LA CARICA DEI SEIMILA E UNA LAZIO DIVERSA

LA CARICA DEI SEIMILA E UNA LAZIO DIVERSA

SARRI DI CORTO MUSO MA CON L'ENNESIMO CLEAN SHEET, IL CARATTERE PRIMA DEL BEL GIOCO

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Non è roba da tutti i giorni avere 6mila persone al seguito, soprattutto dopo gli ultimi risultati non proprio positivi per la Sarri e company, sconfitta Juventus, sconfitta Lecce e pareggio interno con l’Empoli dopo essere stati avanti di due lunghezze.

Ma la prestazione nei primi 84 minuti dell’Olimpico non poteva essere un caso, calcio eccellente, sovrapposizioni, pressing e velocità di pensiero e azione. Poi. Il buio per 10 minuti scarsi, la paura, il non ragionare da squadra, lo specchiarsi in uno specchio rotto.

Ecco, la Lazio di Sassuolo è stata una Lazio diversa da Lecce e Empoli, accorta, silenziosa, niente spavalderia del io so io e voi nulla. Attaccare con la solita foga ma con attenzione agli spazi, Hysaj da rivedere, almeno quello del primo tempo ma ci può stare alla prima da titolare dopo tanto tempo. Poi, una volta trovato il gol, rigore di Zaccagni, il solo pensiero della squadra Lazio è stato portare a casa i tre punti, rinnegando forse anche il pensiero del proprio allenatore che vuole sempre andare avanti cercando più gol possibile. Se pensate all’ammutinamento di Zeman nel famoso derby di ritorno dopo il 3 a 0 di Mazzone con Casiraghi e compagnia siete lontani ma qualcosa è cambiato, sarà il tempo a dircelo.

Sarri per la prima volta dopo tanto tempo rinuncia ai soliti cambi, niente Basic per Alberto, niente Pedro per Romero, niente Cancellieri per Anderson. Vecino per Cataldi è fisiologico per quanto deve correre il play dell’allenatore toscano, Patric la carta amuleto per Casale al 89esimo, il resto è la Lazio di inizio partita. Spiegazioni? Chissà, forse il mister voleva la concentrazione massima, testare anche la consapevolezza che bisogna stringere i denti, portare a casa il risultato e basta, di corto muso allegriano.

Poi il resto lo hanno fatto i 6000 del Mapei. Laziali “fracichi” fino al midollo che hanno cantato e inneggiato ai propri colori per tutta la partita, dalla tv era solo gente Laziale, il grido Lazio Lazio del primo tempo ha accompagnato la Lazio forse nel momento più duro della partita, il Sassuolo palleggiava e bene e i biancocelesti non riuscivano a recuperare il pallone, l’infortunio di Immobile e la sua conseguenza uscita ha destabilizzato un po' tutti, curva nord compresa ma la Lazio ha reagito, Luis Alberto ha dato concretezza al suo gioco senza colpi di magia ma usando la spada, Milinkovic, marcato a uomo, tornava giganteggiare a centrocampo e Zaccagni si è preso l’onere e l’onore di calciare il rigore sblocca partita, non cosa da poco.

Il resto è un secondo tempo giocato con la testa e un Felipe Anderson che al 90esimo è ancora capace di resistere a due cariche prima di smarcare l’inverosimile e depositare in rete il pallone della tranquillità facendo esplodere di nuovo il Mapei sponda bianco celeste.

Trasferte del genere restano nella mente del tifoso, chissà che un giorno non troppo lontano non si possa pensare che questa trasferta con bagno biancoceleste sia stato il punto di partenza della Lazio di Sarri verso il grande obbiettivo Champions, la grande bellezza solo del gioco molte volte porta complimenti e pochi risultati, la Lazio di Sassuolo ha dimostrato concretezza.

GIUSEPPE CALVANO

Foto Gianandrea Gambini

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