La vittoria sul campo del Bologna ha rappresentato per la Lazio un momento di rara compattezza: per qualche ora si sono ritrovati uniti tutti i segmenti del tifo biancoceleste, dalla minoranza più critica al tifo organizzato, fino alla maggioranza silenziosa. Un breve istante in cui la squadra ha riavvicinato un ambiente scosso da settimane di tensioni e contestazioni sempre più accese.
Negli ultimi giorni, infatti, intorno alla Lazio hanno preso parola in molti: opinionisti improvvisati, “accattoni di like”, speculatori di calciomercato, personaggi in cerca di visibilità. Un rumore di fondo che ha finito per sovrastare la squadra e che stride con un vecchio motto dell’ambiente: «Ai laziali ci pensano i laziali». Oggi, quella sensazione sembra smarrita. L’impressione diffusa è che chiunque possa usare il nome della Lazio per colpire, giudicare, destabilizzare. Da qui l’appello a un nuovo principio: «Che nessuno tocchi la Lazio».
Il successo di Bologna può rappresentare uno spartiacque: o si riparte, oppure si rischia di scivolare nell’anonimato sportivo, la condizione più temuta da professionisti, società e tifosi.
La squadra aveva già lanciato segnali incoraggianti nella gara di Torino contro la Juventus, dove, dopo un avvio complicato, i biancocelesti avevano reagito con personalità, sfiorando anche la vittoria. Un atteggiamento poi confermato nella sfida di Coppa Italia al Dall’Ara: una Lazio attenta, compatta, pronta a colpire in ripartenza con le sue armi migliori. Un errore difensivo l’ha costretta a inseguire, ma la reazione è stata immediata, fino a un finale in cui era la formazione di Sarri a cercare con più insistenza il gol, mentre il Bologna sembrava attendere i rigori.
Dal dischetto, la Lazio ha mostrato carattere: Tavares, Dia e Marusic hanno calciato con lucidità, privilegiando l’efficacia alla spettacolarità. Taylor ha poi chiuso la serie con la sicurezza del giocatore completo, confermando le aspettative sulla sua crescita.
Il lungo abbraccio finale tra Maurizio Sarri e il suo staff racconta molto del momento vissuto dal gruppo. Da giugno in poi saranno forse gli stessi protagonisti a spiegare ciò che è accaduto, ma un fatto è evidente: il tecnico è riuscito a ricompattare una squadra che sembrava allo sbando, anche prendendo decisioni contro il proprio credo, come schierare giocatori arrivati da appena tre giorni, tra cui Maldini.
Ora tocca a Sarri e ai suoi uomini credere che la stagione possa ancora cambiare direzione. Ci sono mesi davanti e un margine per costruire qualcosa di positivo. La partita di Bologna potrebbe essere il punto da cui ripartire.
Giuseppe Calvano foto web
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