Si avvia al suo terzo anno di attività il VIB di Via Frattina, ristorante di una storica famiglia di ristoratori di origini siriane e libanesi della Capitale, che mira a divenire un vero e proprio hub culturale grazie alla visione illuminata dei figli Momo e Ahmed, romani di seconda generazione.
Forti dell’esperienza dei fondatori, i due giovani proprietari scelgono una proposta elegante ed accessibile, ispirata dall'esperienza del padre nel settore della ristorazione, prodotti di primissima qualità, cucina contemporanea, attenta alle stagionalità e una proposta di appuntamenti ed eventi per far vivere lo spazio all day long tra arte, cultura e gastronomia, un luogo che dia un senso di comunità e di “famiglia” in tutti i momenti della giornata.
Ho voluto incontrare Momo e Ahmed per fargli qualche domanda e per meglio comprendere il loro mood e la loro visione innovativa e all’avanguardia nell’hospitality. Una intervista a due voci e a 4 mani tra fratelli.
Come nasce VIB, perché questo nome e come nasce la scelta del locale in pieno centro storico?
Inizia Momo: Abbiamo deciso di aprire il VIB perché è una vera e propria storia da raccontare, già dal nome: la V deriva dal numero cinque romano, perché è il nostro quinto locale, la I e la B sono le iniziali dei nomi dei nostri genitori (Iman e Bachar), che sono i fondatori di tutto questo impero.
Abbiamo deciso di puntare su uno stile più “elegante” e contemporaneo, rispetto agli altri locali, ma che sia accessibile a tutti, il VIB è il nostro “gioiello”.
Sono quarant'anni che la nostra famiglia si occupa di ristorazione. Nostro padre ci ha fatto crescere in questo ambiente, viene dall'accademia francese, dalla vera gavetta, ha fatto tutti gli step professionali nel ristorante dal lavapiatti allo chef, all’executive chef; il ristorante in cui ha lavorato è poi diventato il suo, il suo primo (l’Osteria del Tempo perso a via dell’Oca). Piano piano ha preso il secondo, il terzo, il quarto, fino ad arrivare all'idea del VIB.
Durante il Covid ci è arrivata questa bellissima opportunità a via Frattina, questo negozio era un negozio di scarpe (Marco Marco, per chi se lo ricorda!), abbiamo visto lo spazio, papà ha avuto la sua visione, noi abbiamo creduto in questa idea, ma volevamo qualcosa di diverso, rispetto alle altre proposte di famiglia.
Siamo in pieno centro storico, ad un passo da Piazza di Spagna, che attrae tutto il mondo, perché non puntare su qualcosa di più internazionale?
Sia io che mio fratello Ahmed abbiamo vissuto e lavorato a Londra, io come attore a Los Angeles, abbiamo toccato con mano il mondo dell’hospitality a 360°.
Ci siamo detti creiamo qualcosa di assolutamente contemporaneo che sia fruibile tutta la giornata, dal morning coffee in poi, con arte, musica, intrattenimento, un mix e match tra varie cose, che non sia solo un ristorante, solo un bar, ma che possa essere abbinabile a quello che è il momento, il gusto della clientela e l'orario di fruizione.
Continua Momo: Io vengo dal mondo del cinema e lo dico sempre, che il cinema e la ristorazione sono due facce della stessa medaglia, sono esperienze, giusto?
Non volevamo un ristorante stellato, quello abbiamo avuto la fortuna di averlo già.
Con lo stellato l’attenzione principale è alla tecnica, alla recensione, al giudizio ma forse si perde l'arte dell’intrattenimento, si perde la passione.
Momo tu sei anche attore, come sei riuscito a portare avanti la tua professione e le attività di famiglia in parallelo?
Io riesco a fare l'attore grazie al ristorante e grazie anche ai miei genitori, che mi hanno dato l'opportunità di farlo.
Tutto il mondo entra dalle porte del tuo ristorante io ho sfruttato l’unica cosa che sapevo fare da piccolo: parlare con le persone, osservarle, poi io mi perdevo nel mio mondo, guardavo i film…
Però è tramite la ristorazione, facendo il cameriere, lavorando in sala, che ho imparato tutto.
Sia io che mio fratello abbiamo aiutato mio padre, a qualsiasi livello, che lavorava tantissimo.
Chi è il braccio e chi è la mente di voi due?
Risponde Ahmed: siamo entrambi un po' di tutto, Momo il più creativo, la mente, riesce anche a fare un po' di networking con i nostri clienti e anche un po' l’amministrativo, però come braccio dovrei dire forse un po' io, anche se le vere braccia e menti sono mia madre e mio padre.
Diciamo che mio fratello Momo è quello che trova l'idea, gira, vede e noi siamo un po' più quelli che proviamo a mettere l'idea in pratica, ce lo hanno insegnato i nostri genitori.
Io ho iniziato anche a “lanciarmi” in cucina con mio padre, per fare il cambio menù, e sono stato promosso… meno male!
Qual è il vostro punto di forza? Perché i clienti scelgono il VIB?
Perché qua trovi una “famiglia”, come noi quattro che lo gestiamo.
Il clima è assolutamente contemporaneo, strizziamo, come stile, l’occhio un po' a Dubai, un po' a Londra e alla Grande Mela, però è a livello familiare.
