Fabrizio Caramagna

Fabrizio Caramagna

Fabrizio Caramagna è uno scrittore - principalmente di aforismi - e fondatore del celebre sito "Aforisticamente".

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Fabrizio Caramagna (Torino, 1969) è studioso e scrittore di aforismi. Con oltre 400 articoli - contenenti recensioni, interviste e traduzioni inedite - ha fatto conoscere per la prima volta al pubblico italiano i principali scrittori di aforismi contemporanei nel mondo. Ha curato e pubblicato diverse antologie dell’aforisma tra cui “The New Italian Aphorists”, un'antologia dell’aforisma italiano contemporaneo (in versione bilingue italiano-inglese) edita negli Stati Uniti. In collaborazione con l’Associazione Italiana per l’Aforisma ha promosso diversi eventi pubblici e ha contribuito alla realizzazione del primo cortometraggio sull’aforisma. Come scrittore di aforismi, Fabrizio Caramagna ha esordito nel 2009 pubblicando presso Genesi editrice il libro “Contagocce”. A questa raccolta aforistica ne è seguita un’altra dal titolo “Linee di seta” (Lietocolle 2012). I suoi aforismi sono apparsi su diverse riviste e antologie internazionali e sono stati tradotti in undici lingue, ovvero in inglese, francese, spagnolo, serbo, polacco, romeno, albanese, bulgaro, macedone, russo e arabo. Nel 2011, per i suoi aforismi, ha ricevuto la menzione al Premio “Naji Naaman” che si svolge in Libano, uno dei riconoscimenti letterari più importanti nel mondo arabo. Alla scrittura aforistica, Fabrizio Caramagna ha affiancato l’attività di studioso e promotore dell’aforisma. Nel 2009 ha fondato il sito “Aforisticamente”, punto di riferimento a livello internazionale sull’aforisma contemporaneo nel mondo. Pochissimo tempo fa, è altresì uscito per Mondadori il suo romanzo poetico: “Il numero più grande è due”.

Quando è nata la tua vocazione da autore?

La mia vocazione per la scrittura è nata a 16 anni tra i banchi del liceo, leggendo il Tonio Kröger di Thomas Mann. Tonio Kröger si sente inadeguato alla vita (è innamorato della bionda Inge, tuttavia non è ricambiato, la bionda Inge ama Hans che si sente perfettamente a suo agio nella vita ed è straordinariamente bello", biondo e con gli occhi azzurri). Di fronte a questa inadeguatezza e inettitudine, Tonio Kröger insegue il sogno dell'arte e della scrittura. Leggendo Tonio Kröger ho imparato che scrivere o è sofferenza oppure è niente. La letteratura è il luogo in cui ci si sente sottratti alla vita, in cui ci si sente estranei in terra. Non è il luogo dei compromessi. Scrivere è una missione, un fuoco. Scrivere è gettare scompiglio nelle ordinate abitudini del mondo.

Non ho mai capito gli scrittori che vivono completamente a proprio agio dentro il mondo. Che sono sempre a contatto con il rumore della società, che fanno 100 presentazioni letterarie in un anno, che vanno in TV o alla feste mondane. Uno scrittore ha bisogno di farsi fecondare dal buio e dalla solitudine, solo così può esprimere la sua luce.

Il numero più grande è due”, titolo evocante e bellissimo, con il sigillo Mondadori. Un traguardo senza dubbio decisivo. Sei entusiasta di questa meta raggiunta?

Pubblicare con Mondadori è un grande onore. Però questo è per me solo il primo gradino. Non basta pubblicare. Bisogna farsi leggere. Questo è il traguardo più duro. I miei aforismi sono condivisi dovunque, li ho trovati persino nei quadri di mostre d'arte o nei menù di ristoranti o nei cataloghi di brand del lusso. Vengo condiviso molto, ma vengo ancora letto poco. Sto cercando di spiegare ai miei estimatori che la citazione e la lettura sono due cose diverse. Un libro è una persona particolare. Viene a prenderti per mano e di colpo eccoti in un altro mondo. E' come se una luce passasse sotto le tue mani mentre sfogli le pagine. La citazione di una frase non potrà mai portarti in un altro mondo come fa un libro.

