Alexander Kolarov Gli Insulti Della Tevere E La Personalità Di Un Leader

Alexander Kolarov Gli Insulti Della Tevere E La Personalità Di Un Leader

Un vero leader,un leader che però è anche un uomo con debolezze e sentimenti, che vive le sconfitte e le frustrazioni esattamente come ogni essere umano, non lasciamoci ingannare dal suo sguardo di ghiaccio,dalla sua espressione impassibile, posso testimoniare di averlo anche visto ridere...

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E già, ci risiamo.

Dalle stelle, che tanto stelle non erano, alle stalle che nemmeno così in basso si è caduti, ma il popolo giallorosso ormai si sa ci mette un attimo ad idolatrarti, per poi puntare il dito senza possibilità di replica.

Ci sono passati Totti su tutti, poi De Rossi ed infine Florenzi, tutti colpevoli, chi più, chi meno di volere il male della squadra, di remare contro, o quantomeno di aizzare lo spogliatoio ora verso un allenatore, ora verso un altro e così per anni, ogni qualvolta la Roma attraversava un periodo difficile, la piazza ha cercato il suo capro espiatorio e vista la mancata presenza di un Presidente, capace di convogliare, assorbire o semplicemente placare gli animi, il popolo ha cercato nei suoi interpreti il colpevole su cui riversare rabbia e delusione.

Tre sconfitte nelle prime partite del 2020, dalla speranza del terzo posto ad un quinto che traballa, con la Lazio avanti, decisamente avanti un'onta che per il tifoso romanista diventa uno sfregio e più che per il risultato, per le prestazioni al di sotto del valore di un gruppo che sembrava aver ridato speranza.

Eccoli lì, un migliaio direttamente dalla curva sud, ad incitare e caricare i loro beniamini alla vigilia del derby, una famiglia stretta intorno ad un gruppo di ragazzi che, per gioco e per amore alimentavano i sogni sportivi di ognuno di loro, a chiamarli per nome, uno per uno, a cantare e sostenere due colori e una bandiera perché, aldilà del risultato, era la passione e l'impegno, il sudore e la grinta ad alimentare le soddisfazioni.

Il destino e la sfortuna però ci mettono lo zampino e dalla quiete paziente si è passati al malcontento ed alla vendetta verbale che ferisce, non scuote ma annienta.

Così, dopo l'ennesimo match buttato al vento e dopo l'ennesima prestazione ingloriosa arriva puntuale il verdetto che si scaglia stavolta su un altro giocatore considerato uno dei senatori negativi della squadra, lo stesso che neanche troppo tempo fa veniva acclamato come uno dei migliori acquisti degli ultimi tempi.

Alexander Kolarov.

Serbo di nascita ma ormai romano di adozione, classe 1985 ha militato in entrambe le squadre romane, passando per Manchester .

Alla Roma arriva per l'appunto con un passato biancoceleste alle spalle, incontrando però una certa tolleranza e riuscendo a conquistare subito un posto nel cuore dei giallorossi, si impegna, diventa padrone della fascia sinistra creando con Perotti un legame calcistico di vera intesa, la passione per i colori cresce, dichiara la sua devozione per la squadra e segna in un derby un gol favoloso su punizione, i tifosi lo sostengono ma l'emergenza infortunii nella Roma lo costringe ai lavori forzati ed il continuo e incessante impiego non gli permettono di recuperare la forma ideale.

Insieme a Dzeko è il giocatore che ha disputato il maggior numero di partite, giocando spesso anche da infortunato, ieri in zona mista ha commentato con molta obbiettività la sconfitta contro un Bologna in grande forma, assumendosi gran parte delle responsabilità e caricandosi sulle spalle tutte le conseguenze.

Un vero leader,un leader che però è anche un uomo con debolezze e sentimenti, che vive le sconfitte e le frustrazioni esattamente come ogni essere umano, non lasciamoci ingannare dal suo sguardo di ghiaccio,dalla sua espressione impassibile, posso testimoniare di averlo anche visto ridere...

Però, è su di lui che ieri l'Olimpico ha rivolto cori di sdegno, sui social sono piovuti commenti di ogni genere, un bersaglio che in poco tempo è diventato un caso anche per l'atteggiamento durante il match, frutto di una pressione in campo e fuori che avrebbe destabilizzato anche un monaco buddista.

No, non è uno strenuo tentativo di difesa, è una presa di coscienza che richiama ad una certa obiettività, certo un carattere non facile e quindi più facile da prendere di mira, non è infatti la prima volta che il giocatore si trova a battibeccare con la tifoseria, qualche parola di troppo, risposte piccate ed una mancata diplomazia, fa male perdere, fanno male le critiche specie se espresse durante una partita non facile, si potessero epurare tutte le persone che non fanno della simpatia il loro credo, la popolazione mondiale si ridurrebbe sensibilmente, lascerei parlare ancora il campo, giusto un'altra possibilità.

La pazienza però è finita, non si tiri troppo la corda.


Laura Tarani

fonte immagine emanuele gambino 

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