Simone Arcadi

Simone Arcadi

La vita è “qui e ora”: il tempo esiste nella nostra mente per comprendere i cambiamenti, ma è solo una percezione. Ciò che importa è quello che succede in questo momento. Pensare in questo modo mi ha aiutato vivere in modo differente ed uscire da un periodo difficile che ho attraversato

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Abbiamo intervistato Simone Arcadi, ventottenne romano che si occupa di cinema e teatro come attore, regista e sceneggiatore. Dopo il debutto nella capitale con il suo spettacolo teatrale "Il male in noi", attualmente sta lavorando su due soggetti piuttosto ambiziosi dietro la macchina da presa: un lungometraggio e una web-series che verrà girata in diversi paesi in tutto il mondo. Per UnfoldingRoma ha accettato di raccontare il percorso che l’ha portato fino a questo punto e le proprie ambizioni per il futuro.

Sei nato col teatro, fin da piccolissimo hai avuto questa passione che ti ha aiutato a superare una timidezza caratteriale che poi si è trasformata in qualcosa di più...

Credo che il teatro sia la base di questo mestiere. Ho iniziato alle medie per gioco, un po’ per mettermi alla prova e superare la timidezza, poi ho proseguito con un corso alle superiori tenuto da un insegnante di francese che amava il teatro e da lì non ho più smesso. Dopo la scuola ho continuato con altri corsi, compagnie, fino ad arrivare all’accademia vera e propria. Non so se fosse una cosa innata, ma mi ha aperto tanti orizzonti e se sono la persona che sono lo devo anche all’apertura mentale che mi ha dato il teatro, dal quale conseguentemente ho scoperto anche il cinema.

A proposito di teatro, parlami del tuo lavoro “in male in noi”. Che importanza ha avuto? Com’è nato e quanto ha contribuito al tuo processo di crescita?

Era un testo molto forte, soprattutto perchè si trattava del mio esordio alla regia teatrale, motivo per cui vi sono molto legato. E’ toccante perché è ispirato a fatti realmente accaduti e posso dire che la vena creativa si è aperta nel periodo in cui ho frequentato una ragazza di Legnano che mi ha parlato di questa vicenda che conoscevo solo per sentito dire e ho deciso di volere approfondire, al punto di far nascere in me il desiderio di raccontarla.

Per rispondere alla seconda domanda voglio raccontae un aneddoto riguardante lo spettacolo: ho deciso di cambiare tutto il cast artistico a quindici giorni dalla prima, una cosa folle per un regista debuttante, ma non potevo andare avanti così. Avevo sbagliato scelte all’inizio a causa della mia gioventù e ho deciso di rimediare prima di andare in scena, cambiando le due attrici principali e nel giro di due settimane abbiamo fatto più di quanto non avessimo fatto nel mese e mezzo precedente. Il coraggio fu premiato, perché il debutto al teatro Ivelise (in zona Colosseo) andò benissimo e più tardi venni anche a sapere che si trattava di una vecchia chiesa sconsacrata, quasi un segno del destino visto l’argomento dello spettacolo.

Permettimi di andare un pochino sul personale. Dalle tue opere, in particolare "Incompresi", si capisce che sei una persona molto impegnata dal punto di vista sociale e politico, con idee controcorrente rispetto alla direzione che sta prendendo l’Italia negli ultimi anni. Nel tuo lavoro quanto è stato importante nascere in questo paese e viverci ora? Per te è una fonte di ispirazione?

Io dico ciò che penso e, semplicemente, se va controcorrente al pensiero generale non è un mio problema, ma non vuole rappresentare alcun tipo di protesta. Hai citato il progetto di cui mi sto occupando e per me vedere una parte del mondo che pensavo non avrei mai conosciuto è un grande momento di arricchimento umano, non economico e unire l’arte con ciò che penso è una cosa importante. Io non posso sapere se sia giusto, ma è il mio pensiero e lo porto avanti con coerenza.

Questo mio modo di pensare si riflette interamente proprio su “Incompresi”: un progetto molto ambizioso che spero possa portare le persone a riflettere sulle proprie convinzioni e a farsi un’idea alternativa, questo senza ovviamente costringere nessuno a pensarla come me. Credo che ognuno di noi dovrebbe sempre concedersi il beneficio del dubbio e cominciare ad ascoltare quanto hanno da dire gli altri, perchè è solo con l’ascolto che si può arrivare a mettere in discussione il proprio pensiero e ad analizzarlo a fondo.

Insomma... in qualche modo sei quello che una volta serebbe stato chiamato “idealista”, mentre adesso corri il rischio di essere bollato cone “influencer” o come qualcuno che cerca di diventarlo.

Spero di no. “Incompresi” è una serie che inizialmente nasceva solo per conoscere parti di mondo che normalmente non vengono considerate, ma si è trasformata in qualcosa che racchiude un po’ tutti noi. In qualche modo permette allo spettatore di viaggiare nel mondo e di arricchirsi culturalmente, apprendendo modi differenti di vivere che difficilmente avrebbe avuto la possibilità di conoscere. Da essere umano, prima ancora che da regista, ho provato e continuo a provare sulla mia pelle l’arricchimento di cui parlo e sicuramente mi piacerebbe che altri seguissero il mio esempio, ma non voglio imporre nulla.

