Il Messaggio Sbagliato Di Un Grande Attore

Il Messaggio Sbagliato Di Un Grande Attore

Banfi nella commissione Unesco. Non ha competenze, ma vuol portare un sorriso

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A me piace Pasquale Zagaria, nome d'arte Lino Banfi. So a memoria le sue battute che spesso ricordo con gli amici, è stato un caratterista nazional popolare della commedia all'italiana di comprovato successo, con il quale le celebrità usa e getta di oggi non hanno nulla di cui spartire, nonché un uomo buono e corretto. Infatti non è lui il problema, e non sta scritto da nessuna parte che solo perché uno fa il comico debba essere associato a figura di poco conto e sminuito anche e soprattutto da chi non se lo può permettere. No, la vera falla in questa storia che sta incendiando il web e riportando alla ribalta il giudizio di massa nel ferreo tribunale del social, sono le parole che il caro Lino ha utilizzato per annunciare la sua candidatura. Una candida confessione di totale disconoscenza della materia, compensata però dalla fornitura gratuita di "un sorriso", ben accetto ma non sufficiente. Il quarto d'ora di celebrità di Andy Warhol oggi è diventato pure una mezz'oretta: YouTuber a colpi di "iscrizioni", influencer a colpi di "like". In fondo a che serve una competenza? L'unica laurea concessa è quella in tuttologia, facile da ottenere e sempre valida per tutte le porte. Il messaggio che passa da questa storia, dunque, è quello a cui siamo già pericolosamente abituati: bene o male, l'importante è che se ne parli, e in soffitta il merito e le capacità. 

Il ruolo di Banfi non è mai stato ben definito, e già questo è indice di corto circuito tra la nomina in pompa magna e i reali compiti da svolgere. Sarà un ruolo operativo? O più probabilmente di facciata? Di Maio si affretta a specificare che sarà nella commissione e non sarà solo un rappresentante. D'altronde, per portare un sorriso, non crediamo serva molto sforzo. L'ironia è entrata trionfante sui giornali e sul web, come detto: "Aristoteles ministro dello sport", "Alvaro Vitali presidente della Repubblica", "Ma chi tra Di Maio e Banfi è il comico?". Viene facile accostare un volto comico a un ruolo che dovrebbe essere riservato a un profilo differente, ma è anche vero che in tutti questi anni, in Italia, tra i politici e i dirigenti delle istituzioni c'era chi sapeva far ridere ugualmente senza mai aver messo la faccia sullo schermo di un cinema, e in quanto a competenza non era certo tanto migliore di Banfi. In un'Italia sempre più caotica e frastagliata, dove impera il muso duro e la gara ai proclami, dove si vuole abolire la povertà ma è ancora in vigore l'ignoranza e l'essere refrattari a un'informazione equilibrata (il titolo di "Libero" sul fatto che aumentano i gay come se si parlasse della disoccupazione, la dice lunga sullo stato di perenne desolazione del giornalismo italiano), presupporrebbe la ricerca di persone in grado di intendere e di volere che possano dare una direzione più normale a un paese incapace di tirarsi fuori dalle sabbie mobili.

La nobiltà di Lino Banfi così come degli artisti che tanto bene hanno fatto al paese, non può essere scorticata da un ruolo che nasconde una inconsistenza marcata, e che ha prodotto nuove lacerazioni all'interno dello stesso governo, ormai ufficialmente mal assortito, con Salvini che ha lanciato Jerry Calà come prossimo candidato a una nuova poltrona. Con le raccomandazioni sempre all'ordine del giorno, l'inutilità delle lauree (clamoroso, per esempio, che chi ha studiato archeologia o beni culturali in Italia, paese dal patrimonio sterminato in quel senso, trovi raramente lavoro), la differenza salariale tra uomini e donne e più in generale gli stipendi che per metà se ne vanno in tasse, il quadro è deprimente e non va nella direzione della meritocrazia. Lo si dice da anni in Italia, manca un giudizio serio su quanto vale la persona e quanto si è data da fare nel tempo e contano piuttosto altri "valori". Lino Banfi è un brav'uomo, ma con quel messaggio dalle sicure buone intenzioni ma che celava un pizzico di clientelismo, non ha invertito la rotta. E avremmo detto lo stesso anche se al suo posto ci fosse stata Edwige Fenech, più bella e piacente di Banfi. Ma questo non è il grande schermo, è la realtà. E portare un sorriso, seppur sia sempre cosa gradita, in questi anni, in questa epoca, in questo contesto, non può proprio bastare.

Stefano Ravaglia 


 

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