Andrea Nicoletto

Andrea Nicoletto

Io dico sempre che in Italia c’è una cosa di cui possiamo essere orgogliosi senza che nessuno possa dire il contrario, ovvero quella di costruire le più belle supercar del mondo

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Abbiamo intervistato per voi Andrea Nicoletto, presidente del "Lamborghini Club Italia": unico club ufficiale del nostro paese dedicato alla storica casa automobilistica, fondata da Ferruccio Lamborghini nel 1963.

Buongiorno Andrea. Grazie per averci concesso questa intervista. Andiamo subito al dunque: cosa rende veramente speciali le auto di questo storico marchio?

Partiamo con una premessa: le auto sportive italiane sono le migliori al mondo. Si tratti di Lamborghini, Ferrari, Maserati, Pagani o altro, non c’è paragone con quelle straniere, a livello innanzitutto di design. Rimanendo sulle Lamborghini, quello che la distingue è che ha sempre osato di più rispetto alle altre, escludendo forse il Testarossa della Ferrari. E’ sufficiente pensare soltanto alla 350 GTV: un'auto talmente all’avanguardia che, quando fu presentata nel 1963 al salone dell’auto di Torino, fu considerata troppo avanti per l’epoca e messa in un magazzino, oggi di proprietà di un collezionista svizzero. In vendita fu messa successivamente la sua “sorellina” 350GT: una versione riveduta e corretta con le forme arrotondate, più rispondenti al mercato dell'epoca.

Quindi mi stai dicendo che le blasonate auto sportive  statunitensi, non reggono il confronto?

Io dico sempre che in Italia c’è una cosa di cui possiamo essere orgogliosi senza che nessuno possa dire il contrario, ovvero quella di costruire le più belle supercar del mondo. Negli Stati Uniti hanno le Corvette e le Mustang, ma non c’è paragone: sono ad anni luce di distanza dalle nostre. E’ vero che le Mustang hanno 400 o 500 cavalli, ma non reggono il confronto e te lo fa capire anche il costo: si passa dai sessanta/settantamila euro di quelle americane ai tre/quattrocentomila euro di quelle italiane; ci sarà pure un perchè e non si tratta solamente di marchio, ma proprio di qualità e contenuto tecnologico: si tratta di cavalli “veri” e non solo dichiarati come se montassi due turbo su un’utilitaria.

Pensa soltanto a quando uscì la Miura nel 1966: aveva un motore dodici cilindri centrale posteriore trasversale, una vera e propria “eresia tecnica” per citare le parole dell’ingegner Dallara con cui ho avuto il piacere di parlare e un design che ancora oggi tutto il mondo ci invidia, nato dalla matita di Marcello Gandini. Rappresentò una vera e propria svolta nel mondo delle supercar, perchè nemmeno in Ferrari (un marchio che era già affermato in tutto il mondo) ci avevano mai pensato e questo diede il via ad una concezione di auto sportiva completamente diversa per le future generazioni.

Mi dici un modello a cui sei particolarmente legato e perchè?

Sicuramente la Diablo. Ha il muso molto corto rispetto ad un cofano posteriore imponente: quando la vedi ti dà subito un’idea di potenza, ti fa proprio chiedere cosa ci sia dentro quel cofano motore. Uscì nel 1991 e ricordo di avere visto la prima al Motorshow dell’anno successivo, e’ stato amore a prima vista ed appena si e’ presentata l’opportunita’ non me la sono lasciata scappare. Quando l’Alpine, famoso marchio di autoradio, da anni partner di Automobili Lamborghini, decise di sostituirla con l’uscente nuovo modello a quattro ruote motrici, acquistai quell’auto. Era stata utilizzata per i poster aziendali che hanno girato il mondo e ancora oggi qualcuno salta fuori con l’immagine della mitica Diablo rossa. Non ebbi nemmeno il coraggio di lasciarla davanti a casa per evitare di attirare troppo l’attenzione, in seguito me ne feci una ragione e fu un grande orgoglio che tutt’oggi ho il piacere di utilizzare.

Come ci si sente a guidare un’auto così? Non parlo solo della velocità, ma proprio la sensazione di guidare qualcosa di speciale, che non tutti si possono permettere...

