NAPOLI, E' TUTTO SBAGLIATO, TUTTO DA RIFARE...

Visto il momento in casa Napoli abbiamo deciso di chiedere a 4 giornalisti di esprimere la loro opinione sulla questione Callejon, sulla stagione della squadra, sull’umore della piazza e la questione societaria con il raggiungimento degli obiettivi preposti a inizio campionato.

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Visto il momento in casa Napoli abbiamo deciso di chiedere a 4 giornalisti di esprimere la loro opinione sulla questione Callejon, sulla stagione della squadra, sull’umore della piazza e la questione societaria con il raggiungimento degli obiettivi preposti a inizio campionato. I nostri ospiti sono Francesco Manno, giornalista presso AreaNapoli e 90min.com, Daniele Naddei, redattore presso il24.it, Maurizio Longhi, giornalista di Footballweb.it, moderatore di dibattiti politici e attore teatrale e Sonia Sodano, giornalista, scrittrice, presentatrice e direttrice editoriale di Cultura a colori.

Cosa c'è davvero dietro il fattaccio della maglia di callejon?

Francesco: Davvero un brutto, ed insensato gesto. E' evidente che i tifosi che hanno rifiutato la maglia, in questo caso, non volessero contestare tanto lo spagnolo quanto, più che altro, la società. Purtroppo i tifosi possono avere anche ragione nell'essere rammaricati, pagano il biglietto ed ognuno ha diritto di critica su tutto, ma lo esprimono con modalità sbagliate. Probabilmente c'è anche chi è arrabbiato con i calciatori azzurri magari accusati di scarso impegno ma, in entrambi i casi, esistono altri modi, molto meno zotici, per esprimere contrarietà e dissenso. La soluzione? Una società di calcio seria deve educare i tifosi ad obiettivi realistici.

Maurizio: Credo che si stia facendo molta disinformazione in merito. Non è stato, almeno dal mio punto di vista, un gesto contro Callejon, professionista esemplare, che definisco uno stakanovista dal momento che, in sei anni a Napoli, ha saltato pochissime partite. Ci fossero più Callejon, ne guadagnerebbe tutto il calcio. Sicuramente il gesto di rifiutare la sua maglia è stato di cattivo gusto, ma lo interpreto come una manifestazione di dissenso verso l’intera squadra. Magari mi sbaglierò, ma quel tifoso, a cui va riconosciuto il fatto che fosse presente in trasferta e per questo non ho dubbi che sia un grande tifoso azzurro, avrà pensato: “Voi siete quelli che avete giocato in quel modo contro l’Arsenal? Allora quella maglia non l’avete onorata”. Nella doppia sfida contro i Gunners, il Napoli avrebbe potuto salvare una stagione dall’anonimato, invece, ha affrontato sia la sfida dell’Emirates che quella del San Paolo con un timore reverenziale che ha indisposto la tifoseria. Da qui nascono gesti come quello visto a Frosinone, dall’insofferenza della gente verso una squadra alla quale si rimprovera poco ardore e poca fame.

Daniele: Davvero un brutto, ed insensato gesto. E' evidente che i tifosi che hanno rifiutato la maglia, in questo caso, non volessero contestare tanto lo spagnolo quanto, più che altro, la società. Purtroppo i tifosi possono avere anche ragione nell'essere rammaricati, pagano il biglietto ed ognuno ha diritto di critica su tutto, ma lo esprimono con modalità sbagliate. Probabilmente c'è anche chi è arrabbiato con i calciatori azzurri magari accusati di scarso impegno ma, in entrambi i casi, esistono altri modi, molto meno zotici, per esprimere contrarietà e dissenso. La soluzione? Una società di calcio seria deve educare i tifosi ad obiettivi realistici.

Sonia: C'è grande nervosismo. I tifosi non accettano che il Napoli sia arrivato per l'ennesima volta secondo in campionato, che abbia fatto bene nelle competizioni europee collezionando tanti meriti e zero titoli. Non lo accettano, soprattutto, dopo l'arrivo di Carlo Ancelotti, considerato un maestro del calcio internazionale. Questo, però, non giustifica la mancanza di rispetto che si è registrata al termine di Frosinone-Napoli. Callejon, nelle sue trecento gare in azzurro, ha sempre dato tutto se stesso alla squadra, alla società, ai tifosi, alla città di Napoli. “Meritiamo di più”, un grido veritiero che arde nei cuori di tutti i tifosi partenopei, ma che non può essere sputato in faccia allo spagnolo o ad altri suoi compagni che, come lui, hanno sudato la maglia con orgoglio e voglia di vincere.

Cosa pensate della stagione del Napoli?

