Roma Lecce Stagione 2019 2020

Troppa sofferenza e poca sostanza, la Roma riesce a gestire i recuperi ma ora il problema sembra riguardare la fase offensiva che pecca in coordinazione e costruzione.

166
stampa articolo Scarica pdf

Un Via Del Mare completamente giallorosso, la Roma affronta il Lecce, assonanza di colori ma non di obbiettivi.

Liverani sulla panchina del Lecce, che schiera una formazione molto interessante, un 4-3-1-2 con un Falco agguerrito che supera le linee avversarie in diverse occasioni cercando lo scambio con Babacar, azioni spesso smorzate da un Veretout che sembra aver capito i meccanismi di questa squadra. Mancosu alle spalle come un'ombra, tanto rapida, quanto precisa, Tachtsidis in mediana insieme a Majer e Petriccione ed in difesa una menzione inaspettata per Calderoni, Rossettini e Lucioni, attentissimi a mantenere la posizione e creare superiorità numerica.

Fonseca gioca sulla qualità, sperimentando una formazione propulsiva, confermando in difesa Florenzi Smalling, Mancini e Kolarov, fuori Fazio e concedendo un turno di riposo a Cristante in favore di Diawara, riservando, al contempo, una possibilità in più a Veretout.

Trequartisti dietro Dzeko, Pellegrini, Kluivert e Mkhitaryan, fuori Zaniolo.

Primi minuti concitati, con Kolarov subito pericoloso davanti alla porta avversaria, non si spaventa il Lecce che impegna al quarto minuto Pau Lopez in una parata importante, neanche due minuti e con un destro potente da fuori, Babacar sulla fascia continua ad impensierire la Roma.

I padroni di casa sembrano molto determinati a far bella figura e tagliano a metà le linee avversarie con lanci lunghi e ripartenze in velocità.

Nel primo quarto d'ora gli uomini di Fonseca cercano di costruire l'azione di gioco, purtroppo gli agganci risultano particolarmente difficili e gli inserimenti vengono interrotti dagli anticipi di Lucioni e Rossettini, con Mancosu che si affretta a rimettere in gioco la palla spezzando il fiato a Pellegrini.

Colpisce la tenacia dei leccesi nel costruire un pressing efficace, tanto da limitare sia il raggio d'azione di Kolarov, sia la copertura in area piccola di Dzeko, costretto ad aspettare il portatore di palla che incede lasciando troppo campo ai difensori e finendo inevitabilmente per farsi chiudere la visuale.

Ne risulta un gioco approssimativo, molto disordinato ed incerto con il Lecce che ne approfitta per attaccare e un Florenzoi che ricade continuamente nel meccanismo di osmosi, corre avanti e indietro senza sosta, si sfianca e rischia troppo.

I raddoppi sull'attaccante da parte degli uomini di Liverani, si quadruplicano, lasciando comunque intendere una certa facilità nel rientro dietro le linee, riescono a creare gioco ed a mostrare una buona capacità di disimpegno sottoporta che costringe la Roma a rischiare troppo, spingendo in avanti e rimanendo scoperta in modo pericoloso dietro.

Il gioco di Fonseca, con la difesa alta ed il rietro delle linee in fase di contropide, sta costando troppo in termini di fatica e si presume che, nel secondo tempo, il tecnico portoghese possa cambiare un po' le carte in tavola.

Un bel Lecce che gioca con sentimento e sembra mettere in difficoltà una Roma che arriva oltre la mezz'ora di gioco con pochissimi tiri nello specchio della porta, tra tutti Kluivert sembra il più determinato ma pare anche quello che in questo match stia forse rischiando troppo sul piano dei nervi e la sua continua lotta con Lucioni ha più l'aspetto di un incontro di wrestling, l'aria di cambiamenti nel secondo tempo è sempre più palpabile.


La squadra di casa si anima, Mancosu e Babacar sfiorano il gol in più di un'occasione negli ultimi minuti di gioco, Smalling devia, Pau Lopez para, poi tocca a Falco e l'azione viene smorzata da Kolarov e da due parate del nuovo estremo difensore capitolino.

