Gli Italiani E Il Gioco: Il Vero Azzardo è Far Finta Di Nulla

Gli Italiani E Il Gioco: Il Vero Azzardo è Far Finta Di Nulla

Slot machine vietate nel raggio di 500 metri dai luoghi aggregativi: basta per sconfiggere la ludopatia?

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Una slot machine ogni 143 abitanti, record europeo. Insieme alla videolottery, rappresenta il 51% del gioco d’azzardo in Italia. Nel 2017 la legislazione ha stabilito che vanno proibite “tentazioni pericolose” nel raggio di 500 metri da alcuni luoghi. Quali? Chiese, oratori, impianti sportivi e molte strutture di aggregazione. La ludopatia resta un grosso scoglio da superare nella società italica e non solo, eppure c’è qualcosa che non quadra. In base a questa normativa molte sale gioco hanno avuto lo sfratto, ma basta prendere in esame i due punti di vista opposti: l’uno, del “carnefice”, il proprietario di questo tipo di esercizi, l’altro la “vittima”, che ha dissolto nel gioco tutto il proprio avere. Davide Brunelli e Francesco De Cantis, il primo titolare di un bar nel bolognese posto sotto osservazione dalle nuove regole e il secondo rovinato dall’incedere di una scommessa dopo l’altra. L’uno si lamenta dei futuri mancati incassi (le slot gli fruttavano 5.000 euro al mese), l’altro benedice la riforma: a 70 anni, dopo una vita dignitosa, è dovuto ripartire da zero, dopo aver dilapidato 40 mila euro in dieci anni e senza aver ancora risolto la sua battaglia personale.

Di certo, nulla nasce buono o cattivo. I social network, per esempio, sono un grande strumento e una possibilità immensa di poter esprimersi ed entrare in contatto con persone che sono lì, solo da digitare in uno spazio di ricerca. L’alcol non fa male, se ci piace concedere il nostro tempo a un bicchiere di vino ogni tanto o se in un locale ci fermiamo al massimo a un paio di cocktail. Nulla accade se teniamo il volante della nostra auto ben saldo e ci godiamo la strada a una velocità che comunque resti entro i limiti. Ecco, in ciascuno di questi tre casi, è l’uomo ad autodistruggersi: se i social network vengono utilizzati per stalkeraggio e adescamenti, la responsabilità è di chi li utilizza per tale scopi. Se i due cocktail diventano tre o quattro, o comunque un tentativo pasticciato e ignobile di dover far colpo su qualcuno o semplicemente potersi vantare il giorno dopo di essere stati “fuori di brutto”, non è certo l’alcol che ce l’ha chiesto. Così come quando vogliamo andare oltre le nostre possibilità e sfruttare a pieno tutti i giri del motore: il pedale dell’acceleratore è schiacciato dal nostro piede, non è certo l’auto a correre a velocità quasi folli con tutte le conseguenze del caso.

Ecco perché, anche nel caso della ludopatia, ci sentiamo di sposare la teoria del barista senza per questo non accettare e comprendere il miserabile e desolante stato in cui versano Francesco e molti altri come lui: elevare le sale da gioco a minacce pericolose che si aggirano nei dintorni di luoghi aggregativi, è l’inverso della realtà. Spostare non significa risolvere o annullare il problema. Un po’ ciò che è accaduto negli stadi di calcio attraverso i decenni: la morsa sempre più stretta intorno allo stadio inteso come luogo fisico, con divieti, telecamere, biglietti sempre più impossibili da acquistare, inferiate e divisori a impedire qualsiasi contatto, non hanno annullato alcuni spiacevoli episodi (per la verità sempre più rari) accaduti piuttosto nelle immediate vicinanze dell’impianto o addirittura negli autogrill. La violenza è stata spostata e non debellata e così sarà anche per il gioco d’azzardo: vietare o chiudere le fonti del male, non cancella il male, ma lo spinge verso altri lidi.

Restare lontano dalle tentazioni è un fine per il quale vale la pena battersi, ma educare a dire basta è ancor più importante. Il giocatore resterà impregnato del morbo del gioco che semplicemente soddisferà spostandosi in un’altra sala giochi, così come quando bastava andare in un Comune limitrofo se nel proprio il gioco d’azzardo era oggetto di semplici ordinanze. Nel frattempo, mentre ciclicamente il problema si ripropone e si colpevolizza chi ha un’attività che trae guadagno da questo sinistro vizio, in tv imperversano lucenti pubblicità di poker on-line e scommesse sportive. Le tentazioni ora viaggiano sul web oltre che tra i ridondanti colori e rumori di una slot, ai quali si aggiunge la straordinaria fruibilità dei gratta e vinci. Sicuri che rimuovendo le slot o facendo finta che nulla esista, la pentola sarà ripulita? In questo gioco non vince nessuno: né Davide, né Francesco, due vittime dello stesso carnefice.

Stefano Ravaglia 

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