Di cosa parla il libro? Accennaci qualcosa in merito a trama, ambientazione e protagonisti?

Il libro si può leggere da diverse angolature. Come un romanzo, come un libro di poesia o come una raccolta di aforismi. E' una storia d'amore ambientata tra l'Italia e l'America, con una sua trama veloce e leggera, che descrive l'innamoramento, i litigi, le separazioni e il ritrovarsi di due giovani: lui si chiama Alberto, idealista imbranato, lei Eleanor, biologa americana, anticonformista, timida, sensibile e selvaggia come i papaveri. Non a caso il papavero compone la copertina del libro.

Nel 1973, Carlo Cassola e Mario Luzi pubblicano per Rizzoli un saggio intitolato “ Poesia e romanzo”, nel quale si asserisce che lo scrittore intende «abbozzare un suo cammino: avendo l'occhio alla qualità, non alla quantità». Sei d'accordo con quest'affermazione? Cosa significa per te la compenetrazione di stile poetico e narrativo? A mio avviso, in qualità di tua estimatrice da molti anni, mi è sembrato un po' uno sbocco necessario, in quanto i tuoi scritti sono sempre intrisi di molta liricità.

Sono d'accordo. La qualità di un libro non si misura dal numero di pagine o di capitoli o di personaggi. Un haiku di 17 sillabe di Matsuo Basho può avere la stessa qualità di un romanzo di 400 pagine. Anzi, a volte, ha più qualità!

Quanto alla compenetrazione di stile poetico e narrativo, devo dire che è per me una esigenza che ho sempre sentito. Molti miei colleghi scrivono libri dove gli aforismi e le poesie sono disposti in modo casuale o cronologico in una alternanza erratica di testo scritto e spazio bianco. Io fin dai primi libriccini ho cercato di disporre le mie frasi secondo un filo conduttore invisibile. Cercavo un ritmo, una misura, una progressione. Il fatto è che io nasco come narratore. Ho iniziato scrivendo racconti di poche pagine. Che poi abbreviavo e asciugavo sempre di più fino a farli diventare aforismi o poesie brevi. Il ritmo narrativo è innato in me.

In più occasioni, hai ribadito di essere fautore di una cultura della bibliodiversità. Di cosa si tratta in altre parole? Perché nel mondo dell'editoria autoctona è quasi una chimera?

Viviamo in un mondo dominato dal romanzo. Basta entrare in libreria per rendersene conto. Romanzi ovunque (thriller, fantasy, rosa, etc) e poi saggi, saggi e saggi. La macchina editoriale occupa il mercato con libri tutti uguali, rendendo difficile la circolazione di quelli che non sono conformi. i libri "diversi" appartenenti a generi letterari "minori" sono relegati in scaffali semi nascosti. L'aforisma è stato il primo genere letterario al mondo e non ha un suo scaffale in libreria. Se lo cerchi devi andare nello scaffale della poesia. Se poi vuoi acquistare i classici dell'aforisma (Lichtenberg, La Rochefoucauld, Kraus, Canetti, etc) non è detto che ci siano. E' un po' come se io andassi in libreria per acquistare la Recherche di Marcel Proust o Anna Karenina di Lev Tolstoj e il libraio mi dicesse che non sono disponibili. "I pensieri spettinati", scritti da Stanislaw Jerzy Lec, (uno dei più grandi scrittori di aforismi del 900), sono stati fuori catalogo per anni. Li trovavi solo su ebay. Solo da poco più di un anno sono stati ristampati. E' incredibile, tutto questo.

L'aforisma, una frase breve che condensa un significato esteso e quanto mai intenso. Quando ti ci sei appassionato? Raccontaci dei tuoi esordi.

