Aria di Europa League a San Siro, con il Milan che ospitava il Benfica per il primo match di una competizione continentale mai vinta dalla squadra rossonera nella sua lunga storia. Una partita in cui ultimi tre precedenti parlavano chiaro a favore dalla squadra di casa, sempre in grado di vincere dal 1990 a oggi.
La squadra del Presidente Rui Costa, grande protagonista del palcoscenico milanese negli anni di Berlusconi, oggi guidata da Marco Silva, si presentava per la sfida con un ruolino di marcia stagionale di tutto rispetto, che la vedeva ancora imbattuta in campionato con cinque vittorie e un pareggio, seconda in classifica dietro al Porto, capace finora di fare bottino pieno in tutti i match disputati nella Primeira Liga.
Amorim confermava il turnover preannunciato in conferenza stampa, con Terracciano al posto di Gila in difesa, Bartesaghi a sinistra, il rientro a centrocampo di Musah, affiancato da Jashari e l’esordio dal primo minuto di Hutchinson nel ruolo di trequartista di destra, relegando in panchina Rabiot e Modric, protagonisti negativi del primo tempo contro la Lazio. Rispettabile l’idea del tecnico di coinvolgere nel progetto l’intera rosa, per evitare un girone di ritorno come quello di Allegri lo scorso anno, che lasciava però qualche perplessità per la scelta di non impiegare Tomori in difesa.
L’inizio della squadra di casa ricalcava un po’ quello visto contro Juventus e Lazio, con grande sofferenza sul pressing avversario e i reparti molto scollati tra di loro, incapaci di accompagnare l’azione di gioco e lo sviluppo dalle fasce. In questa situazione, per il Benfica era facile penetrare nelle maglie del centrocampo avversario, come avveniva poco dopo il quarto d’ora, quando Kaminski si poteva permettere di raggiungere con grande comodità i pressi dell’area avversaria, per servire a destra Lukebakio. Il belga, solo apparentemente contenuto da Bartesaghi, aveva tutto il tempo di accentrarsi e piazzare la palla sul secondo palo, senza la minima opposizione dell’esterno rossonero, che si limitava a seguirlo senza nemmeno mettere un piede per impedirne la conclusione.
Una rete meritata, anche se in qualche modo estemporanea, che ha avuto in qualche modo l’effetto di svegliare il Milan, capace di giocare maggiormente in profondità nella seconda metà della frazione, pur senza trovare la rete. I problemi della fase offensiva dei rossoneri erano da trovarsi in particolare a destra, dove l’anarchia tattica di Hutchinson impediva a Chukwueze di rendersi pericoloso, andando a calpestarne le stesse zolle di campo o non servendolo in situazioni favorevoli, come quando nel finale il giamaicano ha preferito girarsi per cercare una conclusione estermporanea invece di servire il compagno liberissimo sulla fascia.
Amorim, come ormai di consueto, effettuava i primi cambi già nell’intervallo, lasciando negli spogliatoi proprio Hutchinson insieme a Terracciano, anche lui disastroso nel primo tempo, inserendo Pulisic e Gila.
L’ingresso dello statunitense pareva sortire buoni effetti, con la squadra di casa che partiva forte nella ripresa e dopo cinque minuti si mangiava un goal clamoroso con De Winter, che da posizione favorevolissima in area di rigore non centrava nemmeno la porta. Un errore grave, che la sua squadra pagava caro poco più tardi, quando l’intero reparto difensivo (quindi lui compreso) si addormentava completamente e stava a guardare mentre El Karouani scendeva sulla sinistra e passava il pallone in mezzo per Kaminski, già autore dell’assist per il goal del vantaggio, che insaccava in totale libertà.
Sotto di due reti, Amorim provava il tutto per tutto gettando nella mischia pure Saelemaekers e Moreira, ma la grande volontà dei giocatori del Milan di rifarsi sotto era fermata dalla grande organizzazione difensiva dei portoghesi, capaci di coprire bene tutti gli spazi e neutralizzare le iniziative avversarie. Anche Trubin ci metteva del suo, a dieci minuti dalla fine, quando mandava in angolo la bella conclusione di Pulisic diretta nell’angolino basso, spegnendo le ultime velleità di rimonta dei rossoneri, sempre in grande difficoltà nel rendersi pericolosi una volta nei pressi dell’area avversaria.
Il match si concludeva quindi con la meritata vittoria del Benfica per due reti a zero, con i padroni di casa che uscivano dal campo tra i fischi di San Siro, arrivati dopo il triplice fischio da parte di una tifoseria che fino all’ultimo aveva provato a sostenerli, dovendosi poi rassegnare ad una partenza europea in salita.
TABELLINO:
MILAN (3-4-2-1): Maignan; Terracciano (46’ Gila), De Winter, Pavlović; Chukwueze, Musah, Jashari (73’ Rabiot), Bartesaghi (58’ Saelemaekers); Hutchinson (46’ Pulisic), Cisse (57’ Moreira); G.Ramos. All. Amorim.
BENFICA (4-2-3-1): Trubin; Banjaqui, Circati, Araújo, El Karouani (88’ Dahl); Aursnes (70’ Barreiro), Palhinha; Kamiński, Sudakov (70’ Prestianni), Lukébakio; Durán. All. Silva.
MARCATORI:
16’ Lukebakio (BEN), 53, Kaminski (BEN)
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