Fiammetta Olivieri

Tanta attenzione,cura,precisione,questo c'è di mio in quello che faccio

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Qual è il termine esatto per definire la tua professione e in cosa consiste?

Non c'è un termine esatto per definire la mia professione. In generale si può utilizzare il termine di video designer. Mi occupo del video a volte in tutta la sua gestazione dalle riprese, al montaggio, all'editing alla post produzione. Come specializzazione ho scelto la motion graphic, la grafica animata. E' un tipo di linguaggio sintetico molto efficace, al momento utilizzato solamente in ambito pubblicitario, ma che a mio parere avrebbe moltissimo potenziale artistico. Si lavora con le immagini, con le forme, spesso anche con i testi. E' un lavoro che necessita di chiarezza, pulizia, ordine, poichè basato in primo luogo sulla comunicazione. Impari a conoscere come agisce ill linguaggio delle immagini su chi osserva. Impari ad accostare immagini, forme e colori tra loro per creare sensi nuovi. Questo è la mia seconda professione, quella più recente e per certi aspetti più remunerativa. La mia prima professione è quella di attrice. Ho sempre voluto stare all'interno del meccanismo delle idee, non importa quale mezzo si usi per farle vivere. Questo mi interessava, per questo sono andata a cercare in posti tanto diversi. Questi due mestieri sono per me vitali entrambi, per ragioni diverse.

E' stato un lento processo nato ne tempo o un tuffo in una nuova esperienza?

L'avvicinamento al video è stato un tuffo nel vuoto. Venivo da un periodo di produzione teatrale molto felice ed intenso. Lavoravo continuativamente con alcuni gruppi teatrali nell'ambito della pura ricerca. Si creavano gli spettacoli dal nulla. Il testo lo si scriveva noi trascrivendolo dalle improvvisazioni. C'era molto lavoro fisico. E' stato un periodo molto creativo e anche massacrante. E' stato proprio in seguito ad un successo, uno di questi lavori si era ben classificato ad un importante concorso nazionale, che ho staccato la spina. Mi sono iscritta all'istituto europeo di design, ad un corso di cui mi piaceva il nome, non avevo la minima idea, allora, di cosa fosse un video designer. Ho avuto una serie di intuizioni, tutto qua, ma se penso che ora lavoro con software complicatissimi e all'epoca sapevo a malapena mandare una mail, sono contenta di avere assecondato questa follia.

Sei stata definita "video artista"... quanto c'è di tuo in ogni video?

Non ricordo di essere mai stata definita video artista, comunque mi fa piacere, anche se non credo di esserlo. Sono stata tutta la vita circondata dall' arte, il mondo del teatro è avvolgente, ti fa credere che stai vivendo una vita al di sopra delle tue potenzialità creative ed emozionali, quando mi sono avvicinata al video cercavo proprio l'opposto. Volevo un po' di matematica, di esattezza, di oggettività. Qualsiasi idea tu abbia, comunque quell'idea finisce dentro ad un computer e sei soggetto a quelle leggi. Non mi interessa l'arte per l'arte o per fare gli artisti. L'arte è cosa di rari individui eccezionali. Infatti di mio non posso dire cosa ci sia in un video. Sicuramente c'è una buona dose di sensibilità, il tentivo di essere attenta ai passaggi, alle reazioni di chi guarda. Tanta attenzione, cura, precisione, questo c'è di mio in quello che faccio.

Gli studi intrapresi e l'istituto europeo di design influenza il tuo lavoro?

Sono stata molto fortunata. L'Istituto europeo di design ha creato il mio lavoro, non mi ha solo influenzato. Ho avuto insegnanti straordinari che ancora sono amici o collaboratori. Se hai voglia di imparare, come ne avevo io, non importa dove sei, ti fai strada e trovi quello di cui hai bisogno. Io volevo stare in un posto dove potevo sentire parlare dalla mattina alla sera di quella cosa.

Che cos'è Sentimental Noize?

Sentimental Noize è stato un esperimento che ha portato alla creazione di un'istallazione sia di video che di teatro, "Prove di mortalità", che aveva lo scopo di indagare un particolare aspetto del mondo femminile, ovvero come le donne sono propense ad annullarsi o a morire spesso, in senso reale o figurato, quando si relazionano col genere maschile. Il lavoro era composto da una serie di opere che utilizzavano linguaggi differenti e talvolta opposti. Ogni opera era indipendente, spesso si trattava di veri quadri umani, ma sottilmente o dichiaratamente connessa con le altre per formare un insieme. A seconda del posti dove andavamo, adattavamo la struttura. Abbiamo lavorato moltissimo sulle idee, sulla reazione del pubblico, su sfumature sottilissime, sull'intenzione degli sguardi. E' stato davvero un lavoro unico e importante. Questo è stato uno dei casi nei quali ho potuto mettere in gioco sia le mie competenze in ambito video, sia la mia esperienza teatrale e performativa. Non so se lavoro o passione. La passione è lavoro, per me. Se per lavoro si intende solo quando si ricevono dei soldi per le proprie fatiche, ci si perde qualcosa secondo me. Al contrario non è semplice mettere passione in un lavoro che non ci piace, e secondo me anche in questo caso ci si perde qualcosa.

Cosa ricordi di Isola teatro?

Isola Teatro è il gruppo di teatro cui sono più legata. Collaboro con loro dai tempi della scuola. Periodicamente ci reincontriamo perchè ognuno di noi porta avanti il proprio personale percorso e allora un nuovo testo, una nuova idea su cui lavorare, sono un modo per scambiarci le reciproche esperienze. E' importante avere un gruppo di riferimento, un luogo nel quale ci si conosce intimamente e ci si misura ad un livelllo di rischio che la vita normale spesso non consente. Con queste persone per me è come tornare a casa. E fare un bilancio ogni volta del punto cui sono arrivata nel mio percorso attraverso il confronto con persone che stimo artisticamente e umanamente.