Come dicevo sopra, ho cominciato a scrivere 16 anni, componendo raccontini di due-tre pagine che poi abbreviavo e accorciavo sempre di più. Un giorno mi chiesi il perché di questa mia vocazione alla brevità e alla concentrazione e fu così che scopri il mondo dell'aforisma. Per me fu una rivelazione. La mia ossessione di mettere un libro in una pagina, una pagina in una frase e una frase in una parola trovava finalmente una spiegazione. Ero un "aforista" (parola che peraltro, ahimè, il correttore ortografico segna come errore) e non lo sapevo.

I miei primi aforismi erano ironici e surreali e leggeri. Ma dentro di essi c'era già un seme di poesia. Uno dei miei primi aforismi fu questo: "Quando si descrive la neve, bisognerebbe cominciare dalle risate dei bambini". Lo scrissi tantissimi anni fa, ma non era molto diverso da quelli attuali. Negli anni la mia scrittura è diventata sempre più poetica, tanto che adesso non scrivo più aforismi ma poesismi, cioè aforismi in forma poetica. Credo che la scoperta della poesia sia coincisa con il processo di scoperta delle mie emozioni. Prima nascondevo, filtravo le mie emozioni. Adesso ho imparato a comunicarle. Nella realtà, come nella scrittura.

Una caterva di anni trascorsi sui libri, a studiare, ad approfondire quello che più ti appassionava. Cosa ne hai tratto personalmente? Parlo in termini di interiorità più che di formazione individuale.

"Pillole di saggezza" sembra ormai essere diventata una espressione logora e vuota e frusta, a furia di essere usata. Ma se andiamo a vedere l'essenza di questa espressione, scopriamo che l'aforisma è una medicina che ci aiuta a curare la mente e a scoprire la vera profondità di noi stessi. Da qualche parte, nella nostra epoca o in un'epoca assolutamente diversa, un uomo ha cercato di capire il mondo proprio come facciamo noi; ha avuto in mente la stessa forma cui noi pensiamo, la stessa nostra determinatezza, la stessa direzione del pensiero. Ma in modo più brillante, più luminoso, più vero. Ha messo a fuoco quello che giaceva indistinto dentro di noi. E gli ha dato una espressione.

Nessun genere letterario parla di noi stessi come l'aforisma. Nessun genere letterario stimola "il conosci te stesso" meglio di questa forma breve. Basti leggere queste tre frasi del grande aforista La Rochefoucauld (tre frasi prese a caso tra le centinaia che ha scritto): "Tutti abbiamo forza sufficiente per sopportare i mali altrui", "Se non avessimo difetti, non proveremmo tanto piacere a rimarcare quelli degli altri", "Non abbiamo abbastanza forza per seguire tutta la nostra ragione". Queste frasi ci fanno riflettere, ci fanno crescere, ci mettono di fronte all'immagine nascosta di noi stessi, ci fanno esclamare: "ma questo sono io!".

Sono uno specchio dentro il quale ci riflettiamo e ci riconosciamo. Prima di scoprire l'aforisma ero una persona completamente diversa da adesso. Si pensi a una frase come questa di Eleanor Ann Roosvelt: "Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso".

9 parole, ma che forza che hanno, che potenza... "nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso"... Sono quelle frasi che dovremmo mettere accanto alla porta prima di uscire nel mondo. Frasi come questa fanno crescere, evolvere, maturare.

Parliamo di “Aforisticamente”, un portale che ha un numero esorbitante di followers. Quanta fatica ti costa aggiornarlo costantemente? È ripagata in quanto a soddisfazione?

Aforisticamente mi costa fatica e impegno. Credo che non esista nessun sito al mondo con le caratteristiche di Aforisticamente. Aforisticamente è un mix irripetibile di aforismi, poesie, tweet, battute, paradossi, nonsense, microsaggi, proverbi e altro ancora. In ogni articolo di Aforisticamente, in ogni elenco di aforismi c'è un ritmo e un filo conduttore. Il lettore non sta leggendo un elenco meccanico di frasi disposte in modo casuale.

