Francesca Cortevesio

“Atterrata in Australia, a casa della zia della mia migliore amica, mi sono imbattuta in bellissimi tessuti da sartoria e così cominciai a cucire pupazzi un po’ pazzi.” Intervista di Chiara Zanetti.

67
0
stampa articolo Scarica pdf


Francesca Cortevesio è una libera professionista, imprenditrice ed ex modella torinese, classe 1984, che ha scelto di stabilirsi in Australia. Il suo stile da modella era decisamente riconoscibile: capelli cortissimi biondo platino oppure rasati a zero, occhi verdi ed intensi. Una carriera iniziata poco più che ventenne come testimonial per una catena di negozi d’acconciature, ha poi posato per numerosi cataloghi d’abbigliamento e calzature. Infine, la svolta radicale, sei anni fa: lascia le patine della moda per dedicarsi alla ristorazione e alla libera attività imprenditoriale, creando “Auntie Frankie”, uno shop on-line, la sua virtuale bottega di peculiare oggettistica manifatturiera.

Il tuo marketplace, “Auntie Frankie”, si basa su un’idea creativa della manualità professionale: pupazzi, soggetti fantasiosi e molto teneri che realizzi personalmente. Mi pare evidente che ci sia una componente emotiva che accompagna questi tuoi lavori. Nasce dunque da una sorta di diletto sentimentale la tua attività? Chi senti di dover ringraziare per avere coronato questo sogno?

Innanzitutto grazie a voi per questa opportunità.Questo negozio sulla piattaforma di Etsy nasce all’incirca dopo 6 mesi dalla mia prima creazione. Sin da piccola mi è piaciuto creare. Partita da piccolissima con la nonna in balcone a fare le sciarpe coi ferri, passata al punto croce, le creazioni con i Lego, la passione per la cucina.Per un po’ avevo lasciato da parte questa mia passione per la manualità creativa, poi, atterrata in Australia, a casa della zia della mia migliore amica mi sono imbattuta in bellissimi tessuti da sartoria e così cominciai a cucire pupazzi un po’ pazzi. Questo spirito sbarazzino lo si può trovare anche nelle mie nuove creature all’uncinetto. A mio vedere, questa loro peculiarità gli dà un po’ di espressione, di anima.

L’estetica dei tuoi manufatti è dolcemente naïf. Ad influenzarti è la tua esperienza di zia, come d’altronde suggerisce il nome Auntie Frankie?

Esattamente! Siamo circondati da elementi sempre simili o di produzione di massa. Credo nel Fai Da Te e nell’espressione dei propri sentimenti tramite l’arte, qualsiasi essa sia.Tutto questo percorso dell’amigurumi (la tecnica giapponese dell’uncinetto per ricreare pupazzi) nacque prima della nascita del mio nipotino. Avevo già cucito un pazzo angioletto rosa per Nives, la mia prima super nipotina, per mia sorella da usare come fiocco di nascita in ospedale.. poi mi è stato annunciato l’arrivo del secondo, Pietro. Non volevo essere banale e così ho iniziato a fare ricerca su Instagram e Pinterest. Mi imbattei in Amineko, un gattino fatto con l’uncinetto, e così mi innamorai, in un attimo. Il secondo passo è stato subito quello di comprare l’attrezzatura e il materiale e di mettermi all’opera.Da lì, dalla copia di qualcosa che mi aveva incantata, ho poi sviluppato il mio stile con le mie creazioni personali.

Lavori nella ristorazione e, a latere, ti dedichi alla creazione dei tuoi stravaganti piccoli amici. Un’opera del genere nasce da un bisogno di immaginoso relax in cui stacchi la spina da tutto il resto?

Guarda Chiara, non avresti potuto centrare di più il punto! Il mondo della ristorazione qui in Australia è qualcosa di grande! E in continua crescita. Un sacco di italiani arrivano qui, dall’altra parte del mondo, e si buttano a capofitto in un lavoro che magari non avevano mai fatto a casa, ma che qui ti dà da mangiare e la possibilità di imparare una lingua.Per me è stato diverso. Ho iniziato a fare la cameriera ai tempi della scuola, nel fine settimana, in una pizzeria del paese dove lavorava già mia sorella. Poi sono passata ad un bar, poi alle trattorie e così via.Qui in Australia è invece sbocciata questa opportunità in un meraviglioso ristorante a Sydney (che tra l’altro ha appena vinto Ristorante dell’anno 2018 con il gambero rosso.. congratulazioni!) e così mi sono ritrovata Manager di un fine dining con la necessità di sbollire la tensione delle responsabilità in qualche modo!Credetemi, non è un lavoro così facile come sembra, soprattutto per i perfezionisti come me! Comunque sì... Dopo un certo periodo di tempo mi sono buttata in questo nuovo progetto dell’amigurumi e lì ho trasformato un ritaglio di giornata che prima era “svengo dalla stanchezza sul divano davanti ad una serie tv” a “ora mi siedo, creo e mi rilasso”.