Partiamo dal presupposto che si tratta di un motore aspirato da 6000cc con una coppia motrice incredibile. Io faccio sempre un esempio per semplificare a tutti la potenza che può esprimere questa macchina: la motrice di un camion, che deve portare un bilico, mediamente è un 7000cc. Praticamente è come avere il propulsore di un camion, anche se molto particolare, da cinquecento cavalli con un peso dell'auto di soli 17q (un camion carico pesa 400q, NdR). Una potenza indomabile che, anche grazie al non utilizzo dell’elettronica, all'epoca non ancora molto progredita ed al suo cambio manuale, permette di sentire fino in fondo la sensazione di guidare, portandoti praticamente in simbiosi con l’auto. Nonostante abbia 28 anni, non sente il peso del tempo ed è ancora quella con cui mi diverto di più. Era già diventata anche auto storica, ma nel 2015 state modificate le leggi al riguardo, allungando a trent’anni il periodo necessario: fatto sicuramente non gradito ai collezionisti.

Quando e come nasce l’idea del Lamborghini Club Italia? Come si è evoluto in questi anni?

Ci tengo a specificare, per non prendermi meriti non miei, di non essere tra i soci fondatori del club, che è nato nel 1993: ho iniziato la mia militanza due anni dopo e sono diventato presidente nel 2004. Lo scorso anno abbiamo festeggiato il quarto di secolo dalla fondazone e voglio sottolineare che siamo l’unico Club Lamborghini al mondo nato con un atto costitutivo, a S.Agata, non dalle parole di quattro amici al bar, ma firmando di fronte ad un notaio. Tra i soci fondatori c’era un "certo" Sandro Munari (pilota di rally italiano, campione del mondo nel 1977, NdR) ed altre quattro persone, ovviamente tutte appassionate di Lamborghini, tra cui Daniele Onnis, attualmente presidente onorario ed in carica ufficialmente prima di me. Un uomo che nonostante la sua tenera eta’ di ultrasettantenne, e’ presente ai nostri meeting a bordo della sua Murcielago: questo dovrebbe farti capire che tipo di persona sia e quanta passione ancora abbia per il marchio del Toro. Fu proprio lui a darmi il compito di succedere in quella importante posizione ed io sinceramente non credevo di essere all’altezza, ma lui insistette ed alla fine accettai, convinto che sarebbe stata un’esperienza di un paio d’anni, durante i quali si sarebbero resi conto che non ero in grado di ricoprire il ruolo ed invece dopo quindici anni sono ancora qui a cercare di tenere sempre unito ed efficiente il Lamborghini Club Italia.

Tra i vari eventi che organizzate spicca “BULL DAYS”, l'evento itinerante per eccelenza Lamborghini Club Italia dedicato ai collezionisti e proprietari della "casa del Toro": che messaggio volete dare alle tante persone che vi guardano e ammirano le vostre automobili?

Non è tanto un messaggio, ma proprio il fatto di voler condividere con gli altri. C’è un falso mito, negativo, che dipinge noi appassionati proprietari di auto di lusso come delle persone gelose dei propri mezzi, che non permettono di toccarli quasi a nessuno, ma non è così. Tramite questi eventi vogliamo portare sempre più persone ad apprezzare il mondo delle auto storiche e delle auto sportive e ben venga se il genitore ci chiede di far salire il proprio figlio su una delle nostre macchine, perchè per noi condividerre questa passione è la cosa più importante di tutte.

Per organizzare questo evento non bisogna mai affidarsi a persone non qualificate, impreparate o approssimative. L'azienda che cura questa vostro evento come si sta adoperando per far si che sia un successo per ogni città che visitate?