Ogni mattina migliaia di italiani prendono frasi e pensieri dal mio sito e le condividono sulle loro bacheche social o su Whatsapp. Quasi nessuno però sa che dietro Aforisticamente (e le oltre 200.000 frasi che ci sono sopra) c'è Fabrizio Caramagna. Sono un influencer nascosto!

Mi sento soddisfatto per l'ampio pubblico raggiunto, però a volte mi sento anche un po' incompreso. Tutti prendono le frasi dal sito e nessuno ringrazia. Tendiamo a considerare come se tutto ci fosse dovuto e abbiamo perso il senso del ringraziamento, della gratitudine, del rispetto del lavoro altrui. Siamo troppo distratti, non abbiamo più l'attenzione per le cose, andiamo troppo di fretta, non ci soffermiamo più sui dettagli.

Io sogno un mondo in cui la gente dica di nuovo "grazie".

Sei per il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Come scrivo in un mio aforisma: "Non guardare se il tuo bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Guarda quanta luce c'è nel vetro".

La dimensione onirica, non tanto del sogno come attività vera e propria, ma come “stile di vita” sulle orme dell'idealismo romantico. Ti identifichi con queste parole?

Io non faccio altro che sognare. Non sono mai uscito dai sogni. Come scrivo in un altro mio aforisma:

Preferisco quelli che camminano sulle nuvole e parlano al vento.

I pazzi per amore, i visionari

e coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.

Quelli che pensano fino a sei cose impossibili

e immaginano sempre una porticina dietro una siepe

e il Bianconiglio ad offrire il the e un orizzonte mai visto.

Chi sono i tuoi autori preferiti?

Ho tanti autori preferiti. Al liceo Thomas Mann del Tonio Kroger e Morte a Venezia, Cesare Pavese, i poeti simbolisti francesi ma anche Virgilio. Poi con l'università i grandi narratori, in particolare Marcel Proust, Lev Tolstoj e Fëdor Dostoevskij. Trovo che Konstantin Levin di Anna Karenina sia uno dei personaggi più belli della letteratura mondiale. Io vorrei essere come lui. E poi tanta tanta poesia, rigorosamente straniera e soprattutto femminile (amo Emily Dickinson, Wislawa Szymborska, Marina Cvetaeva e Sylvia Plath). Tranne alcune eccezioni, non amo la poesia italiana. La poesia deve essere inspiegabile ma non incomprensibile. E la poesia italiana è quasi sempre incomprensibile, ermetica, involuta.

Poi ovviamente ho letto tanto aforisma. Nella mia biblioteca ho libri di aforismi in ogni lingua, che mi sono stati donati dagli autori di tutto il mondo. Ho libri in russo, serbo, rumeno, finlandese, macedone, cinese, basco, etc. Ho anche libri fatti a mano in tirature limitatissime. Da vedere prima ancora che da leggere. Per quanto riguarda l'aforisma posso davvero dire, come Mallarmé, che "j'ai lu tous le livres"!

Chi ringrazieresti per i traguardi sinora raggiunti?

Me stesso. Nella vita non mi ha aiutato nessuno. Neanche la fortuna. Anzi ho sempre avuto molte cose contro. Ho fatto tanta, troppa gavetta. Ho dovuto aspettare quasi cinquant'anni per pubblicare il mio primo libro importante.

Cos'altro dimora nel tuo cassetto?

Un romanzo aforistico sui migranti, l'empatia e l'accoglienza. Ma non so se e quando lo pubblicherò. Per adesso sono concentrato sulla promozione del mio libro "Il numero più grande è due".

Come diceva il grande Emil Cioran, "Pubblicare un libro comporta lo stesso genere di impegni di un matrimonio o di un funerale"!

Grazie mille,

Chiara Zanetti


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