Il mondo dei cartoni animati, che si evolve di anno in anno, può senz’altro fornirti degli spunti per le caratteristiche fisiognomiche delle tue realizzazioni. Segui le trasformazioni recenti dei cartoons e dei film per l’infanzia? Ti piacciono?

Io amo i cartoni animati! Cerco sempre di stare al passo, perfino in aereo, quando torno verso casa, mi metto le cuffie e mi dedico ad almeno un cartone della lista. Qui a Sydney ho le nipotine del mio compagno, Riccardo, che pensano a tenerci aggiornati! Se devi essere sincera sono una apprezzatrice del vecchio stile, quello antecedente al digitale. Discorso sempre legato al Fai Da Te e all’unicità del prodotto finale. Adesso come adesso, quando guardo la televisione con le bambine, ho l’idea che tutti i cartoni siano uguali o perlomeno molto simili tra di loro, con poca anima e poca morale dietro.

Poi certo ci sono quelli per il grande schermo. Un’altra storia. Sempre belli e sempre commuoventi in un modo o nell’altro. Alcuni mi hanno ispirata si, ma credo che la mia ricerca di più su disegni e schizzi trovati sul social media piuttosto che protagonisti dei cartoni già famosi. Ho ancora alcune creazioni prese da altri designer, ma per le mie beh...Cerco di essere il più originale possibile.

Quali sono invece i classici Disney a cui sei più legata?

Difficile decidere. Ce ne sono un po’ che hanno lasciato il segno, per un motivo o per un altro. Alice nel paese delle meraviglie, per esempio, l’ho trovato molto originale e di intrattenimento. Il re Leone fa ancora piangere ogni volta che mi capita di riguardarlo. La Sirenetta mi ha fatta avvicinare al mondo sottomarino, che per quanto mi riguarda, è il più affascinante di tutti!Per quanto concerne qualcosa di più recente vado diretta con Frozen. Sono stata al cinema a vederlo. Meraviglioso. Olaf ovviamente è stato il mio personaggio del cuore.

Veniamo ora alla cucina che, professionalmente, occupa il resto delle tue giornate. Ti sei trasferita da tempo in Australia. Sorge spontanea la curiosità di domandarti un giudizio culinario sui gusti di questo Paese.

Beh più che di cucina mi occupo di servire il cibo professionalmente. Poi a casa si, mi diletto nel cucinare le cose più svariate. Si sperimenta sempre tra queste mura. Dall’italiano al thai, dal giapponese al cinese, dal sud-americano al nord-europeo. La cosa bellissima qui in Australia è che essendo così multiculturale ha subito influenze da tutte le parti del mondo. Manca la qualità di alcuni ingredienti di casa. Esempio lampante sono i pomodori! Mamma mia quanto manca il sapore dei pomodori dell’orto del vicino. Ma a parte qualche pecca, devo dire, la mia lista di ingredienti al mercato è cambiata enormemente. Sono molto curiosa e di conseguenza appena vedo un nuovo ingrediente io mi ci butto a capofitto e lo compro. E lo provo. Si mangia poco italiano se devo essere sincera, ma ancora meno australiano. Dopo 6 anni qui mi sento di poter dire che il loro background culinario non esiste! Quello che hanno arriva da fuori, dai migranti come me che tempo addietro portarono le loro storie su questa isola dalle mille opportunità. Una cosa però devo ancora concedergliela. Il rito del barbecue. In ogni parco ne troverai almeno uno, a uso comune, gratis. Compri la tua carne, vai lì con un paio di amici, lo accendi e ti godi la giornata all’aperto!

Ti manca la cucina italiana? Comparando pregi e difetti di entrambe, come descriveresti le differenze fra le due cucine?

