Marco Giampaolo A Casa Milan Si Presenta Ai Tifosi Rossoneri

Il suo Milan cercherà di vincere attraverso il gioco, rispettando il DNA che aveva portato la squadra ad essere stabilmente tra le migliori al mondo, prima del declino degli ultimi anni

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"Testa alta e giocare a calcio". Così il nuovo allenatore rossonero infiamma il derby con Antonio Conte, che soltanto domenica aveva invocato il classico "Testa bassa e pedalare" per la sua nuova Inter. Sarà un Milan profondamente diverso da quello dello scorso anno, che puntava soprattutto sulla fase difensiva.

Quella di ieri a Casa Milan è stata una conferenza stampa dai toni molto diversi da ciò a cui eravamo stati abituati negli ultimi anni. Marco Giampaolo è parso un po’ teso, emozionato ed a volte ha fatto fatica a trovare le parole, ma allo stesso tempo ha mostrato un grande rispetto verso i suoi interlocutori, ma soprattutto verso la squadra che da quest’oggi avrà il privilegio di allenare. Ha ringraziato più volte la società per averlo scelto, rendendosi conto della grande occasione che rappresenta arrivare al Milan in questo momento di grande cambiamento; un grande rischio, anche perchè non esisteranno vie di mezzo: o si tornerà grandi insieme, o si “morirà” provandoci e, si sa, l’allenatore nel calcio è sempre il primo a pagare il prezzo più caro.

Proprio per questo, Giampaolo non ha intenzione di scendere a compromessi ed intende affrontare questa avventura seguendo le idee che lo hanno portato fino a qui, non senza attraversare momenti di grande difficoltà. Quando gli è stato chiesto di parlare degli obiettivi che si è prefissato, non ha usato giri di parole ed è arrivato dritto al punto:

"Lo slogan è testa alta e giocare a calcio. Non distinguo tra calcitatori titolari e riserve o forti e deboli. Mi piacciono giocatori motivati. Mi piacciono calciatori che vogliano essere ricordati per aver fatto qualcosa di importante. Il progetto è quello di offrire un calcio apprezzabile, chiaramente bisogna sostenerlo con risultati. Non parto dall'obiettivo finale, il Milan deve giocare per l'obiettivo massimo ma non parto dalla fine".

Gli ha fatto eco Maldini, sottolineando come la società punti ad alzare ulteriormente una media spettatori già buona, passando dai 50'000 di quest’anno ai 60'000 (che permetterebbero di insidiare il trono dell’Inter) e non si è tirato indietro nemmeno Boban, che in buona sostanza ha detto che non sarebbe mai tornato in rossonero se non fosse stato certo della bontà di un progetto che punta a riportare la squadra dove l’aveva lasciata come calciatore.

C’è stato tempo di parlare dei giocatori presenti in rosa, prima del mercato. Suso è un caso spinoso, si sa, perchè non ma mai mostrato grandi capacità di adattamento, ma viste la difficoltà della società a trovare acquirenti alle cifre sperate sono parse logiche le dichiarazioni di circostanza, nelle quali Giampaolo ha detto che vorrà studiarne da vicino le caratteristiche e capire la collocazione migliore dove posizionarlo. Già, perchè l’unica certezza pare sarà la difesa a quattro, mentre il resto del modulo è ancora tutto da decidere in base a quello che la società sarà in grado di offrire, anche se onestamente si fatica a pensare che il nuovo allenatore potrà rinunciare per la prima volta al trequartista.

Non sarà un inizio semplice, perchè non potrà contare su tutti gli effettivi a causa di vacanze ed infortuni, ma da subito si cercherà di instillare nei giocatori la mentalità giusta, quella del Milan di una volta, dove l’uomo veniva prima del calciatore ed in campo andava chi lo meritava, non il più pagato, senza troppe creste sulla testa e grilli nella testa. Giampaolo sarà il primo a dare il buon esempio e sulla sua cultura del lavoro ha sintetizzato così:

“Promettere meno significa lavorate tanto, programmare anche le cose che voi non vedete. I carichi di lavoro, i tratti psicologici e la mentalità dei giocatori C’è un lavoro grande da fare. Prometto serietà, lavoro, impegno, dedizione. La dirigenza lavora tanto, conto di arrivare a Milanello alle 8 e uscire alle 20. Mi piacciono i calciatori responsabili, che sentano il senso di esperienza e che siano affidabili. Non mi piacciono gli inaffidabili. La storia del Milan impone di fare risultati importanti. Respiro questa responsabilità e devono farlo anche i giocatori. I tifosi devono raccogliere il frutto di questo lavoro. Dobbiamo trascinarli, creando il feeling e l’unione che possono portare oltre”.

Una cultura che ha portato molti a paragonarlo al primissimo Sacchi, anche per la grande dedizione verso la tattica, ma che non deve diventare un peso che lo schiacci e lo costringa ad ottenere risultati che nel brevissimo difficilmente potranno arrivare. La benedizione del suo rivoluzionario predecessore è già arrivata, ora però sarà necessario dargli tutto il tempo necessario per dimostrare di meritarla, come promesso anche da Boban e Maldini, la persona che più di tutti ne ha sponsorizzato l’arrivo fin dal giorno dell’addio di Gattuso. Un’eredità pesante, quella lasciata nel cuore dei tifosi dall’ex-tecnico rossonero, che Giampaolo ha già dimostrato di saper gestire con intelligenza con le sue parole al miele di ieri, dove ha sottolineato i meriti del suo predecessore.

Stesso discorso per quanto riguarda Donnarumma: una questione che sicuramente ci porteremo dietro fino alla fine del mercato; un giocatore verso il quale il tecnico ha palesato una immensa stima, al punto di averne richiesto la maglia alla sua prima stagione in Serie A e che il Milan farà di tutto per trattenere: promessa di Maldini. Una promessa che non sarà facile mantenere, così come non lo sarà fare le scelte giuste in fase di cessioni ed è qui che sarà importante la sinergia tra l’allenatore e la dirigenza: senza Europa la rosa non dovrà essere troppo ampia, anche per far quadrare i conti. Prima via gli esuberi, cercando di trattenere i più forti e poi piazzare un altro paio di colpi mirati, forse tre (uno per ruolo) e poi cominciare a lavorare, con il vantaggio di avere quasi sempre una settimana intera per preparare le partite.

Sul mercato la sinergia è totale: non vengono indicati dei nomi specifici, ma le caratteristiche necessarie e Giampaolo è rimasto stupito da come gli vengano proposti calciatori che rispecchiano la sua idea nell’incarnarle: una cosa, a suo dire, che non sempre gli è capitata in passato. Non sarà un Milan di top player, ma un mix di gioventù ed esperienza, dove ognuno dovrà dare il massimo nel proprio ruolo, dalla società, al tecnico, fino ai calciatori e all’ultimo dei magazzinieri. In questo si dovrà certamente pedalare tanto, ma tutti assieme, a testa alta e facendo in modo che i più sudati a fine partita siano il pallone e i giocatori avversari, senza che quelli in maglia rossonera si debbano affannare a correre a vuoto.

A Milano ieri si respirava un’aria diversa, che dava quella sensazione di Amarcord verso tempi di cui nessuno osava parlare, un po’ per scaramanzia, un po’ per realismo, ma in cuor loro i tifosi rossoneri possono cominciare a sperare in un nuovo inizio. L’ennesimo, viene da pensare, ma forse quello giusto.

Matteo Tencaioli

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