Chievo Roma 2019

Respiro. Solo con un respiro a pieni polmoni la Roma riesce a godere di gioco e risultato

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Fonte immagine as Roma


Polemiche, polemiche e ancora polemiche; questo periodo della Roma sembra non voler finire e ad alimentare chiacchiere e situazioni sembrano essere anche i gesti e le dichiarazioni dei giocatori.

Ancora brucia il discorso di Kolarov, qualche settimana fa, ma nessuno pare aver colto il senso di quello che il giocatore voleva dire.

Così, in una partita vinta con impegno e sacrificio a mettere il sigillo dello 0-3 sul risultato finale, ci pensa proprio il serbo che risponde al pubblico del settore ospiti, ed alle contestazioni di inizio gara, con un inchino, quasi a chiedere scusa, un tentativo il suo per placare gli animi.

Ci si divide però anche sull'interpretazione di questo gesto, per alcuni visto solo come l'ennesima presa in giro verso i tifosi.

Discusso o non, il giocatore confeziona una prestazione eccellente, si divide tra difesa e trequarti, regalando momenti di vero calcio, un mattatore che cala solo sul finale, quando il risultato, stavolta, sembra davvero assodato.


Di Francesco punta sul 4-3-3, deve rinunciare ad Olsen e Manolas, inserendo all'ultimo minuto Mirante e Marcano, una prova, quella dei due innesti, al di sopra delle aspettative con il portiere ex Bologna e Juve che regala parate importanti, chiude per ben due volte su Djordjevic e contiene anche Stepinski, forte dell'aiuto di un Marcano attento ed attivo nel neutralizzare le azioni gialloblù. Una scoperta, o meglio, una sorpresa che fa riflettere nell'ottica di un turnover necessario per squadra e giocatori.

L'avversario, seppur non ai livelli di Juve e Barcellona, non era certo da sottovalutare, in troppe occasioni la Roma si è trovata in difficoltà anche con le piccole, schiacciata da un pressing più martellante e da un catenaccio impenetrabile; Di Carlo invece punta sulla solidità del gruppo e tenta una manovra più profonda cercando di aggirare i giallorossi sviluppando il gioco dietro la linea difensiva giallorossa, sfruttando gli inserimenti di Djordjevic, Stepinski e Giaccherini, quest'ultimo forse un po' più in difficoltà e lavorando nella fluidificazione a centrocampo con Hetemaj, Diousse e Leris.

La difesa però stenta e solo dopo nove minuti è Sorrentino a servire l'assist per N'Zonzi che attento serve di testa la palla gol per El Shaarawy.

Partendo forte la Roma alza il baricentro e si porta spesso sottoporta tenendo gli avversari a debita distanza, gioco serio quello a centrocampo, il francese si aggiudica la regia e pare non far rimpiangere l'assenza di De Rossi che entrerà solo a fine partita al posto di uno stremato Zaniolo, cuore e grinta per il diciannovenne che macina chilometri senza stancarsi, una delle certezze in questa Roma che fino ad oggi ha contato troppi feriti, Cristante è lì, con la sicurezza ormai acquisita si sente libero di poter gestire il gioco in maniera quasi fantasiosa, studia l'avversario e lo contesta fino alla fine, per poi lasciarlo senza palla e fermo sul posto.

A ragion veduta, le parole del Mister sembrano prendere corpo, un centrocampo assortito, dove diventa difficile di volta in volta scegliere il fortunato titolare, l'affollamento nel reparto crea però quella sana tensione che permette ai giocatori di riflettere: “ chi sbaglia resta fuori”, quasi un ragionamento che solo le grandi squadre con una panchina bella lunga possono permettersi.

Comincia a prendere corpo anche la coppia Dzeko/Schick, con il numero nove che torna ad essere uno dei perni fondamentali di questa squadra, recupera palla, ripiega in difesa e si porta davanti, dove comincia a percepire aria di primavera, trova il gol ed un compagno di avventura pronto a seguire le sue mosse, meno imprecisioni, più concretezza ed un buonissimo appoggio in fase offensiva.

La Roma non si smentisce ed i legni della porta avversaria deve marchiarli a fuoco “ogni maledetta domenica”, ma spreca di meno e rimane più composta come Schick, che respira, non si agita e resta in campo con soddisfazione.

Una rondine non fa primavera, ma è anche dalle piccole cose che si possono riscoprire alcuni valori, come la fatica, il sudore e l'umiltà, troppo sottavalutati da una Roma pompata ad inizio campionato e sgonfiatasi fin troppo presto.

Si aggancia il quarto posto, magra soddisfazione ma pur sempre un obbiettivo, il Porto sarebbe il giusto inizio per dare una nuova luce a questa squadra.


Laura Tarani


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