IN UN PAESE DI CAMPANILI, ANCHE TIFARE PER GLI IMBECILLI DIVENTA NORMALE

IN UN PAESE DI CAMPANILI, ANCHE TIFARE PER GLI IMBECILLI DIVENTA NORMALE

La vicenda delle scritte offensive comparse fuori dal Franchi di Firenze e la mancata, ferma condanna da parte delle istituzioni, fanno riflettere sulla coscienza di un Paese disunito e fazioso.

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Condannare senza se e senza ma. Solo questo bisognava fare. A Firenze come in ogni altra città in cui compaiono scritte vergognose ed intollerabili. Come quelle apparse prima di Fiorentina Juventus contro Gaetano Scirea, probabilmente l’uomo che, più di ogni altro, rappresenta un esempio di dignità nella storia del calcio nazionale. E contro la memoria dei morti dell’Heysel. Scirea e quei 39 morti dovrebbero essere ferite aperte nel cuore dell’intera nazione e non possono essere ricondotte esclusivamente al lutto che incupisce le memorie di una singola tifoseria o, peggio, diventare argomento di becera offesa ad uso di bruti di qualsiasi curva, capaci delle peggiori aberrazioni, indegni di essere annoverati tra il genere umano perché privi, appunto, della necessaria umanità.

Ma il sindaco Nardella, agendo da tifoso pavido, probabilmente timoroso delle ire dei tifosi viola, si allinea alle loro idee. “L’autore di quelle scritte non ha a cuore il bene di Firenze e della tifoseria viola”, ha affermato il Ponzio Pilato gigliato, scaricando la responsabilità su altri, magari proprio sui tifosi della Juve, confermando così la versione del presidente dell’associazione dei tifosi della Fiorentina che non condanna ma sostiene, senza provarne vergogna, che quella zona non è stata oggetto di passaggio di tifosi viola, che risultava essere presidiata, che da quella strada sono passati solo tifosi juventini, ammettendo l’imbarazzo per l'episodio ma senza condannarlo.

Ma quello è un tifoso, che parla ai tifosi e non ti aspetti molto da uno così.

Dal Nardella sarebbe lecito attendersi qualcosina di più, un comportamento più in linea con quello di un uomo delegato a rappresentare Firenze, culla della nostra civiltà, città che ha visto, per prima, nascere e crescere poeti, artisti, tribunali ed istituzioni civili.

Lui ci sta provando, come può e come sa, in una modalità che, purtroppo, non rappresenta minimamente le grandezze e i fasti della città di Dante ma, piuttosto, mette in scena la sua ristretta visione della vicenda politico/calcistica.

Parlando da tifoso da curva più che da attendibile figura istituzionale.

I gesti distensivi di solidarietà da parte della Fiorentina e, prima della partita, da parte della Juventus che ha deposto un mazzo di fiori a memoria di Astori, sono quello che invece dovrebbe accadere ma che, purtroppo, non sempre accade.

Non si tratta di essere tifosi ma, al contrario, di uscire, ognuno di noi, dalla logica del tifo. Finché esisteranno tifosi che, senza ragionare, sostengono imbecilli che hanno il solo merito di tifare per la loro stessa fazione calcistica o politica, questo Paese non farà un solo passo in avanti.

Finché, accecati dal tifo, non saremo capaci di valutare con obiettività le scelte, i gesti e i comportamenti tenuti da elementi delle nostre squadre, del nostro partito politico, della nostra famiglia, del nostro clan, condannando, senza esitare, atti da loro commessi, che deploreremmo furiosamente qualora provenissero dall’opposta fazione, finché non avremo raggiunto questo minimo sindacale di civiltà, saremo il Paese incivile che siamo, che tifa contro la Juve o contro la Roma, contro Renzi o contro Salvini. Comunque contro.

di Massimiliano Piccinno

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