Caro Alex,
così no, così fa male. Improvvisamente vai via, di sera, forse di notte, in un weekend in cui il popolo è fuori porta, per una volta è spensierato e si gode l’anteprima dell’estate a Venezia o a Positano o il concertone del 1° Maggio a Roma.
Maledetto 1° maggio; non ci siamo ancora tolti le scarpe impolverate dalla ghiaia della curva del Tamburello, dove Ayrton ci richiama a sé in pellegrinaggio ogni santo primo giorno del mese Mariano, per ripercorrere, omaggiare, per ricordare e mai dimenticare il campionissimo Senna e il debuttante Ratzenberger, in quella che fu la più grande disfatta umana e sportiva che il motorsport avesse mai rappresentato dal vivo e in diretta TV.
Ricordi Alex, riuscisti a schivare quel weekend da incubo del 1° maggio ‘94 perché avevi perso il posto in Lotus che era andato al portoghese Pedro Lamy, che solo per un miracolo non si aggiunse alla carneficina, urtando in partenza la Benetton di Letho ferma e sparando un paio di missili terra aria, sotto forma di pneumatici che volarono in tribuna che ferirono cinque persone.
In quel ‘94 eri il collaudatore della Lotus, e a fine stagione ti ridiedero il sedile perché Lamy era volato in un sottopasso a Silverstone e si era rotto le gambe.
Quelle gambe che a te furono letteralmente strappate in quell’orribile crash in Germania al Lausitzring, il 15 settembre 2001 dove arrivasti in ospedale con meno di un litro di sangue in corpo e sette arresti cardiaci. Ti diedero l’estrema unzione, ma dal tuo animo guerriero mandasti metaforicamente a quel paese il prete, perché non era ancora il tuo momento e dovevi ancora dare e fare molto. Lo dovevi a Daniela e al piccolo Nicolò.
Quando tornasti in forma, queste le tue parole: “per il momento l’obiettivo principale è riuscire a mettermi sulle spalle mio figlio, e ci riuscirò sicuramente; poi vedremo…”
Se la Formula 1 è stata avara, l’America e la Formula Cart ti hanno dato fama planetaria e gloria. Due i titoli vinti nel 1997 e ‘98 alla corte di Chip Ganassi. Vittorie, podi e quel sorpasso unico, sfacciatamente memorabile al cavatappi di Laguna Seca. Quello fu ed è tutt’ora ’il sorpasso’. Andate a rivederlo sui social per favore.
La Formula Cart o Indycar, ti ha dato la fama e ti ha tolto le gambe, ma fondamentalmente come dicevi tu, sono solamente più corto di prima, il cervello e la motivazione restano intatti.
E via nuove sfide, nuove protesi, ricerca di nuovi materiali e ancora corse con auto modificate per le tue nuove esigenze nel DTM e nel Super Turismo, grazie a Bmw.
Poi nel 2007 ti invitano a New York alla maratona per portare un messaggio di speranza, ma tu dici: io voglio fare la maratona anche senza gambe. Un pazzo, un incosciente, un visionario. Datemi un handbike e farò delle mie braccia le mie nuove gambe.
Ti piace, ti gusta e ti garba.
Faccio pure le Olimpiadi di Londra. E vinco 2 ori e un argento. Replico ancora dopo 4 anni a Rio. Faccio piangere un pianeta intero, ma do’ una e più speranze al mondo dei disabili e non solo. Da un handicap creo una nuova opportunità, il successo e la rivalsa.
Un carattere indomito, un personaggio fuori dagli schemi, simpatico, goliardico e inclusivo, con quel largo sorriso e le fossette sulle guance.
Ti fanno fare la Tv e riesci anche in quello, mentre continui a vincere ori mondiali con la nuova amata, quell’handbike che in pieno Covid ti presenta di nuovo un conto salato, forse l’ultimo. Nei saliscendi di Pienza, ancora un’urto, devastante contro un camion. Non sei su una Formula 1 e il casco da ciclista non ti risparmia l’enorme trauma facciale che ti fa scomparire dalla scena, ma non dal cuore. Sei lunghi anni di riservatezza, fino a ieri, a riprenderti i riflettori del 1• maggio, perché insieme al ricordo di Ayrton ci devi essere anche tu. Ayrton Senna e Alessandro Zanardi per sempre.
Vedete, noi appassionati di Motorsport, siamo purtroppo delle vedove. Clark, Rindt, Giunti, Peterson, Hunt, Villeneuve, Paletti, De Angelis, Senna, Lauda, De Cesaris, Bianchi, sono dai 12 ai 50 anni che non parlano più. In altri sport, attempati ex campioni ancora calcano i campi di gara per commentare e presenziare le domeniche sportive. I piloti da gara no, fanno tanto, ma tanto rumore, trionfano e poi tacciono per sempre diventando dei miti.
Ma il sorriso, la voglia di vivere, il garbo, la tigna e la voglia di prendersi gioco della sfiga e di dichiarare guerra all’impossibile, beh, questo ce l’hai insegnato solo tu, caro simpaticissimo e burlone Alessandro Zanardi da Castelmaggiore.
Con te non abbiamo voglia di piangere, ma di ridere. Non sei morto, ci hai solo fatto l’ennesimo scherzo.
Ciao Alex.
Credits e photo: © 2026 Sky Sport
Alessandro Troiani
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