Milan, Un Ridimensionamento Del Diavolo Nonostante Ibrahimovic

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Così come gli astronauti dell'Apollo 11, e missioni successive, tornarono sulla terra sani e salvi dopo le scampagnate lunari, e dopo aver toccato davvero il cielo con un dito, il Milan di Ibrahimovic ha avuto un brusco risveglio dopo l'ennesimo derby andato a ramengo. Mandando al diavolo (è proprio il caso di dirlo) un primo tempo trascorso nella metà campo nerazzurra, il Milan non solo ha perso, ma lo ha fatto due volte: se in questi anni di mediocrità rossonera ci si aspettava spesso un passo falso, l'altra sera c'è stato l'elemento illusorio a danneggiare tutto. Che Ibrahimovic non sia un problema, è chiaro a tutti, ma allo stesso tempo, oltre ad aiutare, mette a nudo tutti i problemi milanisti: gol, assist, palo e peso dell'attacco retto alla grande. Ma se poi perdi 4-2, c'è qualcosa che non va.

E ciò che non va è proprio il concetto di squadra: l'individualismo regna sovrano con lo svedese, che se doveva trasmettere mentalità ai compagni evidentemente non è stato aiutato a dovere, perché il secondo tempo del Milan ha chiaramente dimostrato che di personalità questa squadra ne ha poca e Zlatan più che spronare, può far poco. Il Milan continua a procedere nel buio più totale, dopo un derby ben giocato e ben buttato, le cessioni di Suso e Piatek per monetizzare e l'incognita Donnarumma sempre più lontano da Milano, viene da chiedersi che accadrà questa estate. Ennesima rivoluzione, ennesima ripartenza, in mano di chi non si sa, poiché di compratori all'orizzonte non se ne vedono.

Acuti, sprazzi, invenzioni, giocate. Nessun progetto di gioco serio, seppur il 4-4-2 di Pioli abbia acuito il film dell'orrore del periodo Giampaolo, ma più che trasformarlo in una simpatica commedia all'italiana, è ben lontano da essere un film da Oscar. Il "non vincete mai" dei tifosi interisti cantato a fine partita, è quanto di più chiaro ci sia: la situazione sotto la Madonnina si è capovolta. Nonostante i nerazzurri debbano ancora mietere successi, e mai si avvicineranno comunque al trentennio rossonero targato Berlusconi, oggi è il Milan ad essere perdente e mortificato, e l'Inter a essere più galvanizzata, favorita, sicura e con prospettive. Gli ultimi diciotto derby di campionato parlano chiaro: dieci vittorie interiste, contro le sole due del Milan, con sei pareggi. C'era ancora Mihajlovic sulla panchina rossonera quando il 31 gennaio 2016 Bacca, Niang e Alex travolgono l'Inter di Mancini con un sonoro 3-0. Sembra passata un'era geologica, e già quello era un Milan in panne. Nessuno avrebbe mai pensato che quattro anni dopo, Zlatan a parte, sarebbe stato ancora peggio.

Stefano Ravaglia 

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