Gianni Santoro: «La Sera Del 29 Maggio 2022 Il Monza Ha Spezzato L’incantesimo»

Gianni Santoro: «La Sera Del 29 Maggio 2022 Il Monza Ha Spezzato L’incantesimo»

Intervista al cronista sportivo coautore del volume “AC Monza. 110 anni di calcio”

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Un vero e proprio viaggio attraverso i centodieci anni di storia del sodalizio brianzolo, con foto (spesso inedite), “schede” degli alfieri biancorossi e un’accurata parte di statistica (i cosiddetti “freddi numeri”): in ciò consiste il volume “AC Monza. 110 anni di calcio” (224 pagine, Mondadori Electa, 45 Euro).

Abbiamo intervistato uno degli autori di tale opera: Gianni Santoro, cronista sportivo, scrittore, tifoso biancorosso e “memoria storica” del sodalizio lombardo.

Il libro consiste in una sorta di romanzo del Monza: dalla fondazione ai giorni nostri. Momenti esaltanti, anni bui e l’apoteosi di una Serie A che pareva destinata a restare un sogno chiuso a chiave in un cassetto, invece poi diventata finalmente realtà.

«Effettivamente è così: sul Monza pareva davvero essere stato lanciato un “incantesimo”, consistente nel mancare puntualmente l’appuntamento con la Serie A. A mio parere, la stagione della promozione è stata una sorta di riassunto della storia del Monza. Anche la doppia finale con il Pisa può essere ritenuta una sintesi della storia della compagine biancorossa».

Nel senso di tanta sofferenza, il traguardo a un passo e poi…

«Verissimo! Grande passione, il sogno a un passo e poi il colpo di scena. Come accadde per quattro annate consecutive tra il 1976-’77 e il 1979-’80, anche nel 2021-’22 il Monza pareva vicino alla promozione: all’ultima giornata sarebbe bastato un successo esterno con il Perugia per salire in Serie A, invece giunse una sconfitta per 0-1, quasi fosse stata lanciata una maledizione. I play-off hanno, però, coronato il sogno».

La doppia finale con il Pisa può essere definita epica.

«Come dicevo, anche la finale con i nerazzurri può essere vista come una sorta di sintesi della storia dei biancorossi. In primis, la gara d’andata in casa: una partita perfetta fino al 93’, quando una rete subita su azione da calcio d’angolo (evitabile) riapre la contesa. Il Monza si aggiudica tale confronto d’andata, ma solo per 2-1. E a Pisa, poi, accade di tutto».

L’incubo si ripresenta dopo neppure un minuto.

«Dopo quarantacinque secondi il Pisa segna l’1-0, poi al 9’ arriva addirittura il raddoppio toscano. Sembra davvero la “solita storia”, la maledizione che si ripete, invece i ragazzi prima realizzano l’1-2 con Machin al 20’ (riportando in parità il bilancio del doppio confronto), quindi impattano al 79’ con Gytkjaer. È fatta? No, perché al 90’ i nerazzurri trovano il 3-2 con un “tiraccio” della disperazione, che porta la sfida ai tempi supplementari, nei quali i più si aspettano il trionfo pisano, per via dell’entusiasmo ritrovato e del fattore campo».

Invece il Monza riscrive la storia, spezzando l’incantesimo. Quel 29 maggio 2022 la storia è cambiata.

«Esatto. Al 96’ Marrone segna il 3-3, realizzando il suo primo goal in maglia biancorossa, quindi al 101’ Gytkjaer sigla il 4-3 approfittando di un errore della difesa locale. In pratica, nei tempi supplementari (per la precisione, nel primo tempo supplementare) di quella finale di ritorno la storia è stata riscritta. Una volta tanto, la fortuna ha guardato dalle parti di Monza. Insomma, il Monza ha spezzato l’incantesimo».

E poi la festa.

«La gioia è stata irrefrenabile, trasversale (in festa c’erano persone di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali), quasi indescrivibile. In sostanza, abbiamo finalmente coronato il sogno, provando emozioni che spesso vedevamo provare ad altri. Insomma, stavolta non eravamo spettatori della festa altrui, ma eravamo noi stessi a festeggiare. Festeggiare un sogno cullato per anni, poi riposto nel cassetto (in fondo e chiuso a chiave), quindi avvicinato, ripreso, visto sfuggire di mano, ancora ripreso e nuovamente allontanatosi, prima della definitiva realizzazione».

In latino si dice “per aspera ad astra”, cioè “attraverso le asperità sino alle stelle”.

«Nella sua ultracentenaria storia, il Monza ha conosciuto parecchie asperità: credo che le stelle (la Serie A, per intenderci) siano più che meritate».

Da quanto tempo segue il Monza?

«Seguo il Monza dal 1977, per la precisione da un Monza-Brescia di fine gennaio 1977. Fui “folgorato” dall’atmosfera del vecchio stadio, con le tribune a ridosso del campo: ci si sentiva parte della partita. Da allora iniziai a seguire il Monza sia in casa sia in qualche trasferta. Durante una trasferta a Trieste incontrai Giancarlo Besana (decano dei giornalisti sportivi brianzoli), avanzando la mia candidatura per uno dei vari giornalini che venivano distribuiti prima delle partite: venne accettata, così iniziò il mio percorso di cronista sportivo. E ora, eccomi ed eccoci qua: in Serie A».

Una Serie A attesa centodieci anni, della quale il Monza ambisce a diventare una bella realtà: la compagine espressione della città del famoso autodromo vuole, infatti, andar forte anche nel “gran premio” della massima divisione.

Giuseppe Livraghi

Fonte della fotografia: Gianni Santoro.

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