La Continuità Che Non Sembra Spiccare Il Volo

Nel complesso la nuova Roma ha realizzato più del doppio delle operazioni di mercato rispetto alla precedente gestione

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Siamo sicuri che la campagna acquisti della Roma sia stata fallimentare?


Da quando la Roma è finita in mano agli americani si è passati dall’immobilismo dei Sensi nel mercato estivo, dove al massimo si sostituivano i giocatori destinati a partire, a campagne acquisti caratterizzate da continue rivoluzioni ed operazioni sia in entrata sia in uscita. Per capire in che modo è cambiato il mercato giallorosso, prendiamo in considerazione le 8 campagne acquisti svolte con la dirigenza americana al timone e le ultime 8 campagne acquisti svolte dalla gestione precedente (considerando esclusivamente le operazioni che hanno comportato movimento di denaro):

La Roma americana ha realizzato 126 acquisti a fronte di 692,5 milioni di euro spesi e 101 cessioni a fronte di 683 milioni ricavati, con una “perdita” tra ricavi e costi di circa 10 milioni di euro;

La Roma dei Sensi ha realizzato 44 acquisti a fronte di 196,5 milioni di euro spesi e 47 cessioni a fronte di 160,5 milioni di euro ricavati, con una “perdita” tra ricavi e costi di circa 36 milioni di euro.

Nel complesso la nuova Roma ha realizzato più del doppio delle operazioni di mercato rispetto alla precedente gestione, applicando una strategia di trading dei calciatori che, per stessa ammissione del direttore generale Baldissoni, è stata scelta come via principale per far tornare la squadra al vertice nel minor tempo possibile. La continuità dei risultati in campionato ha permesso alla squadra di rimanere al vertice per diverse stagioni e di qualificarsi sistematicamente alla fase a gironi della Champions League, competizione che più di tutte garantisce introiti rilevanti all’interno di un bilancio economico, oltre ad essere una vetrina importantissima per i calciatori facendone lievitare il prezzo di mercato; ma non ha portato alcun tipo di titolo in campo nazionale, né tantomeno in campo europeo (neo principale che i tifosi, a secco di trofei da ormai 10 anni, non riescono a perdonare all’attuale dirigenza).


Quest’estate abbiamo assistito alla prima vera campagna acquisti targata Monchi, che lo scorso anno per sua stessa ammissione è arrivato in un momento abbastanza delicato e con diverse decisioni già prese (come la cessione di Salah e la fine del rapporto con il mister Spalletti), ma è comunque riuscito a portare a termine alcune operazioni vantaggiose come gli acquisti di Kolarov e Under. A giugno è invece iniziata ufficialmente l’era del nuovo DS ed alcune posizioni prese in sede di mercato hanno subito fatto storcere la bocca a diversi tifosi: le cessioni di Alisson, Nainggolan e Strootman sono state viste da tutti come un ridimensionamento della rosa a livello qualitativo, legato soprattutto alla necessità da parte della società di dover realizzare diverse plusvalenze per poter rientrare nei paletti del Financial Fair Play.


Ma siamo così sicuri che la flessione di risultati avuta dalla squadra sia dovuta solamente alla cessione di questi 3 giocatori? E soprattutto siamo sicuri che Monchi, con un’esperienza ventennale nel ruolo di direttore sportivo, abbia veramente comprato tutti giocatori di livello tecnico inferiore?


La cessione di Alisson, viste le potenzialità che sta continuando a mostrare a Liverpool, è stata la più dolorosa ma anche la più remunerativa (compresi i bonus si superano i 70 milioni di euro) e nonostante l’accoglienza fredda mostrata al suo sostituto, Olsen si sta dimostrando sempre di più una certezza tra i pali alleviando i rimpianti per il brasiliano grazie alle sue parate.


Le cessioni di Nainggolan e Strootman, invece, sono state viste come le cause principali della scarsa tenuta difensiva e mentale mostrata fin qui dalla squadra, nonostante lo scorso anno furono additati come giocatori inadatti al gioco proposto da Di Francesco a causa del loro scarso apporto in fase offensiva (soprattutto per quanto riguarda l’olandese); eppure Nzonzi e Cristante, così come l’astro nascente Zaniolo, dopo un periodo di adattamento stanno iniziando a garantire continuità nelle prestazioni e nell’aiuto al reparto difensivo, riuscendo inoltre a proporsi e rendersi spesso pericolosi in fase offensiva a differenza dei loro predecessori.

Allo stato attuale, chi scegliereste voi tra un giocatore di 23 anni (Cristante) che la scorsa stagione giocava trequartista e quest’anno ha saputo adattarsi in pochi mesi al ruolo di mediano (garantendo comunque 4 gol e 3 assist nel girone d’andata) e un giocatore di 28 anni (Strootman) che a Marsiglia, nello stesso ruolo, sta incontrando numerose difficoltà a livello tattico?

Inoltre, preferireste continuare a scommettere su un ragazzo di 19 anni (Zaniolo), che con poche presenze ha mostrato già doti tecniche e fisiche fuori dal comune, o su un giocatore di 30 anni (Nainggolan), dalle indiscusse doti tecniche ma sempre più al centro di situazioni complicate fuori dal campo, che lo stanno rendendo praticamente ingestibile per qualsiasi società?

La risposta a queste domande oggi potrebbe sembrare scontata, ma se fossero state poste ad un qualunque tifoso 3 mesi fa, probabilmente se ne sarebbe andato via ridendo.


Ogni anno si continua a giudicare l’operato delle dirigenze prima ancora che la stagione sia giunta al termine o che i nuovi acquisti si siano perfettamente integrati all’interno di una squadra, ma la realtà è che la Roma ha dovuto far fronte per metà campionato alla totale assenza di un giocatore fondamentale come Diego Perotti (tra i migliori nello scorso girone d’andata), alle sole 8 presenze da titolare di un giocatore tatticamente imprescindibile come De Rossi e contemporaneamente al lungo stop di El Shaarawy, Dzeko e Pellegrini, perdendo la metà dei giocatori titolari di movimento per almeno un mese. Durante la sosta l’intera rosa dovrebbe ristabilirsi al meglio e questo risulterebbe sicuramente vantaggioso per il mister in vista dei diversi impegni ravvicinati tra campionato e coppe, sperando che comunque il rientro dei titolari non blocchi la crescita di alcuni giovani da sgrezzare come Justin Kluivert, che oltre ad aver impressionato i propri compagni in allenamento, ha fornito un assaggio delle sue formidabili doti tecniche.



Mirko De Blasio


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