Vanja Milinkovic-Savic, Un Portiere Sui Generis

L'estremo difensore serbo concede poco allo spettacolo, effettuando spesso parate non belle a vedersi ma comunque efficaci

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Alla sua investitura a portiere titolare del Toro, non pochi arricciarono il naso, per via della sua non certo grande esperienza e del limitato numero di partite (26, delle quali 16 in campionato, 7 in Coppa Italia e 3 in Europa League) disputate nelle precedenti quattro stagioni con le casacche di Torino (2017-’18 e 2020-’21), SPAL (prima parte dell’annata 2018-’19), Ascoli (seconda parte di tale annata) e Standard Liegi (2019-’20): col tempo, Vanja Milinkovic-Savic si è dimostrato un portiere di certo sui generis, ma discretamente affidabile.

Fratello minore del laziale Sergej Milinkovic-Savic, Vanja è migliorato tantissimo in quest’inizio di 2021-’22, mostrando anche ulteriori margini di crescita: di certo è un portiere che non si cura molto dello spettacolo (le sue parate plastiche sono assai rare, per intenderci), ma che bada al sodo.

Facendo le proporzioni e i dovuti distinguo, lo si potrebbe paragonare a Claudio Garella, il famoso “Garellik” che vinse due scudetti storici: quello dell’Hellas Verona (1984-’85) e il primo del Napoli (1986-’87).

Milinkovic-Savic si è dimostrato un estremo difensore bravo anche coi piedi, sia nel controllo sia con lunghi lanci per gli attaccanti (come quello che ha portato alla prima rete granata in Torino-Udinese 2-1 dello scorso 22 novembre).

Notevoli i progressi fra i pali: dopo alcuni errori (quale quello nell’amichevole estiva persa per 0-1 lo scorso 31 luglio sul campo del Rennes, che ha visto il portiere torinista farsi goal da solo -o quasi- su un’innocua conclusione di Martin Terrier), le prestazioni di Milinkovic-Savic II (come sarebbe stato chiamato una volta) sono nettamente migliorate, col top che è stato raggiunto in occasione della bella parata su un colpo di testa ravvicinato di Joao Pedro nella recentissima (6 dicembre scorso) trasferta di Cagliari.

Il portiere granata si è, quindi, dimostrato un discreto estremo difensore (seppur sui generis), che evidentemente necessitava di giocare: ovviamente può (e deve) migliorare ancora, ma certamente lo scetticismo (benché comprensibile) nei suoi confronti fu esagerato.

Tutto l’ambiente del Toro si augura che arrivi presto alla completa maturazione, in modo da contribuire a portare la compagine piemontese in una posizione di classifica tranquilla, se non addirittura esaltante (cioè quantomeno lottare per la qualificazione alle Coppe Europee -Europa League o Conference League-).

Giuseppe Livraghi

Fonte della fotografia: Emanuele Gambino (Unfolding Roma Magazine)

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