Il trailer della serie è disponibile su Youtube, sottotitolato in varie lingue tra cui l'inglese, lo swahili (lingua parlata principalmente nell’Africa orientale, in particolare in Kenya, Uganda e Tanzania), l'indonesiano e l'arabo: questo per contribuire ad una maggiore diffusione, mentre la locandina viene dall’Arabia Saudita. E’ una collaborazione che attraversa culture, lingue e modi di vivere diversi, grazie alla mia assenza di pregiudizi, che oltretutto come artista non potrei permettermi.

Tu dici che non bisogna avere pregiudizi e l’hai dimostrato andando a parlare faccia a faccia con una persona che si è macchiata di delitti efferati ed è stata in carcere per omicidio. Mi riferisco alla tua fonte di ispirazione per il personaggio di “Zero”, protagonista dello spettacolo teatrale “Il male in noi”. Vuoi parlarci di questa tua esperienza e cosa ne hai tratto?

E’ riduttivo definirla l’esperienza più toccante della mia vita. Conoscere l’ esponente di spicco delle cosiddette “Bestie di Satana” è stato molto importante per me, anche a livello umano. Avere il punto di vista della persona a cui mi sono ispirato per lo spettacolo e per il film è stato fondamentale sia per la costruzione del personaggio, sia per la sceneggiatura. Si tratta di un uomo che è tornato libero, almeno per la legge e mi ha colpito particolarmente una sua frase che si ricollega al messaggio che ho mandato col mio spettacolo: quella di libertà vista come uno stato mentale e non fisico. E’ libero, ma deve continuare a combattere coi suoi demoni e con le persone che ancora lo accusano: la sua pena non avrà mai fine, non almeno su questa terra.

Quindi si può dire che parlargli ti ha aiutato a rivedere il tuo concetto di libertà…

Non proprio. In realtà per me è stata la conferma di qualcosa che pensavo già prima confrontarmi con lui. Ho trovato davanti a me una persona sincera, pienamente consapevole di quanto avesse fatto di male, che sta provando ad andare avanti con una nuova vita nonostante il proprio “io” glielo impedisca. Sono stato felice di avere avuto la conferma di ciò che già pensavo riguardo al messaggio insito nel mio spettacolo.

Prima di chiudere, vogliamo parlare un po’ del futuro? Sia nell’immediato per questo inizio di 2019, sia quello che puoi ritenere il tuo punto di arrivo, qualcosa più che un semplice sogno.

Non mi piace parlare di sogni: penso che, in quanto tali, siano destinati a rimanere chiusi nel cassetto. Io preferisco parlare di obbiettivi: dare un’impronta concreta ad “Incompresi” e porre le basi per il film de “Il male in noi”. A me piacerebbe portare la mia conoscenza a chi non ce l’ha: penso che nessuno manchi di conoscenza per scelta propria e che non la voglia avere, ma semplicemente che non tutti abbiano la fortuna di essere nati nelle condizioni giuste per averla.

Vorrei parlare brevemente anche di altre due cose: ho appena aperto le iscrizioni ad un laboratorio teatrale da me diretto (“Il gioco del teatro”, per iscriversi al quale si può trovare l’omonimo evento su Facebook, NdR), rivolto a coloro che vogliano mettersi in gioco come ho fatto io tanto tempo fa, anche per sconfiggere i propri limiti ed una campagna di crowfunding per la web-series “Incompresi”, per la quale ho scelto la piattaforma di Produzioni dal Basso.

Quindi vedi il tuo futuro ancora nel teatro, anche se ultimamente ti stai dedicando alla macchina da presa?

Il futuro si, ma non l'immediato. A breve girerò un cortometraggio autobiografico, che servirà per raccontare una mia esperienza personale molto importante. Si chiamerà “Qui e ora”: una frase che per me rappresenta molto e mi ha aiutato ad aprire gli occhi per vivere la vita in modo differente ed uscire da un periodo difficile. Sulle tempistiche non posso ancora sbilanciarmi.

Vuoi dire qualcosa in particolare per salutare i nostri lettori? Carpe Diem?

Si, cogli l’attimo, perché la vita è qui e ora. Il tempo esiste nella nostra mente per comprendere i cambiamenti che avvengono intorno a noi, ma è solo una percezione. E’ una concezione un po’ orientale della vita, ma per me rappresenta la verità. Ciò che chiedo al mio pubblico è di imparare ad ascoltare e non limitarsi a sentire: io l’ho fatto e mi ha cambiato la vita. Poi si può non condividere o meno il pensiero altrui, ma senza la capacità di ascoltare diventa tutto inutile.

Grazie mille per il tempo che hai dedicato ad UnfoldingRoma e in bocca al lupo per tutto.

Grazie a te, crepi il lupo!

Matteo Tencaioli

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