Ecco, forse ho già risposto. Ogni volta che vengo in vacanza in Italia prendo almeno un paio di kg. Quindi sì, manca la cucina italiana. I salumi e le verdure soprattutto. Qualche formaggio buono lo si trova, ma sono molto costosi. Di buonissimo hanno la frutta esotica. Il mango e l’avocado... non potrei più farne a meno.. quello che comprate in Italia al supermercato non ha niente a che fare con quello che assaggereste qui. Il latte è anche molto buono e stanno aprendo moltissime panetterie dedicate al pane fatto col lievito madre.Col cuore in mano posso dire che il pane... vince a Sydney.Per concludere direi che Italia = tradizione e Australia = sperimentazione...Si mischia, si prova, ci si butta. E ci sono dei ristoranti meravigliosi, così come pizzerie e café. I sapori di casa però sono difficili da trovare. Bisogna saper dove andare.

Com’è, complessivamente, la qualità della vita in Australia? Cosa possiede che invece al nostro Paese manca?

Io personalmente vivo benissimo qui, altrimenti non credo sarei rimasta così a lungo. Molti italiani soffrono la lontananza da casa, da famiglia e amici.Quello che si trova qui é relativo. Dipende sempre da cosa si cerca. Sicuramente la mente si apre e ci si impara ad adeguare. Tutti dicono di essere cresciuto moltissimo dopo un’esperienza qui. Beh d’altronde la maggior parte di noi migranti è venuta qui senza niente e nessuno. Se non ti svegli non ce la fai. Se vuoi rimanere qui, ti devi svegliare ancora di più e sacrificare ancora un po'.Quello che l’Australia ha dato a me è stata serenità, fiducia e sicurezza, sia monetaria che personale. Ma l’Australia è grande, grandissima. Quindi sto generalizzando. Sydney è una grande città e come tale ha i suoi angoli bui e la sua anima frenetica. La gente di città non ha nulla a che vedere con la gente delle campagne. Così come in Italia insomma. Sbaglio?!Un’altra cosa che mi ha catturata di questo paese?! Le sue regole.. tante, a volte troppe. Ma guarda caso sempre rispettate e fatte rispettare.

Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha dichiarato che, per i migranti irregolari, intende attuare il “modello australiano”. Tu che vivi questa realtà dall’interno, ti senti a casa oppure vincolata da restrizioni che sottolineano e cristallizzano il tuo status di straniera?

Allora. Qui ci si potrebbe sbizzarrire. Io sono d’accordissimo con questo modello australiano. Stanno inasprendo ancora di più queste leggi e rendendo più difficile il rimanere a lungo termine. Ma alla fine dei conti ancora questo paese funziona no?! E credetemi quando dico che li abbiamo inondati! Negli ultimi anni c’è stato un boom di migrazione che ha cambiato l’aspetto dell’Australia. L’ha anche stressata però... E allora adesso è il momento di selezionare un po’ di più. Lo capisco. Io mi sento a casa. Le persone ti fanno sentire a casa, non un visto!

Sì, è vero, il mio compagno ed io abbiamo faticato per poter rimanere, lui soprattutto, ma abbiamo sempre creduto nel sistema e seguito le regole. Non abbiamo mai avuto problemi infatti. Abbiamo speso la maggior parte dei nostri risparmi in visti, ma anche questo lo trovo giusto. É un Paese che offre e un Paese che chiede.

In Italia non so quanto questo metodo sia attuabile. Per questioni geografiche e per questione di politica/chiesa.

Qual è il tuo rapporto, professionale e non, con i social network?

Non sono una dipendente, ma una assaporatrice a piccole dosi. Non ho mai avuto Twitter per esempio. Ho sempre pensato che Facebook fosse più che abbastanza. Quello che posso dire è che, adesso che vivo così lontano dai miei cari, i social network hanno acquisito un po’ di importanza in più. Mi danno l’opportunità di avere aggiornamenti e di condividere i miei più velocemente. Con il fuso orario a volte è difficile sentirsi via Skype o FaceTime. Così magari si mette una foto o una parola su un social network e via.. tua mamma e tua sorella avranno l’occasione entrambe di sapere cosa sta succedendo. Non ci si perde le piccole cose, che poi a volte sono quelle che ci fanno sentire più vicini no?Il mio telefonino è sempre aperto su Pinterest! Grande fonte di ispirazione per il mio Fatto a Mano!

Aspirazioni, obiettivi per il futuro?

La mia unica aspirazione, per quanto banale possa sembrare, é quella di essere serena! Non pretendo felicità.Gli obiettivi per il futuro?! Quello più sicuro è il prendere il passaporto australiano. E poi più in là chissà.. magari un piccolo business con il mio compagno, magari mamma.. a noi piace andare Step by Step. Sognare si.. ma sempre con un occhio aperto! 

Chiara Zanetti



© Riproduzione riservata