Gasperini si sa, cerca di confondere le acque per sperimentare la sua filosofia di gioco, forse per mascherare qualche difficoltà o, più semplicemente per riparare qualche gap nella squadra. Sta di fatto che la formazione schierata contro il Viktoria Plzen, approccia male il match, sbagliando marcature e perdendo il tempo sull’uno contro uno. Dovbyk, in realtà, prova la conclusione dalla distanza qualche minuto dopo il calcio d’inizio, illudendo il pubblico e creando un’aspettativa troppo alta, si spegne subito e l’allarme che la Roma possa subire si concretizza con l’errore di Hermoso che cede il fianco esponendo la difesa e lasciando intendere che la porta della Roma possa essere facilmente penetrabile. Il primo gol di Adu nasce proprio da un errore di Ziolkowski , che si lascia letteralmente scappare l’attaccante, più veloce e agile nella manovra, infilando Svilar con un tiro angolato e pulito. Nulla da fare per l’estremo difensore giallorosso che non può fare altro che vedersi gonfiare la rete alle spalle. La Roma va in bambola, sbaglia e rallenta il passo cedendo il fianco agli avversari che costruiscono l’azione dal basso e sembrano proporre un gioco fluido e studiato, traversone sulla sinistra a cercare Souaré che di sinistro dalla distanza realizza il gol de 2-0. Svilar stavolta è sulla traiettoria ma sbaglia i tempi e il Viktoria raddoppia in pochi minuti. La difesa lascia interdetti, con Mancini, Ziolkowski ed Hermoso, un centrocampo a quattro con Celik, El Aynaoui, Koné e Wesley; Soulé e Dybala alle spalle di Dovbyk non convince;. la mossa Ziolkowski alla sua prima apparizione non ha dato la giusta contropartita, di contro, vista la delicatezza dell’evento, l’impiego di Celik in difesa sarebbe stato forse più adatto, senza costringere Mancini ai lavori forzati.
Per la Roma dentro Pisilli e fuori Koné, dopo il duro contrasto ricevuto nel primo tempo. La prima palla buona è per Memic che invita nuovamente Adu alla doppietta ma il giocatore arriva in ritardo. E’ poi El Shaarawy ad andare vicinissimo al gol con un destro abbastanza potente da impegnare Jedlika, ed un secondo dopo è Dybala a tentare il gol di testa su cross di Wesley, ma viene frenato dalla mano di Jemelka, così chiaro che non si è atteso molto per assegnare il rigore per la Roma. Rigore decretato dall’analisi al Var, rigore che per la Roma può diventare motivo di ansia e nervosismo visti i recenti precedenti. Doppio passo e calcio sicuro: Dybala non sbaglia, il 2-1 su rigore porta la sua firma scacciando i pensieri più nefasti e riaccordando un senso di fiducia alla squadra giallorossa. Punizione per la Roma che si affida nuovamente a Dybala per la battuta, la palla viene allontanata dalla difesa, ma il gioco della Roma riprende in modo più dinamico. Lavora tanto El Shaarawy, che non si risparmia mai, serve prima Pisilli che trova il muro del portiere, poi è ancora il Faraone dalla distanza; un lavoro di apertura e giropalla che permette un avanzamento in area avversaria ed il tentativo di raggiungere almeno un pareggio. In ombra, neanche piuttosto velata, la figura di Dovbik che continua a rimanere sulle gambe, partecipando poco all’azione e lasciando troppi spazi agli avversari. L’ingresso del Faraone invece sembra aver ridato dinamismo alla Roma risultando un punto di riferimento per l’attacco, agile sulla fascia e lesto nei movimenti sottoporta, a lui si affida spesso Wesley che si muove con destrezza sulla parte destra del campo, non con poca difficoltà visti gli assalti avversari. Esce Celik, entra Bailey. El Shaarawy e Bailey vanno quindi a completare le fasce, Wesley si stringe più al centro a fare da sponda con Soulé. Esce Dovbik, tra i fischi ed entra Ferguson, che prova anche lui ad alzare il baricentro della Roma. Gli avversari puntano a portare a casa la vittoria spingendo sul possesso palla e sul raddoppio delle marcature, chiudendo spazi e corridoi; poi il lampo di Bailey che si svincola dalla marcatura e si lancia in un tiro a filo palo che scuote l’Olimpico, una partita letta in maniera positiva, un giocatore dal grande potenziale che sembra abbia solo bisogno di sciogliere le gambe; rompe il fiato spesso, corre avanti e indietro alla ricerca del pallone risultando spesso capace nell’intuire la giocata e la posizione dei compagni, un profilo interessanti e sicuramente necessario nell’economia della squadra giallorossa. Quattro minuti sul cronometro ed i giocatori impegnati nel recupero del risultato sono sempre gli stessi. Anche Dybala va in copertura, ma a trainare la Roma ci sono El Shaarawy e Pisilli coadiuvati da un ottimo Soulè e da qualche sprazzo di Ferguson e Bailey. Il resto della squadra arranca, fatica a stare in campo ed a regalare equilibrio, le azioni vengono anticipate sull’intenzione e il Viktoria Plzen è concentrato e attivo su ogni palla, approfittando dei cambi di gioco e insistendo sulla pressione. All’ultimo minuto è N’Dika che su calcio d’angolo la schiaccia direttamente tra le braccia del portiere. Ultimo respiro con la punizione di Dybala, mischia in area e gol di Pisilli in evidente fuorigioco. Il match finisce con la Roma in avanti. Il Viktoria Plzen vince il match contro la Roma salendo in classifica al quinto posto e relegando la squadra della capitale solo al ventitreesimo. Un cammino complicato in Europa, l’ennesimo, a riprova che negli ultimi anni il calcio italiano si posiziona sul gradino più basso, non bastano statistiche, ranking uefa, alla fine ci troviamo sempre ad inseguire. La squadra deve plasmarsi e deve ricorrere ad elementi solidi e di esperienza.
Laura Tarani
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