LAZIO TORINO 1-1

MILINKOVIC RISPONDE A BELOTTI. PARI GIUSTO MA ARBITRAGGIO PESSIMO.

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Alla fine il pareggio ci può anche stare, a Belotti risponde Milinkovic, è il contorno arbitrale a lasciare qualche dubbio. Ammonizioni, espulsioni, decisioni su rigori con modalità diverse di giudizio, gestione della partita che lascia molte perplessità sia dalla parte laziale che torinese, un arbitraggio che non è piaciuto veramente a nessuno e, probabilmente, solo ai piani alti arbitrali, come spesso accade, verranno espressi giudizi positivi. Ma torniamo al campo, che dovrebbe essere la componente principale, perché quando lo è l’arbitro si creano solo i presupposti per creare caos e non solo sul campo di gioco. Inzaghi sceglie la fantasia, Leiva non ha i novanta minuti nelle gambe, dentro Alberto, Milinkovic, Correa e Immobile, trazione anteriore con Parolo a fare da scudo, Lulic e Marusic sulle fasce con la solita difesa a tre con Radu, Luis Felipe e Acerbi. Strakosha portiere. Torino: Mazzarri sceglie Belotti con Iago Falque, Zaza in panchina.

Il Torino non ha mai perso in trasferta quest’anno, il suo tipo di gioco sembra fatto apposta per questa squadra, difesa robusta e ripartenze veloci ma la Lazio ci ha provato, fino al fischio finale. Buona partenza di Marusic sulla destra, buone discese e palle in mezzo, ma la difesa torinese chiude sempre con molta precisione. Al 10’ cross di Marusic, Correa non riesce a battere da pochi passi, risposta del Torino al 16’ con incornata di testa di De Silvestri che si stampa sulla traversa. Al 18’ ci prova Immobile, solo corner, al 21’ Parolo spreca un tiro da fuori area. Si vede Immobile al 25’, ma Sirigu respinge, al 43’ grande assist di Luis Alberto di spalla per Immobile che colpisce in precario equilibrio e manca di poco la porta del Torino. Un minuto di recupero, palla in mezzo all’area laziale e Marusic aggancia Belotti, pur se lievemente e con l’aggravante del pallone lontano, Irrati non ha dubbi e concede il rigore che Belotti realizza.

Secondo tempo senza cambi almeno fino al 51’ quando Mazzari cambia Izzo per infortunio, al suo posto Moretti. 57’ entra Leiva per Radu e aumenta di netto la pressione laziale verso la porta del Torino. Prima però c’è la grande occasione per De Silvestri che potrebbe davvero chiudere la partita, solo davanti a Strakosha però spara altissimo, Mazzarri si dispera in panchina. 62’ c’è il pareggio, Milinkovic prende palla al limite e con un potente tiro centra l’incrocio, gol bellissimo che sancisce la pace tra il serbo e tutta la tifoseria laziale. Assedio laziale nei minuti seguenti, per due volte Djidji si erge a muro difensivo, quasi a fare da secondo portiere senza usare le mani, prima su Immobile al 66’, poi al 67’ su Milinkovic e ancora su Luis Alberto nella stessa azione, tiro a bersaglio con un solo difensore, Djidji. 73’ contatto in area tra Acerbi e Meité, molto simile al rigore tra Marusic e Belotti, ma l’arbitro fa cenno di continuare. Tra ammonizioni e espulsioni più o meno giuste, fuori Marusic, probabilmente per offese all’arbitro, fuori Meité per fallaccio su Acerbi, al 83’ palla decisiva sempre sulla testa di De Silvestri, stavolta centra il palo a portiere battuto, non proprio fortunato l’ex laziale in questa partita. La difesa del Torino l’ha combina grossa con il contatto Sirigu N’Koulou su cross di Lulic, ma Parolo non approfitta della porta vuota. Finisce 1 a 1, pareggio in fondo giusto, considerate le occasioni per le due parti e solo una grande insufficienza, l’arbitro.

La Lazio chiude il girone d’andata al quarto posto, quella posizione che si voleva a inizio stagione, certo il vantaggio è veramente piccolo sulle quinte, ma intanto è ancora lì a lottare con Roma, Milan e Sampdoria. Il bicchiere si può guardare da molte angolazioni, resta la classifica che per ora dice Champions, certo, ora arrivano due partite proibitive con Napoli e Juventus, ma tutto il girone di andata ci ha dimostrato che la Lazio c’è e che per adesso è davanti alle altre, non poca cosa con gli americani da una parte e i cinesi dall’altra.

Irrati permettendo.

GIUSEPPE CALVANO

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