FLORENZI CAPITANO DISCUSSO DAL CUORE D’ORO

Che non sarebbe stato facile ereditare la fascia di capitano da uno come Daniele De Rossi, era cosa scontata e, questo, lo sapeva bene anche Alessandro Florenzi.

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Fonte immagine Emanuele Gambino

Che non sarebbe stato facile ereditare la fascia di capitano da uno come Daniele De Rossi, era cosa scontata. DDR non era uno qualunque, DDR era il capitano, uomo squadra, trascinatore e tifoso per eccellenza, era il paladino del popolo giallorosso e se per De Rossi poteva risultare pesante o difficile prendere il posto di Totti, per chiunque sarebbe venuto dopo di lui, l’impresa sarebbe stata ancora più ardua e, questo, lo sapeva bene anche Alessandro Florenzi al momento di indossare la fascia.

Ma lui, uomo umile e di grande integrità, non si è lasciato scoraggiare da nulla e da nessuno, non ha ceduto agli insulti di chi lo voleva lontano da Roma, non si è lasciato abbattere dalle tante domeniche vissute da spettatore; no, lui ha ceduto la sua fascia a Dzeko senza storie, continuando a sostenere la Sua squadra senza sosta dalla panchina, continuando ad allenarsi a testa bassa fino a riconquistarsi la fiducia del mister e a tornare al suo posto.

E, alla fine, domenica nella gara contro la Juventus, forse non è stato il migliore in campo a livello tecnico, forse avrà sbagliato anche qualcosa, ma sicuramente si è guadagnato il primo posto per spirito di sacrificio, per grinta, per coraggio (non dimentichiamoci che davanti aveva un certo Cristiano Ronaldo) e, soprattutto, ha agito da grande capitano. Nel momento più difficile della partita, con uno stadio ammutolito davanti all’ennesimo e più grave infortunio dell’era Fonseca, con i compagni impietriti e uno Zaniolo a terra in lacrime, lui è stato tra i primi ad avvicinarsi al numero 22 e a rimanergli accanto fino all’uscita dal campo, parlandogli e confortandolo, carezzandogli la fronte come un fratello maggiore e sostenendolo con la consapevolezza di chi quel dolore e quell’esperienza l’ha vissuta sulla propria pelle. Poi, una volta ripreso il gioco, ha preso per mano il resto della squadra spingendola a cercare di risollevare le sorti di una partita maledetta; senza, mai, mollare nemmeno un colpo.

Ma quanto fatto in campo, non era ancora sufficiente per lui… ed ecco che una volta arrivato il triplice fischio finale, quando poteva tranquillamente andarsene a casa dalla sua famiglia, la prima cosa che, invece, ha fatto è stata correre, stampelle e cornetti alla mano, a casa del compagno ferito regalandogli lo sprint necessario ad affrontare i giorni a venire.

La Roma, domenica sera, avrà anche perso, ma Florenzi ha vinto la sua partita del cuore. Forza Capitano.

Alessia Graffi

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