Niki Lauda, Il Pilota Che Visse Due Volte

Scompare a 70 anni il tre volte campione del mondo con Ferrari e McLaren

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Gli austriaci e le fiamme. Nel 1989 Gherard Bergher, con la sua McLaren, tirò dritto al tamburello, a Imola, curva fatale a Senna qualche anno dopo. La macchina si incendiò, ma lui ne uscì illeso. Anno 1976 circuito (pericolosissimo) del Nurburgring: Niki Lauda si gira con la sua Ferrari e sbatte violentemente contro una roccia a bordo pista. La macchina diventa una torcia, un minuto a 800 gradi. Eppure, il tre volte campione del mondo, due con la rossa e una proprio con la McLaren, ne uscì sfigurato ma illeso. Marlene Knaus, la moglie, che non lo lascia un istante, la difficile riabilitazione, i bendaggi e le medicazioni e il ritorno in pista, solo un mese dopo, a Monza dove arriva quarto con le ferite alla testa ancora sanguinanti. Robe da Lauda.

Centosettantuno GP, 25 vittorie e 24 pole-position. Maniacale, tenace, cinico: così devi essere se vuoi entrare nei grandi. Si impegnò per la sicurezza, per la miglioria delle vetture, per E' scomparso oggi, ucciso dall'agonia delle conseguenze di un trapianto di polmoni effettuato nel 2018 con annesse complicazioni renali. Montezemolo, commosso, ha ricordato le chiacchierate prima dei GP sino a pochissime settimane fa, e ne ha fatto un ritratto dolce che esula dall'uomo carismatico che era. Luis Hamilton che viaggia verso chissà quanti titoli mondiali ancora, è cresciuto a stretto contatto con Lauda, carpendone i consigli e i segreti, e molto di ciò che è diventato lo deve anche e soprattutto a lui. Un uomo che si è fatto da solo: genitori banchieri, nessun intento di supportare la sua passione per l'automobilismo, e allora lui prende i soldi e si compra la sua vettura per partecipare alle prime gare e proprio in Austria esordisce in Formula Uno nel 1971, ritirandosi dopo una ventina di giri. Gli anni della Ferrari, in cui fa platealmente capire che la macchina non va bene, scontrandosi con una personalità altrettanto forte come quella del patron Enzo. E poi due titoli mondiali, la sfida rovente con Hunt, immortalata anche dal film assai godibile "Rush" e il primo ritiro dopo due anni alla Brabham.

Così come Schumacher a Monza nel 2006 annunciò l'addio alle corse per poi tornare in Mercedes, Lauda ritorna dopo un anno di stop alla McLaren e nel 1984 rivince il Mondiale. Lo fa col minor distacco mai verificatosi sul secondo classificato: mezzo punto. Perchè? A causa del dimezzamento dei punteggi a Monaco, gran premio terminato prima del 75% della percorrenza prevista. Nel frattempo, per non farsi mancare nulla, ha fondato anche una compagnia aerea, la Lauda Air. E fa il bis con la Fly Niki, dove conosce Brigit Wetzinger, classe 1979, nettamente più giovane di lui, che gli dà addirittura due gemelli nel 2009. Nel 2012 viene nominato presidente onorario della Mercedes, dice sempre la sua su ogni gara se viene raggiunto a bordo pista e poi nel 2018 inizia il calvario di quella infezione polmonare che lo porta al traguardo del suo ultimo Gran Premio, quello della vita. Giorgio Piola, giornalista esperto di automobilismo e che segue le gare per conto della Rai, ha fotografato alla perfezione uno dei piloti più forti di sempre: "Ricordo un episodio: nel GP del Belgio 1982 fu escluso dalla classifica perché la sua McLaren fu trovata sotto peso. I piloti, di solito, quando vengono squalificati per un’irregolarità sulla monoposto si disperano sostenendo che il provvedimento non era giusto e che hanno rischiato la vita inutilmente. Niki nell’intervista dopo la gara di Spa mi disse con il suo linguaggio fatto di monosillabi: “Mia squadra fatta da grandi str…, io fatto figura da stupido a correre con macchina irregolare”". Adesso, lassù, ha raggiunto Senna e Villeneuve. Chissà che sfida per la pole-position.

Stefano Ravaglia 

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