troppo tempo fa, cavalcata da Sarri in conferenza stampa nei confronti di una collega donna, non crede sia realmente necessario fare una scrematura che tenga conto solo di chi si comporti veramente come un vero giornalista, epurando tutti quei personaggi che mirano al sensazionalismo, incuranti spesso e volentieri di sintassi e forma?

Innanzitutto giù le mani dai giornalisti.L'informazione deve essere libera, democratica, onesta e pulita, non si può interpretare tutto a proprio piacimento e non per colpa di una o due persone si deve demonizzare la categoria. L'abolizione è un fatto e quando passeranno le nuove norme si andrà incontro ad una scrematura naturale. Il vero giornalista non è quello dietro ad una scrivania, asettico, impostato, a cui passano davanti solo dati e parole da trasformare, ma quello che segue la notizia dal vivo, che si interessa, scava, va lì a metterci la faccia.

Politica e Calcio.Gattuso in conferenza stampa post partita, si è dimostrato particolarmente polemico nei confronti di Salvini, riguardo le sue dichiarazioni alla fine della partita Lazio – Milan, terminata in parità.Cos'è giusto, secondo lei,fare il tifoso ed esprimere dissenso quando se ne sente il bisogno, esattamente come fanno i cittadini nei confronti di una politica che non li soddisfa, o rimanere in silenzio, accettando le scelte di un allenatore che a volte sembrano incomprensibili?

Più vado avanti e più Gattuso mi fa impazzire, non è mai banale è diretto sanguigno e dissacrante, ha detto delle cose che forse avrei detto anche io, ma Salvini svestito della sua autorità, anche da semplice tifoso, avrebbe fatto meglio a pensare comunque al ruolo di cui è investito e tacere.Sono dalla parte di Gattuso tutta la vita.

Domenica 25 Novembre,è stata la giornata contro la violenza sulle donne. La violenza si manifesta in modi molto diversi, non ultima la discriminazione a livello lavorativo tra uomini e donne.

Alcune categorie lavorative prevedono stipendi diversi, in altre situazioni si tende a premiare comunque più gli uomini delle donne e spesso, non per questioni di merito, in altre ancora, in alcune professioni, come anche il giornalismo sportivo, si ritiene che la competenza di un uomo non possa essere eguagliata da quella di una donna e, anche quando questa riesce a raggiungere dei traguardi importanti, viene anteposto un altri tipo di merito...Ad una donna, viene sempre riconosciuto un “merito” spesso non reale ma condiviso dall'opinione pubblica.Davvero siamo ancora legati a stereotipi di tipo Medioevale?Non credo sia così.Se ci pensi la donna ha acquisito sempre di più nel corso degli anni, ruoli importanti e sicuramente per merito.Tante donne manager sono arrivate ad ottenere riconoscimenti e premi, anche a livello televisivo e nel mondo dello sport.La donna è un valore aggiunto, la donna a livello mentale è superiore, è molto più veloce ed intelligente; è chiaro che alle spalle deve esserci una cultura di base importante.Però se si continuano a fare giornate come questa sicuramente qualcosa non va, non funziona come dovrebbe e perché, perché dovrebbe essere così? Per me c'è solo un modo per mettere le mani in faccia ad una donna, e dovrebbe essere solo per abbracciarla ed accarezzarla.

Non molto tempo fa', è stato premiato al “Caimano d'Oro”, la manifestazione organizzata dalla Coser al Teatro Traiano, per il settore stampa. Riconoscimenti però, ne ha avuti diversi nel corso della sua carriera, non ultimo quello della Fifa.Quale ricorda con maggior trasporto e maggior soddisfazione?

In realtà ne ricordo tre:Il Sindaco Rutelli che al ritorno dalle Olimpiadi di Atene premiò tutti i giornalisti che vi parteciparono per il bel lavoro svolto.Quello di Infantino nel Mondiale per Club in Giappone, fu un premio che mi venne riconosciuto per il mio impegno nel prodigarmi affinchè venisse impiegata la moviola in campo.Infantino, come primo atto, una volta eletto Presidente della Fifa, decise di portare il Var in Giappone, devo dire che per me fu una grande soddisfazione, ricordo con affetto ed un po' di malinconia tutte le volte che, nella trasmissione di Biscardi, Aldo stesso si infervorava e si accaniva nel cercare una soluzione affinchè qualcuno potesse prendere in considerazione l'uso della moviola in campo.Il Var è la vittoria di Aldo Biscardi e mi dispiace che lui non sia riuscito a vederlo realizzato; lui è venuto a mancare il giorno in cui ufficialmente è partito l'uso del Var, meritava di essere qui con noi e oggi mi sarebbe piaciuto vederlo nel dibattito sul suo particolare metodo di utilizzo e di interpretazione.Il Caimano d'Oro è un evento organizzato ogni anno in campo natatorio ( agli albori, cominciai come giornalista con la pallanuoto), anche qui sono stato premiato per il mio impegno nel giornalismo, tant'è che sono stato soprannominato “L'uomo da 100mila Km”.Tornando al calcio, per me ogni partita è un'emozione fortissima, il calcio giocato, lo spettacolo sugli spalti, l'emozione appena prima di entrare allo stadio, i colori, i cori, le bandiere...certamente, non la violenza vissuta in Argentina prima della finale, il calcio deve regalare qualcosa di bello e non di traumatico.

Domanda leggera, ma non troppo ( è il mio editore che mi chiede di porle questa domanda)Cosa ne pensa della ressa, quasi apocalittica che precede il calcio d'inizio all'Olimpico nella sala buffet riservata alla stampa?

Beh, che dire a S. Siro e allo Juventus Stadium non accade mai, probabilmente la cucina romana non regge il confronto con nessun'altra cucina.

Una bella chiacchierata, un Signore oltre che un professionista di gran classe.E' stato un vero piacere.A presto Massimo.

Laura Tarani



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