Francesco: La stagione non è fallimentare, ma deludente. Carlo Ancelotti, in conferenza stampa, aveva dichiarato, ad inizio stagione, di volere competere fino alla fine su tutti i fronti. Il Napoli, però, non ha mai lottato per lo scudetto. In Coppa Italia è uscito al primo ostacolo difficile (Milan). In Europa League è stato surclassato dall'Arsenal. In Champions è uscito al primo turno anche se aveva dei competitors oggettivamente fortissimi.

Maurizio: Può sembrare esagerato definirla fallimentare perché si è arrivati comunque secondi, la partecipazione alla Champions diventa una costante e non è poco. Questo dovrebbe far crescere anche il fatturato del club, il che dovrebbe equivalere a maggiori investimenti sul mercato, ma De Laurentiis fa orecchie da mercante e, negli ultimi anni, ha fatto capire di essere più interessato al bilancio che alla bacheca. Nonostante il secondo posto, il Napoli non è mai stato in corsa per la leadership, ma non è questo che si addebita alla squadra perché si sapeva che, ingaggiando Cristiano Ronaldo, la Juve avrebbe disputato un campionato a parte. Ciò che non è andata giù è l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Milan, l’aver giocato con una paura eccessiva sia in casa del Liverpool che dell’Arsenal. È emersa l’assenza di personalità, quando manca questa caratteristica non si possono coltivare grandi ambizioni”.

Daniele: La stagione non è stata fallimentare, come molti descrivono. Il Napoli non ha vinto nulla, è vero, ma ha raggiunto risultati da molti punti di vista. Ha resuscitato calciatori che nei tre anni di Sarri non erano tenuti nemmeno in considerazione ed ha raggiunto i quarti di una competizione europea. Senza eccessivi proclami ad inizio stagione da parte della società sarebbe stato un anno buono anche per i media. Ancelotti sta avendo il grande merito, in quest'anno di transizione, di lavorare sulla testa dei calciatori per cercare di gettare le basi di una mentalità vincente.

Sonia: Quest'estate Ancelotti è arrivato a Napoli nell'era del post Sarrismo col compito preciso di imporre il proprio gioco, dando alla squadra una veste europea. Missione che può dirsi riuscita a metà. Sicuramente ora gli azzurri hanno abbandonato alcuni automatismi e in gare importanti hanno dato prova di avere una mentalità vincente. Tuttavia, dopo l'uscita dalla Champions, solo per una questione di differenza reti, brillando in un girone complicato, gli azzurri hanno dovuto dire addio anche all’avventura in Europa League. Dopo aver sprecato la possibilità di giocarsi la Coppa Italia e il mancato aggancio alla Juve in campionato, l'Europa era diventata l'obiettivo di questa stagione. Non biasimo chi parla di fallimento, pur non essendo d'accordo. Invito, infatti, alla riflessione. Senza grandi acquisti, e uomini propri, l'allenatore emiliano ha raggiunto ottimi risultati e lo ha fatto dando spazio a tutti gli elementi della rosa, come chiesto da De Laurentiis a inizio stagione. Si poteva fare di più? Sicuramente. Ci sono stati, però, dei fattori importanti che hanno determinato il rallentamento del Napoli: un mercato di gennaio inesistente in entrata, la vendita di Hamsik, gli infortuni che hanno decimato la difesa e non solo. Non si tratta di cercare giustificazioni, piuttosto di dare fiducia a un mister che ha vinto tutto in carriera e che sa bene cosa vuol dire allenate una squadra come il club partenopeo. Io sono tra quelli che attendono di vedere la seconda stagione di Carlo Ancelotti, dopo aver "goduto" di un buon mercato estivo all'insegna dello svecchiamento in ogni reparto con qualche attenzione in più sulle fasce. Sperando che vengano ascoltate al 100% le richieste del tecnico di Reggiolo.

C’è stata crescita o no rispetto all'anno passato?

Francesco: Nessuna crescita. Il Napoli ha mantenuto il secondo posto in campionato, ma ad una distanza siderale rispetto alla scorsa stagione. In Europa League ha fatto leggermente meglio rispetto al passato, ma eliminando Zurigo e Salisburgo, non esattamente squadre di prima fascia.

Maurizio: Ci sono stati non so quanti passi indietro, almeno per quest’anno, Ancelotti, su cui erano riposte tante aspettative, si è rivelato un flop. Alla squadra manca gioco, idee, identità, se ci aggiungiamo anche l’assenza di personalità, allora non si può essere ottimisti. Per questo, viene auspicata una rifondazione, per far sì che la società possa accontentare Ancelotti in modo da togliergli qualsiasi giustificazione: il suo primo anno a Napoli è stato negativo, il secondo dovrà essere diverso. Rispetto ad un anno fa è cambiato tanto e in peggio, prima ci si emozionava, si parlava di un “sogno nel cuore”, quest’anno è stato evidente il ridimensionamento.