Anche la cucina, i piatti romani sono come la cucina di tua nonna la domenica o come una coccola di tua mamma, così come trattiamo e mettiamo a loro agio i nostri clienti, fidelizzati e non, come se fossero in famiglia.
Ho visto che insieme alla ristorazione avete anche un ricco programma di eventi e di appuntamenti settimanali, quant’è essenziale per la vostra attività?
Abbiamo imparato col tempo che come l'arte, anche l'arte della cucina non è separata dal lifestyle. Quando tu crei uno spazio dove non solo si mangia per passare il tempo, ma si creano mensilmente incontri di poesia, arte, talk e vedi che i clienti, il pubblico è contento, torna, prenota, allora stai facendo la cosa giusta, è la strada giusta.
Vogliamo farlo diventare “un social hub”, un punto di congiunzione di arti, dove al momento conviviale per eccellenza della ristorazione si unisca un evento culturale, a titolo gratuito, da vivere in tranquillità, senza sovrastrutture inutili.
E siamo felicissimi quando facciamo la programmazione ed inseriamo sempre un qualcosa di nuovo, l’ultimo è stato un evento cinematografico.
Qual è il piatto che va per la maggiore? Il vostro fiore all’occhiello?
Ne abbiamo un paio, molto speciali: “La rosa del VIB”, che è un raviolo a forma di rosa, ripieno con cacio e pepe, lime con una salsa di tartufo e un po' di pistacchio, che necessita di 8 ore di lavorazione solo per la preparazione della rosa, ma ne vale assolutamente la pena.
Un altro piatto, che va per la maggiore sono i tortelli ai funghi porcini, fatti in casa, con una spuma di parmigiano.
Che cosa vi aspettate da questo 2026?
Ci aspettiamo di fidelizzare ancora di più la nostra clientela e di averne di nuova.
Da ultimo è stato nostro ospite il celebre regista Oliver Stone, paparazzato dal King dei paparazzi Rino Barillari.
Parla Momo: tramite il ristorante ho conosciuto persone del mio ambiente, che mi hanno aiutato o con le quali ho addirittura lavorato, stando al Festival del Cinema di Cannes o a quello di Venezia.
Quando non sei a Roma, o parli con chi non è di Roma e gli dici se passi a Roma vienimi a trovare al ristorante, tutto è molto più facile.
A chi non piace mangiare? Chi è che non ama il cibo italiano che è una certezza in tutto il mondo?
Grazie anche alle mie esperienze attoriali a Los Angelos abbiamo avuto ospiti - oltre che a Oliver Stone - Adam Sandler, giornalisti Rai. Uno dei nostri grandi amici è l’attore italiano Franco Nero, così come Mel Gibson che è venuto nelle nei nostri locali e tutte le volte che è a Roma torna.
Ma i nostri clienti sono anche amici e gli habitué del centro, e questo ci fa molto piacere.
Siete romani di seconda generazione, papà siriano e mamma libanese, come vi trovate a Roma?
Risponde Momo: Per noi Roma è eterna, Roma la tengo nel cuore, specialmente quando sto a Los Angeles, mi manca è casa.
Risponde Ahmed: Roma, soprattutto qui in centro è un po' un paese, ci conosciamo tutti, è meravigliosa.
A Marzo è stato lanciato il nuovo menù, quali sono le novità?
Dall’esperienza di mio padre e dello chef abbiamo creato un antipasto di stagione: un cuore di carciofo con stracciatella e scampi crudi.
Per chi ama la cucina romana ad un classico tonnarello cacio e pepe io e mio fratello abbiamo aggiunto del pistacchio, e il risultato è assolutamente da provare.
Per i secondi un piatto veramente interessante è l’orata ripiena in crosta di patate su purè di mais, che cattura anche per la sua presentazione, perché si mangia anche con gli occhi, è il caso di dirlo…
Con la crosta di patate abbiamo ricreato la pelle del pesce e con la crema di mais sembra che stia nuotando, meravigliosa oltre che ottima.
Per chi ama la semplicità anche gli spaghetti o gli gnocchi ai tre pomodori, gustosissimi.
La vostra che clientela è? Spaziate dal nazionale all’internazionale?
Le attività di famiglia sono ormai consolidate, abbiamo il nostro nome, la nostra reputazione, questo ci ha portato a collaborare con circo 60 alberghi qui di Roma, da Palazzo Fendi, all’Hotel Nobu, dall’Hotel de Russie all’Hotel Bernini, solo per citarne alcuni.
Abbiamo clienti stranieri che ci vengono a trovare almeno una volta l’anno, politici, tante ambasciate ed ambasciatori e anche tantissimi romani e ne siamo felici.
Complimenti a Momo e ad Ahmed e ai loro genitori che gli hanno permesso di diventare quelli che sono ora, pur essendo molto giovani, senza rinunciare a sogni ed ambizioni e di creare questo gioiello a Via Frattina.
Per avere maggiori info su VIB Via Frattina https://vibfrattinaroma.com/ o seguiteli sulle loro pagine social FB: https://www.facebook.com/people/VIB-Frattina-Roma/ o IG: https://www.instagram.com/vib_frattina
Assolutamente da provare!
Stefania Vaghi
© Riproduzione riservata