Derby. Nient'altro Da Aggiungere

Il Tacco, il Cecchino ed il Comandante

stampa articolo Scarica pdf


Fonte immagine: Emanuele Gambino Unfoldingroma


7 Partite.

Ci sono volute 7 partite per vedere finalmente la Roma.

Una bella partita, una grossa soddisfazione, di quelle che rimangono scolpite nella mente, una vittoria meritata con un'andamento surreale, ma 7 partite...

Polemiche, minacce e proteste, il ritiro preventivo, per far sfogare il più possibile la piazza, un accorgimento più che una vera punizione, occorreva tempo, spazio, serviva riflettere e decidere.

Il Mister ha saputo trasformare un momento delicato in un'occasione, già contro il Frosinone qualcosa è sembrato muoversi,qualche accorgimento, piccoli passi forse un avversario modesto, ma capace di dare una spinta ad un gruppo smarrito.


Di Francesco decide di dare un taglio netto -almeno per il momento-all'affezionatissimo 4-3-3,e l'ingranaggio sembra girare nel modo giusto, la coppia di centrali De Rossi/N'Zonzi è la prova più evidente di come due giocatori, l'uno il sostituto naturale dell'altro, possano convivere e condividere.

Quasi emozionati nell'ascoltare la formazione, un sussulto nel prendere atto di un Florenzi in avanti trequartista di destra, una nota positiva, più di Pastore dietro Dzeko, un miracolo tecnico che aveva solo bisogno di essere svelato e la partita sembra aver dato ragione a questa mossa, una prova di carattere, corre, consiglia e si fa più audace ma con convinzione e sicurezza senza il pensiero di lasciare qualche posizione scoperta, la tensione un po' lo assale, ma nell'economia del match è una garanzia.

Poi eccolo,Santon in difesa e lì gli sproloqui di alcuni tifosi si son fatti sentire, ma confutando il famoso detto “una rondine non fa primavera”, l'ex Inter conferma la buona prova disputata contro il Frosinone, entra in clima Derby soffrendo il giusto solo Savic e Lulic si immedesima in quel ruolo da terzino senza troppe sbavature ordinato e attento, la strada è lunga e onestamente è un giocatore a cui non si può chiedere quella qualità che manca, ma che riesce ad avere il piglio giusto con qualche giocata interessante, sperando non si tratti di un fuoco di paglia...Florenzi sembra ad oggi il suo fan più accanito.


Di Francesco gongola, ma riporta tutti con i piedi per terra, una falsa partenza non chiude le porte del campionato, ma nemmeno una vittoria, seppur importantissima, scaccia le problematiche di questa rosa così particolare ma delicata e per certi versi incompleta.

Un nuovo modulo che però da' sicuramente più freschezza il 4-2-3-1 appare molto più dinamico e funzionale al gioco della Roma che, per la prima, volta abbandona l'esclusività delle fasce in favore di un gioco a tutto campo. Alla squadra di Inzaghi va riconosciuto il gran affiatamento ed un pressing asfissiante, almeno fino all'arrivo del primo gol giallorosso.

Manolas-Fazio-Santon-Kolarov, venti minuti iniziali dove a gestire la palla pare essere la Lazio e dove la difesa giallorossa viene chiamata agli straordinari, Marusic ed Immobile scombinano per un momento i piani di Olsen, anche se è un black out di Fazio a mettere K.O. il portiere svedese, servendo ad Immobile la palla del momentaneo 1-1 e senza essere troppo severi,ma almeno obbiettivi, una parte di responsabilità è da imputare anche all'estremo difensore che continua a rimanere troppo sulla linea di porta. Il resto della compagine difensiva fa il suo lavoro, da un Manolas monumentale, ad un Fazio che pare voglia emularlo; come in quel di Barcellona il greco provocò e si riprese poi tutto con gli interessi, così il Comandante prima si “finge” alleato, poi la infila di testa alle spalle di Strakosha...perché alla Roma siamo abituati così, creiamo e disfiamo...siamo persone semplici...

Dall'altro lato il 3-5-1-1 di Inzaghi viene pian, piano sgretolato da una Roma molto più convinta, la squadra di Di Francesco prende le redini del gioco e non molla più, riscopre un pressing efficace, alto e lineare macinando metri e arrivando agevolmente in porta, il rischio del contropiede però, in una squadra organizzata come la Lazio è reale e il tecnico giallorosso richiama spesso le linee per creare superiorità numerica in difesa, la sorpresa diventa la precisione nei rimpalli che favoriscono le ripartenze giallorosse.


Pastore prende le misure, si porta dietro Parolo e Acerbi, fa appena in tempo ad impegnare Strakosha per poi lasciare il campo per un risentimento muscolare...e comincia lo show.

Entra Lorenzo Pellegrini e la Roma accelera vertiginosamente, segna con uno spettacolare gol di tacco l'1-0 del vantaggio romanista, perchè... parafrasando una lettura in rete... “vi segnamo di spalle, perchè siete troppo brutti per guardarvi in faccia”

… ed è in un parapiglia in area biancoceleste e in una serie di rimpalli fortunati, che si sviluppa l'intuizione che il giovane romano trasforma in gol. L'1-0 al 45', viene accolto male da Lulic e compagni e, nonostante nella ripresa Inzaghi decida di schierare un modulo a specchio, la Lazio trova solo la forza di rubare il tempo ad un Fazio un po' imbronciato, per poi concludere con confusione e scollamento.

Perspicace, educato e tranquillo, Lorenzo affronta la Lazio come fosse un'amichevole all'oratorio, nella ripresa colpisce il palo, si guadagna la punizione, trasformata poi da Kolarov nel 2-1 e serve l'assist sulla testa di Fazio per il definitivo 3-1.

La Roma chiude una pratica scottante nel miglior modo possibile, ma va tenuta alta la guardia, per non incorrere nuovamente nell'apatia e nell'arrendevolezza.

In questo sabato di fine settembre, a completare una prestazione netta e perfetta, il ritorno di un giocatore che in realtà non aveva mai abbandonato la nave: Alexander Kolarov, il cecchino che alla chiamata risponde SI, un proiettile preciso alle spalle dell'estremo difensore biancoceleste, l'ex che non si tira indietro, l'ex che non guarda al passato ma solo al presente, l'ex che esulta, urla e si mostra al suo pubblico in tutto il suo splendore, questo è il simbolo della rinascita, il simbolo di una squadra che richiama a sé quanto gli spetta e forse, e dico forse...il simbolo dell'uomo che si prende qualche soddisfazione...un vizio nella Roma, questa necessità di mostrare i denti, senza falsi moralismi o finta riconoscenza.

La Roma ha bisogno di questo, una lezione a chi, in questi giorni non ha saputo aspettare.


Laura Tarani



© Riproduzione riservata