La Melina (degli Olandesi) Di Italia-Olanda 1-0 Del 22 Novembre 1975

La Melina (degli Olandesi) Di Italia-Olanda 1-0 Del 22 Novembre 1975

Quel giorno l'Italia scoprì tale comportamento finalizzato al far scorrere il tempo senza correre rischi

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Quando (e non capita poi così di rado) una partita di calcio vede una compagine rinunciare ad attaccare, limitandosi a passaggi inconcludenti finalizzati a far scorrere il tempo, si afferma che si sta assistendo a una “melina”.

Ciò può accadere se una squadra vuole difendere un risultato favorevole (anche la sconfitta, se comunque sufficiente a raggiungere l'obiettivo -per esempio, il passaggio del turno-), ma anche se tale risultato è ben accetto da ambedue le compagini in campo: l'arbitro non può, per regolamento, intervenire per interrompere tale cincischiare, ma ha la facoltà di richiamare i due capitani a un comportamento più sportivo.

Appunto per limitare tale (non) gioco, nel 1992 venne introdotta la regola che vieta al portiere di toccare con le mani il pallone in caso di volontario retropassaggio effettuato di piede da un compagno: ciò ha comportato una riduzione della melina, nonché un innalzamento delle qualità pedatorie degli estremi difensori, ma resta il fatto che se un risultato è favorevole a entrambe le compagini è assai arduo (se non impossibile) evitare tale comportamento finalizzato al far scorrere il tempo senza correre rischi.

Diversamente da quanto si possa credere, la melina non è un'invenzione del tanto criticato (ma altrettanto vincente) “gioco all'italiana”: anzi, l'Italia calcistica scoprì tale “modus operandi” il 22 novembre 1975, nella sfida casalinga con l'Olanda, nel contesto delle qualificazioni al Campionato Europeo del 1976.

Reduci dal pessimo Campionato del Mondo del 1974, che li ha visti uscire già al primo turno, gli Azzurri sono inseriti nel gruppo eliminatorio 5, in compagnia di Olanda, Polonia (rispettivamente seconda e terza classificata nella precedente rassegna iridata) e Finlandia: in pratica, l'obiettivo del neo CT Fulvio “Fuffo” Bernardini non è tanto la qualificazione, bensì un ricambio generazionale, cercando magari di far bella figura.

Non essendo calendarizzate come lo sono ora, le partite sono giocate in ordine praticamente sparso: benché composto da quattro sole squadre (con la prima classificata che accede ai quarti di finale), non viene affatto rispettata la contemporaneità degli incontri (basti pensare che le prime tre partite del girone sono Finlandia-Polonia 1-2, Finlandia-Olanda 1-3 e Polonia-Finlandia 3-0, rispettivamente giocate il 1° settembre 1974, il 25 settembre 1974 e il 9 ottobre 1974).

Ciò fa sì che la Polonia concluda i suoi impegni il 26 ottobre 1975, pareggiando per 0-0 in casa con l'Italia (estromettendola dalla corsa alla prima posizione), mentre l'Olanda ha ancora da disputare una partita (conclusiva del raggruppamento): quella del successivo 22 novembre a Roma con gli Azzurri.

In pratica, gli arancioni giocano l'ultimo incontro già sapendo il risultato necessario per conquistare la qualificazione: essendo in vetta al girone a pari punti (otto) con la Polonia, ma vantando una differenza reti di +7 (14 goal fatti contro 7 subiti) contro il +4 (9 a 5) dei polacchi, gli olandesi possono permettersi di perdere con un massimo di tre reti di scarto.

La compagine arancione gioca (si fa per dire), quindi, in maniera rinunciataria, cercando di far scorrere il tempo, continuando un affatto costruttivo fraseggio nella zona difensiva del campo, nella svogliata attesa del triplice fischio dell'arbitro.

Tanti passaggi, ai quali gli Azzurri non riescono a reagire e che il pubblico dell'Olimpico sommerge di fischi, con gli ospiti a scambiarsi il pallone senza quasi mai (più mai che quasi) avventurarsi oltre la metà campo.

La rete di Fabio Capello al 20' non fa altro che spingere ulteriormente l'Olanda a “non giocare”, non volendo (comprensibilmente) incorrere né in altre reti né in eventuali infortuni.

La partita, "alla camomilla" e quasi surreale (se non grottesca), vede gli ospiti scambiarsi placidamente il pallone, evitando qualsiasi rischio, difendendo la sconfitta (che comunque vale la qualificazione), sicché si giunge al novantesimo minuto sul risultato di 1-0: l'Italia è (moderatamente) felice per la vittoria, l'Olanda lo è maggiormente per aver raggiunto l'obiettivo del passaggio del turno.

La partita passa alla storia per aver fatto conoscere all'Italia la melina.

Giuseppe Livraghi




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