In tutta sincerità, solitamente l’organizzazione degli eventi è affidata interamente a me e mia moglie, che prendiamo contatto con le persone da coinvolgere e, computer alla mano, pezzo per pezzo, mettiamo in piedi il tutto. A tutto questo fa eccezione il “BULL DAYS” svoltosi in Toscana ad inizio luglio, dov’era stata "Venetia Communication" a fare ad regista, anche se ovviamente rimanevamo in continuo contatto ed ogni scelta è stata presa in totale condivisione con Stefano Cigana, proprietario dell'agenzia. Si è speso personalmente per sei mesi e dobbiamo ringraziarlo se siamo riusciti a parcheggiare 50 Lamborghini sotto la torre di Pisa il sabato in Piazza dei Miracoli e farle sfilare in Piazza del Campo a Siena la domenica. E’ stata un’operazione per la quale c’era bisogno di persone qualificate ed intraprendenti. Il risultato è stato eccezionale e ci tengo a sottolineare una volta di più che tutto questo viene fatto da noi per passione e non per business.

La Polizia stradale Italiana può contare su ben due Lamborghini Huracàn: una in dotazione al Compartimento di Roma e uno a quello di Bologna. Con il loro motore V10 da 610 Cv, scaricati a terra dalle efficiente trazione integrale: le piacerebbe ne fosse data una anche in dotazione all'arma dei carabinieri ?

Sicuramente sarebbe bello vedere una Lambo con i colori di un corpo importante come quello dei Carabinieri. Le due Lamborghini della Polizia di Stato, oltre ai loro normali compiti istituzionali, sono state attrezzate per il trasporto urgente di sangue e organi. Qualche anno fa erano delle Gallardo, ma con l’immissione sul mercato del nuovo modello Huracàn la casa madre ha provveduto alla sostituzione ed attualmente queste due Lambo solcano le strade Italiane e non solo. Abbiamo avuto il piacere di avere una di queste auto come apripista nel raduno di Jesolo cinque o sei anni fa, quando ancora utilizzavano la Gallardo. Un simpatico aneddoto raccontatoci dagli agenti, quando ci sono gli incontri europei dei mezzi della Polizia dei vari stati: i tedeschi arrivano con la Porsche, gli spagnoli con la Seat, i francesi con la Peugeot e noi ci presentiamo con una Lamborghini. E' una cosa un po’ diversa, che rende particolarmente orgogliosi noi appassionati del Marchio del Toro.

Vorrei chiudere l’intervista con un tema più leggero: due parole su Elettra Lamborghini, nipote del fondatore, che ha deciso di intraprendere una carriera slegata da un nome tanto importante e ha mostrato di avere a modo suo il DNA imprenditoriale di famiglia. Che rapporto avete con lei?

Sinceramente con lei non abbiamo alcun tipo di rapporto e non l’ho mai conosciuta personalmente. Fa parte della famiglia, perchè è figlia di Tonino Lamborghini, figlio di Ferruccio, ma ha scelto di vivere in un mondo completamente diverso da quello delle automobili, sicuramente più consono alle sue capacità professionali. Più vicino al nostro mondo è suo fratello Ferruccio, anche lui nipote dell’omonimo storico fondatore della casa automobilistica, che invece si è dedicato al museo della famiglia Lamborghini (a Funo/Bologna) ed altre attività legate al marchio Lamborghini.

Il museo non è incentrato solo sulle automobili, ma su tutte le attività della famiglia dalla fine della guerra in avanti: dai trattori ai bruciatori, al condizionamento, all'idraulica, fino alle automobili. Ve lo voglio segnalare perchè non tutti lo conoscono e non ci sono esposte soltanto automobili, ma anche i trattori “Carioca” che furono i capostipiti dei trattori Lamborghini, assemblati coi pezzi delle jeep e dei mezzi militari da rottamare in un periodo storico dove c’era bisogno di ricostruire. E' presente anche uno dei tre esemplari di elicottero prodotti. Il progetto poi naufragò a causa della mancanza di autorizzazioni da parte dell’aeronautica per entrare anche nel mondo dell’aviazione. Questo la dice lunga su quanto fosse lungimirante e vulcanica la mente del fondatore Ferruccio Lamborghini, oltre ad essere un ulteriore motivo di orgoglio per noi Italiani.

Direi che su quest'ultima chicca possiamo concludere l’intervista, invitando i nostri lettori a visitare il museo qualora avessero l’occasione. Ti ringrazio nuovamente per questa interessante chiaccherata e ti auguro in bocca al lupo per l’attività futura del club.

Matteo Tencaioli

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