Sbirciando su internet abbiamo trovato un curriculum in cui sono venute fuori informazioni su teatro, radio, musica, ballo, regia e passione per la scrittura... sono passioni che sei riuscita a conservare nel tempo?

Tutte le mie passioni e i miei interessi generali non sono altro che nutrimento per il mio lavoro. La danza, la musica, la scrittura sono solo strumenti. Ho cercato esperienze diverse poichè volevo avere i mezzi per far vivere un'idea, ed ogni idea necessita di un proprio linguaggio per essere espressa. Io volevo solo più possibilità di esprimermi. Dalla mia parte anche un po' di ingordigia, di curiosità,ma in buona fede

Qual è il segreto per un lavoro ben riuscito?

Il segreto per un lavoro ben riuscito è la necessità. Ogni volta che mi è uscito bene qualcosa era perchè dentro di me si era creato un punto di domanda. E allora cercare, studiare, creare, diventava un modo per indagare quel punto per scoprire qualcosa riguardo a me stessa, a quella questione specifica. Le necessità possono essere diverse.

Qual è stata l'emozione più forte che hai provato recitando?

Credevo all'inizio che recitare consistesse nel dare libero sfogo alle proprie emozioni. Io sono una di quelle persone nate "commosse", cioè in pratica mi emoziona qualsiasi cosa. Per questo motivo, all'inizio l'approccio a questo mondo è stato semplice ed intuitivo. I problemi sono poi arrivati col tempo. Una grande attività emozionale è si una ricchezza, ma anche un grande ostacolo. Ad esempio una volta è successo che mi sono ritrovata ad interpretare un personaggio molto ridicolo, (tra i tanti che ho interpretato) ma questo aveva qualcosa di speciale. Non potevo neppure fare un passo od un gesto che la gente cominciava a ridere. Non ero truccata ne vestita in modo particolare, eppure ero completamente trasformata quando uscivo dal teatro per prendere i complimenti del pubblico la gente non mi riconosceva. Una sera è successa una cosa strana. Mentre il pubblico si sbellicava dalle risate un pensiero ha cominciato a torturarmi: "Ma questa gente ride per me o di me?". Ho cominciato a piangere, a singhiozzi, come quando sei piccolo, cercavo di contenere questo pianto per non farmi vedere dal pubblico, ma non c'era verso, la paura di essere quello che stavo interpretando era più forte di me. Ovviamente il connubio di un personaggio che fa ridere e soffre di se stesso, ha generato un tripudio di risate e di applausi. Il maggior successo è arrivato nel momento della mia più acuta sofferenza. Questo è stato uno dei momenti in cui mi si è posto dentro un enorme punto interrogativo, e così ho cominciato a cercare, e sono riuscita a trovare un modo per accogliere quella crisi. Ho trovato ciò che faceva al caso mio, incappando in un gruppo veramente eccezionale, Accademia degli Artefatti e il suo regista  Fabrizio Arcuri. Loro mi hanno insegnato che l'attore deve sempre mantenere vivi tre livelli : se stesso, il personaggio, il rapporto col pubblico. Mantenendo viva questa divisione e saltando all'occorrenza da una all'altra di queste cosa, era possibile osservarsi, essere veri, concreti e credibili, senza cascare dentro se stessi. L'emozione non è abolita, semplicemente non ci si sbrodola in essa, anzi, essa  può liberamente nascere da questo sottile contenimento di sé. Tutto questo lavoro, unitamente allo studio del corpo e allo sviluppo di un "sentimento" legato alla presenza in scena mi stanno danno un terreno di ricerca che non mi fa mai pensare di essere arrivata da qualche parte, e mi mantiene viva in un terreno di ricerca vitale e perenne.

A cosa stai lavorando ultimamente?

Ora per me la preoccupazione primaria è la sopravvivenza. Fare ricerca, sia in ambito teatrale che in ambito video, implica una grande quantità di tempo e di risorse. Talvota le risorse arrivano, talvolta no. Al momento continuerò a fare lavori video di ogni sorta, allargare la mia clientela,  sempre cercando di mirare ad un certo livello di qualità, ma anche accontentandomi di cose semplici. Mi impegnerò credo ad approfondire le mie conoscenze riguardo ai software e alle nuove tecnologie. Ho avuto modo ultimamente di dare una sbirciatina al mondo degli effetti speciali e del compositing. E' un ambito molto affascinante che mi piacerebbe approfondire. Ho in mente un progetto video molto complesso, che mi piacerebbe affrontare, ispirato alla lettura di un libro che unisce scienza ed esoterismo, ma ancora sento che le condizioni non sono pronte alla sua realizzazione, quindi attenderò, sempre cercando. Anche in ambito tetarale le cose continuano a muoversi. Ho in piedi assieme ad un gruppo di attori e registi un esperimento di regia collettiva che prosegue da più di un anno e che ci sta dando moltissime soddisfazioni, oltre che del filo da torcere. Anche in questo caso il mio impegno è sia attoriale che tecnico (oltre ad un impianto di tipo teatrale, interagiamo con dei contributi video live e stiamo realizzando un documentario), quindi una grande prova per me in questo momento. Tenere insieme questi due livelli è il mio obiettivo dei prossimi dieci anni credo. E poi non so, mi piacerebbe lavorare con la musica!

Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato, in bocca al lupo!

Laura Castriota Scanderbeg

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