Troppa sofferenza e poca sostanza, la Roma riesce a gestire i recuperi ma ora il problema sembra riguardare la fase offensiva che pecca in coordinazione e costruzione.

Nel secondo tempo, come accade da qualche tempo a questa parte, sembra trovare maggior propulsione, prima Kluivert, poi Mhkitaryan si fanno pericolosi sottoporta, il Lecce però arretra, costruendo una difesa a cinque o a sei con l'avanzare dell'azione.

Il buono di Dzeko e compagni, forse oggi un po' sottotono rispetto alle altre uscite, è quello di sapersi riorganizzare, l'alternanza con Mhkitaryan permette a Dzeko di poter contare su un alter ego di grande esperienza in modo da potersi spostare più agevolmente per poter recuperare palloni e tenere impegnata la difesa leccese.

Angolo battuto da Pellegrini alla sinistra di Gabriel, palla in mezzo l'armeno raccoglie, gestisce e lancia un cross in mezzo per Dzeko che la infila in porta, uno 0-1 dato da una buonissima azione degli uomini di Fonseca, ma anche e purtroppo direi, da un attimo di distrazione della difesa di casa che ha gestito le azioni di attacco della Roma in maniera egregia.

Quello che fa riflettere è proprio questo; una formazione titolare arrivata da Roma, con i nomi più interessanti dell'ultima campagna acquisti schiertati in campo, messa a durissima prova da un Lecce che pur non vantando grandissimi nomi, ad esclusione di qualcuno, riesce a produrre un gioco efficace ed un pressing alto ed avvolgente capace di limitarne seriamente la tattica e mettere in crisi un'intera squadra.

Smalling e Co. Anche nel secondo tempo chiamati agli straordinari, un bene finchè si riesce a contenere l'avversario.

Esce Pellegrini per infortunio, dentro Zaniolo al 70', il possesso palla resta ai salentini, ancora pronti ed attenti a contenere le discese di Kluivert in una Roma che stenta nella costruzione di un gioco più centrale e che rimane troppo prevedibile sulla fascia.

Se prima era entrato Shakhov per Mancosu, ecco La Mantìa al posto di Babacar, Liverani tenta di recuperare il risultato e Fonseca risponde con Spinazzola al posto di Florenzi.

La squadra ospite stringe i denti e prova l'assalto per mettere al sicuro il risultato, mischia in area e Lucioni “para” con il braccio un tiro di Dzeko verso la porta, rigore per la Roma, Kolarov però si fa parare il tiro da Gabriel che intuisce la traiettoria mirata sul secondo palo, anche per lui giornata non brillante, frenata da una difesa di ferro che ha davvero messo alle strettr anche un guerriero come lui.

Dzeko e compagni tornano a soffrire, dopo la batosta dovuta alla prima sconfitta in campionato, la ripresa non sembra aver sortito l'effetto sperato e ad aggravare ulteriormente la situazione anche l'infortunio di Mhkitaryan, sostituito con urgenza da Cristante.

La Roma perde intensità, cerca di gestire il risultato, gli schemi saltano ed il gioco diventa pesante, a favore della squadra capitolina la stanchezza delle linee arretrate del Lecce che reggono ma faticano nell'indirizzare il contropiede.

Soffre, anni di esperimenti, cambiamenti e grandi ed importanti rivoluzioni, ma la Roma continua a soffrire ed a faticare, qualche illusione di bel gioco inevitabilmente spazzata via da errori e disattenzioni grossolane con troppi falli ad avvalorare uno stato di forma e nervosismo non al top.

Una vittoria buona solo per la classifica ma che preoccupa e continua a lasciare quell'alone di dubbio su una squadra ed una società che non riesce a trovare la giusta dimensione.

Si vince con un gol di Dzeko, il lavoro di squadra, ma ancora non basta e non convince; non basta essere cinici e la fortuna non sarà sempre presente, ci vuole molto di più.


Laura Tarani

© Riproduzione riservata