Bayern Leverkusen Roma Semifinale Europa League 2023 2024

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Orgogliosi fino al midollo, ed è questo che distingue i romanisti da qualsiasi altro tifoso nel Mondo: la Roma perde e Noi cantiamo ancora più forte. Ancora più forte.

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Delle infinite cose che si possono dire sul calcio, alcune le puoi commentare solo se le vivi sulla tua pelle; alcune per sentito dire, alcune solo perché si rifanno a dei luoghi comuni e stasera su tutte, due hanno fatto la differenza: il cuore in gola, arrivato il secondo gol, sobbalzato all'improvviso senza aver avuto modo di controllarlo, ed il primo pensiero sull'autogol di Mancini : “Nooo, poveretto, a lui nooo!”,  senza quasi pensare per un attimo al sogno infranto di una finale ancora una volta sfiorata. Credo che per il 90% dei tifosi romanisti siano queste le due emozioni predominanti, in questa sera di maggio che ci ha regalato ancora una volta l'illusione di un sogno. Si partiva sfavoriti, delusi ma sicuramente non domi, un'impresa come difatti si è dimostrata, una prova di coraggio, sangue e sudore che solo chi è romanista fino al midollo può capire e De Rossi l'ha preparata pensando a questo. El Shaarawy a sinistra, no, a destra, poi a sinistra perché di giocatori come lui dovrebbero essercene almeno quattro, mentre se hai la fortuna di averne almeno uno lo fai girare a piacimento e avanti, indietro, avanti, terzino, attaccante copre e fa ripartire l'azione con un Azmoun impietrito che riesce a sbagliare tutto, tranne il rigore che riesce a procurarsi nel primo tempo, capace di ribaltare completamente il match. La Roma parte forte come all'andata, 20 minuti di spinta totale, ci prova Pellegrini che fa davvero sperare nel miracolo, poi Lukaku un gigante in mezzo al campo che prova continuamente a sgomitare portandosi dietro mezza difesa con Tapsobas e Tah pilastri di una difesa che si chiude a catenaccio e Palacios, che cerca di filtrare sulle ripartenze appena presa la palla verso Hoffman e Adli. Il fastidio più grande però arriva sempre sulla destra con la scheggia Frimpong che all'inizio irrigidisce un po' tutti con velocità e dinamismo, all'inizio perché Angelino con una prova imponente ne riduce le performance rimbalzando di fatto ogni pallone e lasciando maggiore possibilità di gioco alla squadra. La difesa mostra una forza impressionante, Mancini e Ndika regalano sicurezza e reattività mentre Svilar si conferma un campione indiscusso parando con grande professionalità ed una buona dose di  istinto, diversi palloni insidiosi e ben indirizzati, una prova di valore e sacrificio, dopo qualche pallonata di troppo da parte dei padroni di casa, arriva il gol: rigore per un fallo su Azmoun che viene freddamente realizzato da Paredes, uno 0-1 che stordisce il Leverkusen regalando nuovo vigore ai giallorossi, pochi minuti alla fine del primo tempo, ma gli animi ruggiscono e si caricano di nuovi stimoli. Mastodontici in una prova che richiedeva lucidità, tutta la squadra si è stretta facendo un lavoro impeccabile, sento ancora la fatica ed il fiatone di Pellegrini, sostituito nel secondo tempo con Abraham perché davvero non aveva più fiato, un Ndika perfetto in un compito ingrato ed ancora Mancini, Cristante e Paredes che spingono come elastici pronti però a scattare indietro al primo segnale di contropiede. E tutto il secondo tempo è stato una prova di amore, per la maglia per i colori e per il gruppo. Il gioco del Leverkusen soffre la Roma, con Frimpong al 50% la squadra ha una fascia in meno su cui insistere Xhaka e Palacio cercano la triangolazione sull'esterno, ma l'inserimento è spesso interrotto nell'esecuzione e Grimaldo sbaglia i tempi spingendo spesso il pallone fuori dal campo. Un Leverkusen meno aggressivo dell'andata, o forse una Roma che ha studiato il modo per schermarlo, sta di fatto che a forza di insistere nella metà campo avversaria la Roma conquista un secondo rigore frutto di un fallo di mano andando a realizzare quel 2-2 che per un attimo ci ha riportato a quel Roma Barcellona che ancora riecheggia nelle nostre menti. Un urlo sotto il settore ospiti, una speranza e tante lacrime per tutti, anche per noi a casa che abbiamo sentito quel famoso cuore ribellarsi nel petto. La squadra di De Rossi attacca sempre sulle fasce, entrano anche Bove e Smalling, per cercare di dare freschezza laddove si è spremuta anche l'ultima goccia di sudore. Zalewski però non è così pulito come Spinazzola, così come Abraham che conferma il periodo buio, la capacità e la finezza negli inserimenti degl esterni viene meno e la fatica fa la sua parte, i nervi , le ipotesi, e le leggerezze: il Leverkusen cerca la rimonta esce Svilar, Smalling lo intralcia il pallone carambola sul braccio di Mancini che malauguratamente si trova al posto giusto, a protezione del secondo palo, e la palla entra in rete.... Da quel momento il buio. 7 di recupero e arriva il 2-2. Doloroso. Ingiusto come la maggor parte delle imprese della Roma. Orgogliosi fino al midollo, ed è questo che distingue i romanisti da qualsiasi altro tifoso nel Mondo: la Roma perde e Noi cantiamo ancora più forte. Ancora più forte.
Laura Tarani

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