Daniele: penso che Ancelotti abbia raggiunto gli stessi risultati di Sarri con una squadra nettamente inferiore. L'attuale allenatore del Napoli non ha avuto certo a disposizione un attaccante come Higuain, e quest'anno ha spesso dovuto fare di necessità virtù. Questa squadra, dal punto di vista puramente tecnico, ha fatto diversi passi indietro a causa di un mercato non soddisfacente. Per avere ragione di una corazzata come la Juventus, per giocarsi il passaggio del turno con l'Arsenal, e per affrontare al meglio la Coppa nazionale servono altri tipi di giocatori.

Sonia: Ogni anno il Napoli cresce sempre di più dal punto di vista della mentalità, oltre che nella tecnica di gioco. Quest'anno è stato merito di Ancelotti che ci ha fatto scoprire nuovi talenti e calciatori che con Sarri non avremmo mai visto in campo. Ad Ancelotti spesso i tifosi rinfacciano di non essere mai stato veramente competitivo in campionato, dove invece Sarri l’anno scorso andò a un passo dall’impresa. Tuttavia, non bisogna dimenticare la prima stagione del toscano sulla panchina partenopea. I numeri non mentono. Nel 2015/16, il Napoli arrivò al secondo posto in campionato, con 82 punti. Nelle coppe arrivò una dolorosa eliminazione ai sedicesimi di finale contro il Villarreal, mentre in Coppa Italia il Napoli si fermò al quarto posto. Quest’anno il Napoli è a quota 70 punti in campionato, a 4 giornate dal termine: teoricamente, potrebbe vincerle tutte e arrivare di nuovo a quel risultato.

Cosa vi aspettate per il futuro?

Francesco: La conferma dei big è fondamentale, Koulibaly su tutti. A questa squadra poi serve un difensore che possa affiancare il senegalese e un centrocampista di forte personalità. Prenderei anche una punta forte. Farei pochi acquisti, ma buoni. Vanno benissimo i giovani, ma per vincere servono anche i calciatori già affermati.

Maurizio: Mi verrebbe da dire operazioni di mercato che alzino il livello di qualità e competitività della rosa, ma è oggettivo il minimalismo della società. Lo scorso anno, i tifosi sognavano il ritorno di Cavani e De Laurentiis diceva: “Sono io il vostro Cavani”. Una uscita in linea con la megalomania del personaggio. Credo che qualche elemento dell’attuale organico andrà via essendo arrivato al capolinea di un ciclo, il problema è rimpiazzarli a dovere con giocatori di fascia alta. Con fascia alta, non intendo per forza quelli di prima fascia che guadagnano stipendi mostruosi e che il Napoli, a detta anche di Ancelotti, non può permettersi. La squadra, proprio per l’assenza di personalità di cui parlavo prima, ha bisogno di almeno tre elementi esperti e abituati a vincere. Non credo che questo problema sia sfuggito alla società, ci deve essere solo la volontà di porvi rimedio.

Daniele: A Napoli per molti calciatori è finito un ciclo. Hamsik è stato solo un apri pista. Sono convinto che in estate molto cambierà. Chi andrà via dovrà essere sostituito adeguatamente, chi resterà dovrà dimostrare di essere abbastanza motivato. Sono convinto che Ancelotti abbia sfruttato questo anno per capire che tipo di squadra vuole creare da qui ai prossimi tre, quattro anni. Alle squadre di calcio serve progettazione, ed il primo referente di un progetto tecnico valido dev'essere l'allenatore. Quando questa figura cambia sistematicamente ogni uno o due anni vuol dire che la società non ha in mente di vincere.

Sonia: Prima di tutto un buon mercato estivo, cercando di far restare in rosa alcuni calciatori indispensabile come Koulibaly e pensando bene agli acquisti. C'è urgenza di rinforzare le fasce. Ci sarebbe un interesse del Napoli per Kieran Trippier, laterale difensivo del Tottenham. Le parti sono ancora distanti tra loro, gli Spurs vogliono 35 milioni per cedere Trippier, mentre il Napoli sarebbe pronto a sborsare 18-20 milioni di euro. Sulla fascia sinistra, invece, gira il nome di Ferlan Mendy del Lione.

GIUSEPPE CALVANO


FRANCESCO MANNO, DANIELE NADDEI, MAURIZIO LONGHI E SONIA SODANO RISPONDONO COSI..

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