Carl Nassib, Giocatore Della NFL Fa Coming Out

L’omosessualità nello sport è ancora tabù

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Carl Nassib è un ragazzo di 28 anni americano che in un video pubblicato sul suo profilo social dichiara la sua omosessualità. Carl Nassib, diventa in questo modo il primo giocatore di football americano ancora in attività a fare coming out. Evento questo che sta facendo il giro del mondo, visto che se c’è un ambiente ancora particolarmente omofobo, è proprio quello sportivo. Soprattutto nell’ambito agonistico e soprattutto quando riguarda sport particolarmente “maschili” come rugby, calcio, lotta o football americano.

Nassib è alla sua sesta stagione nella National Football League e alla sua seconda come defensive end per i Las Vegas Riders. in un video pubblicato su Instagram, dichiara di aver voluto fare questo annuncio perché finalmente si sente a suo agio e perché spera che un giorno, discorsi e dichiarazioni come il suo, non siano più necessari. Carl ringrazia famiglia, amici, coach e compagni di squadra per averlo sostenuto e dice di voler fare la sua parte per la comunità LGBTQ+, affinché tutti possano avere gli stessi diritti e la stessa libertà. Proprio per questo, il giocatore ha annunciato la sua partnership con The Trevor Project, un’associazione che si impegna a prevenire i suicidi tra i giovani LGBTQ+, a cui ha donato 100 mila dollari.

Il video di coming out di Carl Nassib arriva proprio nel mese del Pride e nel periodo in cui si stanno giocando gli Europei di calcio 2020 (posticipati di un anno causa COVID-19). L’ambiente calcistico, come quello del football americano, è un ambito che fa girare moltissimi soldi. Pensiamo soprattutto alle partnership. Ce ne sono state alcune più discusse, come quelle di alcuni calciatori con casinò online, dove ricordiamo non c’è nulla di illegale, soprattutto su siti come https://www.casinos.it/ che vogliono proprio tutelare i giocatori sia attraverso versioni demo, sia proponendo solo casinò che hanno regolare licenza AAMS. Le versioni demo garantirebbero a tutti di divertirsi senza dover fare alcun versamento sul proprio conto gioco.

Ebbene, sarebbe proprio per via degli sponsor, che gli atleti sarebbero più restii a dichiarare pubblicamente il proprio orientamento sessuale. La tennista Martina Navratilova, quando disse di avere una storia con un’altra donna, perse ben 12 milioni di sponsor. A conferma di ciò, si può ricordare quanto scalpore suscitarono qualche anno fa, le foto tra Cristiano Ronaldo e il kickboxer marocchino Badr Hari, immortalati in una vicinanza definita ambigua.

Eppure negli ultimi anni, i governi di molti paesi hanno agito proprio per garantire alle comunità omosessuali e transgender che venissero loro riconosciuti i diritti per cui si sono tanto battuti. Tra tutti, la legge di riforma del diritto alla famiglia che introduceva le unioni civili per coppie dello stesso sesso (in Italia dal maggio 2016). Quindi perché in ambito sportivo il coming out sarebbe ancora da evitare?

Se per i tifosi non comporterebbe alcun tipo di cambiamento nei confronti del proprio sportivo preferito – il video di Carl Nassib ha ricevuto tantissimi messaggi di incoraggiamento da parte di colleghi e supporter – sono gli stessi addetti ai lavori che risultano riluttanti. Il primo motivo, come abbiamo visto, è per questioni economiche. Quando si diventa il volto di un brand, si vanno a rappresentare determinati valori fondamentali per la società. Dichiarazioni considerati ancora oggi “shoccanti” come il proprio orientamento sessuale, sarebbero quindi difficili da gestire e porterebbero a una rottura tra le parti.

La seconda ragione è l’immagine. Sport molto fisici come basket, rugby, calcio e football mettono in campo massicce dosi di testosterone e mascolinità. Questo cozza con i (molti) stereotipi che ancora ci sono nei confronti degli uomini omosessuali, andando ad incidere appunto, sulla loro immagine pubblica. Ecco perché i giocatori di NBA John Amaechi e Max Clifford, hanno pubblicamente dichiarato di essere gay, solo dopo il ritiro dall’attività agonistica.

Ricordiamo poi la storia di Justin Fashanu, calciatore inglese che fece coming out nel 1990. Dopo la notizia, non solo venne allontanato dalla famiglia ma anche dal mondo sportivo. Finì con il togliersi la vita 8 anni dopo. Mondo calcistico che non aiuta, visto anche quanto era stato rilasciato da personaggi di spicco come Marcello Lippi o Luciano Moggi, che avevano negato l’esistenza dell’omosessualità nel calcio.

Non sorprende quindi, che ancora oggi, nel 2021, i video come quelli di Carl Nassib non solo creino scalpore mediatico, ma siano necessari per sensibilizzare tutto il mondo sportivo. Certo, sono stati fatti passi avanti ma c’è ancora molta strada. Anzi, dato che alcuni giocatori durante proprio gli Europei 2020 si sono inginocchiati per sostenere il BLM, come successo nella partita Italia – Galles che ha permesso a Roberto Mancini di eguagliare il record di Pozzo, come raccontato su https://www.unfoldingroma.com/unfoldingromasport/15198/mancini-eguaglia-il-record-di-pozzo:-trenta-risultati-utili-consecutivi/, così si dovrebbero creare altre forme per manifestare il proprio sostegno alla causa. Un grande esempio è Manuel Neur, portiere della nazionale tedesca, sceso in campo con la fascia da capitano con sfondo arcobaleno, simbolo identificativo delle comunità LGBTQ+.

Stefano Cigana

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