Melandri: Un Viaggio Nel Mondo Della MotoGP

Ha raccontato aneddoti della propria carriera, analizzando anche le ragioni che l’hanno portato a sfiorare due titoli nel 2005 e nel 2011, fino al ritiro, avvenuto nel 2020

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Ex pilota di MotoGP, campione del mondo della classe 250 e primatista italiano in Superbike. Marco Melandri non ha bisogno di presentazioni ed è sicuramente la persona giusta per compiere un viaggio nel mondo della MotoGP. Intervistato dal blog sportivo L’Insider, Melandri ha raccontato aneddoti della propria carriera, analizzando anche le ragioni che l’hanno portato a sfiorare due titoli nel 2005 e nel 2011, fino al ritiro, avvenuto nel 2020. Melandri ha anche commentato i grandi campioni del presente e del passato e le nuove leve, che ormai anche gli appassionati di scommesse sportive hanno imparato a conoscere molto bene.

Valentino Rossi e Marc Marquez

Valentino Rossi a 42 anni ha ancora la velocità per cercare di giocarsi delle vittorie e la forza per lottare per il podio. Melandri però non lo vede pronto per giocarsi il Campionato del Mondo perché “la nuova generazione sta veramente andando molto forte, è molto consistente; e quindi ha cambiato il modo di guidare”. Marc Marquez si sta preparando al grande ritorno, doveva già rientrare ma c’è stato uno stop. Per Melandri “quando tornerà avrà bisogno di diverse gare per riprendere gli automatismi necessari, ha bisogno di tempo, non sarà pronto per lottare per il Mondiale, ma ci farà tanto divertire”.

Le nuove leve e il futuro del tricolore

Sulle nuove leve Melandri ha le idee chiare: il cambio di generazione è in atto, se si pensa che il Campione del Mondo ha poco più di 20 anni e per lui “il futuro è loro”. Anche nei campionati di Moto2 e Moto 3: “Nei prossimi anni io vedo tanta Italia sul podio in tutte e tre le classi”. Melandri ricorda come anche il motociclismo sia fatto di alti e bassi e che anche per il tricolore ci siano stati “degli anni incredibilmente pieni di vittorie e degli anni abbastanza difficili”, ma “adesso abbiamo tanti giovani talenti in crescita e tantissimi pronti a portare a casa dei titoli mondiali”.

Cosa serve per vincere quest’anno?

Con il congelamento dello sviluppo dei motori imposto dal regolamento, “solo piccoli particolari possono essere sviluppati. Si può lavorare sulla gestione elettronica, ma il motore di base non può cambiare le sue caratteristiche. Quindi è fondamentale cercare miglioramenti su quelle aree lasciate libere dal regolamento, aerodinamica, dalla ciclistica, avere infatti una ciclistica migliore vuol dire scaricare a terra più potenza”.

MotoGP 2021: chi trionferà?

Per Melandri sarà un Mondiale molto combattuto con “tantissimi vincitori diversi per ogni singola gara”, ma il suo favorito per la vittoria finale è Fabio Quartararo.

Il ritiro nel 2020

Melandri ora lavora come giornalista, una nuova sfida che gli permette di “poter raccontare le esperienze dei miei rivali, ma anche miei amici, è una cosa bellissima. Devo trasformare tutte quelle situazioni tecniche in parole comuni, parole che tutti, anche i non appassionati e i non addetti ai lavori, riescano ad interpretare”. Dire basta però è stato molto difficile, soprattutto per lui nato e cresciuto nel mondo delle moto.

I titoli mancati nel 2005 e nel 2011

Nel 2005 in MotoGP e nel 2011 in Superbike Melandri ha sfiorato i titoli: “Nel 2005 ho raggiunto il mio miglior risultato in MotoGP. Diventai vice-campione del mondo dietro a Valentino Rossi. Nel 2006 quarto, una posizione peggiore, ma ero più vicino a livello di punti, a soli 23 punti dal primo. Purtroppo il brutto incidente di Barcellona mi portò via la possibilità di giocarmi il Mondiale. Credo che mi sia mancata la continuità, il lavoro con la stessa squadra e la possibilità di lavorare con un’azienda ufficiale per sviluppare una moto. In Superbike ho avuto grandi stagioni, secondo al debutto insieme alla Yamaha, sfiorai il campionato del mondo con la BMW dove alla fine ero in testa, ma il capo ebbe la brillantissima idea di venire nel garage ad annunciarci che il team ufficiale avrebbe chiuso. Quindi a 3 gare dalla fine naturalmente eravamo fuori strada e abbiamo perso la possibilità di portare a casa un Mondiale che sembrava ormai vinto”.

Michele Stentella

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