Poca Allegria, Tanta Nostalgia: Dieci Anni Senza Mike Bongiorno

Poca Allegria, Tanta Nostalgia: Dieci Anni Senza Mike Bongiorno

A 85 anni, due lustri fa, ci lasciava il pioniere della televisione italiana nonché principe dei quiz

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Pareva un highlander. Come Rocky, come la regina Elisabetta. E invece anche lui non è stato immortale. L'8 settembre del 2009, in un hotel di Montecarlo, se ne andava per sempre il Re della televisione italiana del Novecento e oltre, Mike Bongiorno. Se diamo un'occhiata alla sua biografia, scritta a quattro mani con il figlio Niccolò, "La versione di Mike", datata 2007, pare anche meglio di un romanzo. Perché la vita di Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, nato a New York il 26 maggio 1924, è stata davvero un romanzo pieno di colpi di scena. Sin da quando, catturato dai tedeschi, finì spalle al muro pronto a essere fucilato. Prima che un soldato corresse dall'ufficiale responsabile con un passaporto americano in mano: era quello di Mike, succulenta merce di scambio con i prigionieri tedeschi e quindi rilasciato a un passo dalla morte. La mano del destino ha vegliato su Mike per tutta la sua esistenza, compresa tutta la vicenda che ha riguardato l'incontro con la sua ultima moglie, Daniela Zuccolini, incontrata in più occasioni negli anni fin quando non diventò sua moglie nel 1972. Padre per la prima volta a 48 anni (ce n'erano 26 di differenza tra lui e Daniela), una vita di Mike Bongiorno equivale a dieci delle nostre. E non per la lunga esperienza televisiva, i 21 telegatti, le undici edizioni di Sanremo, e quella strada aperta alla tv in Italia con la trasmissione "Arrivi e partenze", anno 1954, dove il nostro andava in aeroporto ad intervistare personaggi famosi, ma per una esistenza marchiata dallo sconfinato carisma, l'autoironia e da una professionalità fuori dal comune. Circondato dalle sue numerose vallette (dalla Ciuffini alla Campagnoli, dalla Barale alla Elia, dalla Trevisan a Susanna Messaggio) ma anche e soprattutto da altri artisti che con lui hanno corso in parallelo e scritto un'epoca come Vianello, Baudo e Corrado, Mike è stato intrattenitore e precursore, re delle gaffe e principe del quiz, segnando tutti i lati del dado televisivo del Novecento. 

E poi la vita fuori dallo schermo: la Juventus, lo sci, i viaggi intorno al mondo. Quella volta che fu lasciato in cima al Cervinio in occasione della pubblicità della famosa grappa Bocchino: impossibile recuperarlo per le condizioni meteorologiche avverse, cosa avvenuta solo in un secondo momento. Mike in grado persino di dialogare con dei ladri in occasione di una rapina in casa sua, mandandoli altrove. Primo protagonista della tv commerciale, lasciò la Rai dopo 25 anni quando arrivò la chiamata di Silvio Berlusconi nel 1977, un signore che aveva in mente di prenderlo nella sua scuderia per creare un nuovo modo di fare intrattenimento televisivo. Seicento milioni l'anno, che polverizzarono i 30 che prendeva dalla tv di stato. Non poté che accettare. Seppur, poco prima della sua morte, Bongiorno dovette passare dal centralino per salutare il suo ex datore di lavoro: cosa che non ebbe il tempo di digerire. E poi il compagno di giochi dell'ultimo periodo della sua esistenza: Fiorello. Che ha avuto il merito di grattare via la corazza del presentatore e del professionista per rendere Mike umano, giocherellone e più guascone. Le innumerevoli pubblicità, l'imitazione riuscitissima negli anni di "Viva Radio 2", dove molto spesso il vero Mike interveniva in diretta a battibeccare e dove fu costretto a vestirsi da majorette in pieno luglio per festeggiare gli alti ascolti del programma. E quella chiosa al Duomo di Milano, il giorno dei suoi funerali: "Se fosse qui, Mike direbbe: hai visto? Mi hanno dato il Duomo. A Baudo non l'avrebbero mica dato!". Allegria, Mike. La televisione in Italia, quella vera, se ne è andata insieme a te.

Stefano Ravaglia 

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