Continua, senza sosta, la rincorsa disperata della Roma verso una qualificazione alla Champions che solo qualche mese fa sembrava impossibile. Una qualificazione che i giallorossi stanno sognando grazie a Claudio Ranieri che, tornato dalla pensione per “salvare” la sua Roma, sta compiendo un vero e proprio miracolo riuscendo a far credere un popolo che, prima del suo arrivo, temeva la retrocessione. Diciottesimo risultato utile consecutivo in campionato, seconda vittoria contro una delle prime nove della classifica (entrambe ottenute con l’allenatore di Testaccio) e aggancio al quarto posto in attesa delle altre sfide. Una vittoria convincente e meritata contro una big era l’ultimo importante step che mancava ai giallorossi, ai quali spesso era stato criticato il poco coraggio nelle grandi.
Sconfitta pesantissima invece per i nerazzurri che, dopo la sconfitta in semifinale di Coppa Italia nel derby, cadono per la seconda volta consecutiva in campionato e danno l’opportunità al Napoli di prendersi il primo posto in solitaria, in caso di risultato positivo col Torino. Una squadra, quella di Inzaghi, visibilmente e comprensibilmente stanca, sia mentalmente che fisicamente che non è quasi mai riuscita ad esprimere il proprio gioco (grandi meriti delle scelte tattiche di Ranieri) e che non ha quasi mai creato occasioni pericolose per Svilar. Nonostante il momento complicato i tifosi interisti hanno abbracciato i propri giocatori al termine della partita, provando a trasmettergli tutta l’energia ed il coraggio possibile per affrontare il super Barcellona di Hansi Flick.
Incontro che fin dal primo minuto di gioco ha raccontato di una Roma che ha sorpreso l’Inter grazie al cambio modulo operato da Ranieri: difesa a 4 e pressing aggressivo sul giro palla nerazzurro. Scelta rivelatasi impeccabile, con i giallorossi che hanno fatto da padroni per quasi tutto il primo tempo e che avrebbero potuto concludere la prima frazione con un vantaggio maggiore. Ad infiammare un pomeriggio apparentemente tranquillo, condito dal toccante minuto di silenzio per Papa Francesco e la protesta della Curva Nord, ci ha pensato il solito Matias Soulè con il quinto gol in campionato, quattro di questi sono risultati decisivi per portare dei punti ai suoi. Complici l’arrivo di Sir Claudio e l’infortunio di Dybala il talentino ex Juve e Frosinone è salito in cattedra, prendendosi sempre di più la scena grazie a gol e magie. Come detto poc’anzi la Roma avrebbe meritato di terminare i primi quarantacinque con un margine più ampio data la mole di occasioni avute, tra cui la conclusione larga di Cristante a centro area e il miracoloso salvataggio di Carlos Augusto sulla conclusione a porta vuota di Shomurodov.
Secondo tempo che si è svolto sulla falsa riga del primo: giallorossi compatti e col baricentro basso aspettando il momento giusto per ripartire. L’inter non è mai riuscita ad alzare il ritmo e a mettere in difficoltà la retroguardia, sempre attenta, della Roma. Gli unici pericoli sono stati tiri da fuori tentati da Calhanoglu, lontani dallo specchio della porta, e una super occasione per Barella che da ottima posizione ha colpito male non centrando il bersaglio. Nota positiva per i nerazzurri è stato sicuramente il ritorno di Dumfries che, al momento del suo ingresso in campo, ha messo alle corse la fascia sinistra di Ranieri che ha dovuto spostare N’Dicka terzino, proprio per marcare l’Olandese. Nei minuti di recupero grandi proteste della formazione di casa per un possibile (e forse punibile) calcio di rigore non fischiato dall’arbitro Fabbri per una trattenuta prolungata di N’dicka su Bisseck, a pochi metri dalla porta capitolina.
Altri tre punti, al triplice fischio, per la Roma che continua a vincere di misura, mostrando da una parte ancora tanti limiti nel finalizzare le occasioni ma dall’altra una solidità difensiva davvero impressionante. Le ultime quattro sfide che attendono i giallorossi saranno decisive per la qualificazione alla prossima Champions League, un’utopia che passo dopo passo sembra sempre più possibile. Per l’Inter la sfida di mercoledì col Barcellona potrebbe valere una stagione; una stagione che in una settimana è passata da poter essere una delle più gloriose della propria storia, ad una delle più dolorose.
Photo credits: NerazzurriSiamoNoi.it
Emanuele Spataro
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