Jannik Sinner Trionfa E Conquista Il Sunshine Double Del 2026

Jannik Sinner Trionfa E Conquista Il Sunshine Double Del 2026

Dopo la vittoria a Indian Wells, l'altoatesino bissa a Miami senza perdere un set e fa la storia del tennis

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L’avevamo lasciato esattamente due mesi fa, dopo l’inaspettata, ma non clamorosa, sconfitta contro Novak Djokovic nelle semifinali dell’Australian Open al quinto set.

Una sconfitta che fece rumore, nonostante fosse arrivata contro uno dei migliori tennisti della storia, se non il migliore, perché intorno a Sinner esiste un sottobosco di haters un po’ “tafazziani”, che non aspettano altro che un suo passo falso per ricordarci quanto Alcaraz sia “più forte, più bello, più simpatico, più giovane e più vincente”, mentre l’altoatesino a loro dire sia un “robot” antipatico, addirittura per qualcuno nemmeno italiano (di sicuro dal punto di vista comportamentale, essendo educato e non andando mai fuori dalle righe).

La risposta di Jannik era stata l’unica che ci si poteva aspettare da lui: “Devo lavorare sui miei difetti”. Sì, perché anche un “mostro” tennistico come lui aveva e ha dei difetti, come ogni essere umano e, nel suo caso, sapeva di avere la necessità di crearsi una sorta di “Piano B” per le rare situazioni in qui il suo tennis devastante fatto di prime di servizio e bordate da fondocampo non gli permetteva di arrivare alla vittoria.

Si andava dunque a febbraio, quando l’azzurro usciva ai quarti di finale degli Open del Qatar contro Menisk, tennista molto talentuoso e autore di una delle migliori prove della sua pur breve carriera, spalancando le porte della vittoria proprio a Carlos Alcaraz, alimentando l’ego dei personaggi descritti poco sopra. La reazione di Jannik? “Sto lavorando per trovare fiducia e ritmo” e sotto di nuovo a lavorare, in silenzio, lontano dai riflettori, come un atleta dovrebbe sempre fare in questi casi.

Arrivava la metà di marzo: il mese dove ci si gioca il cosiddetto “Sunshine Double” formato dal Masters di Indian Wells e il Miami Open, entrambi ATP 1000, con lo spagnolo presentato dai media come tennista più in forma e favorito, nonostante la superficie fosse molto gradita al nostro atleta di casa ed ecco i nodi venire al pettine. Se da una parte Alcaraz usciva in semifinale contro il redivivo Medvedev a Indian Wells e addirittura ai sedicesimi, contro Korda a Miami (lamentandosi di una non meglio specificata voglia di batterlo da parte degli avversari, per poi provare a rilassarsi col Padel),  dall’altra Sinner batteva il russo e Lehecka nelle due finali, mettendo a segno la doppietta senza perdere nemmeno un set in entrambi i tornei: un’impresa mai riuscita a nesuno, fino a quel momento, nella storia del tennis.

La morale? Mai dare per morto Jannik Sinner: rarissimo esempio di lavoro e dedizione, che persino a livello di sport professionistico è riconosciuto soltanto a pochissimi fuoriclasse (mi vengono in mente Cristiano Ronaldo nel calcio, il compianto Kobe Bryant nel basket, Phelps nel nuoto e lo stesso Djokovic nel tennis), per cui sembra che ogni difficoltà si trasformi nell’occasione per diventare ancora più forte, nemmeno fosse il protagonista di uno shōnen come Dragonball.

Non commettiamo, però, l’errore che fanno i suoi odiatori seriali: nessuno sta dicendo che improvvisamente ci sia stato l’ennesimo ribaltone di gerarchia nel tennis, dove due giocatori sembrano fare uno sport differente e trascinano gli altri a cercare di migliorarsi per raggiungerli.

Carlos Alcaraz resta un fuoriclasse, che ha già vinto almeno una volta tutti i tornei del Grande Slam e che, a livello di pura qualità, ha certamente qualcosa in più del suo rivale, al quale però invidia una maggiore capacità di rimanere sempre sul pezzo. Ci aspettano ancora tanti anni di divertimento, con quei due, sempre con la speranza che qualcun’altro riesca ad inserirsi in una lotta che, ad oggi, sembra non concedere spazio a nessun altro.

Matteo Tencaioli 

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