Report Calcio 2019, Lo Stato Di Salute Precario Del Pallone Italico

Report Calcio 2019, Lo Stato Di Salute Precario Del Pallone Italico

Ricavi a 3 miliardi ma i debiti sono superiori

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Il paziente migliora, ma lo stato di salute è ancora compromesso. Lo stato del calcio italiano potrebbe essere definito così, con una conclusione prettamente medica. Al Senato, nella mattinata del 9 luglio, è stato presentato l'annuale Report Calcio, radiografia del pallone italico in tutte le sue componenti: stadi e giovani, ma soprattutto conti, ricavi, debiti e plusvalenze. E la fotografia che ne emerge è di un calcio in stato di ripresa, seppur timida, ma con un grande punto interrogativo relativo all'incapacità di riequilibrare i ricavi con le perdite. I primi ammontano a circa 3 miliardi di euro, con un incremento nei diritti tv e nei ricavi commerciali, ma i circa 4 miliardi di debiti suonano come un campanello d'allarme ancora irrisolto. Le 168 pagine liberamente disponibili sul sito della FIGC evidenziano l'aumento dell'indebitamento e la vita dura che tocca agli Under 21, con un minutaggio che incide solo per il 3% e la maggior parte dei giovani impiegati nel 2008-09, ossia dieci anni fa, è già sparita dai radar dei campi verdi.

Un altro dato poco confortante riguarda l'aumento delle plusvalenze, passate dai circa 400 milioni del 2013/14 ai 700 e oltre della stagione 2017-18. Se da un lato il dato può essere visto come positivo per il fatto che sono stati venduti giocatori a un prezzo più alto rispetto a quanto sono stati pagati, dall'altro occorre precisare che molte di queste plusvalenze sono state ottenute con cessioni eccellenti (Higuain e Pjanic dal Napoli e dalla Roma passati alla Juventus) che hanno coperto gran parte dell'ammontare e in secondo luogo è fatto certo che alla pratica si ricorre sovente per aggiustare i bilanci in qualche modo. La soluzione è ancora di là da venire, se è vero che Gravina, presidente federale, in una intervista a Sky Sport di qualche mese fa, disse che sarà difficile impedire liberi accordi economici tra due società lasciando intravedere la lontananza di una soluzione definitiva.

L'escalation davvero preoccupante è quella dei club non iscritti ai campionati: suddivisi in tre periodi, uno ogni decennio, siamo passati dai 23 club non iscritti del periodo 1986-1997, ai 42 del 1998-2007, sino al numero record di 86 dell'ultimo decennio. Senza considerare i club falliti, alcuni anche più volte, che solo dal 2002 sono stati circa 155. Il dato che balza all'occhio è che praticamente tutte le squadre interessate alla non iscrizione hanno militato in serie B o in serie C. Tutti onesti in serie A? O forse un grado di impunità maggiore?

Anche il dato sugli spettatori negli stadi è in crescita, ma molto è rappresentato dalle milanesi, che nella stagione 2017-18 hanno abbattuto il muro delle 60.000 presenze: nel caso del Milan, l'entusiasmo illusorio di un progetto cinese fallito, per quanto riguarda l'Inter invece l'arrivo di Spalletti e il quarto posto finale che fece da sigillo a tanto entusiasmo. Intorno, Juventus Stadium escluso, poco altro, con tanti stadi ancora da sistemare o da rifare e media spettatori di circa 25.000 persone, a distanza siderale dalle vette toccate da tedeschi e inglesi. Insomma, crescita lenta e una voragine di debiti. Le finali disputate dalla Juventus sono le uniche positività del calcio italiano ma sono figlie di una costruzione da zero del club bianconero e non di un sistema che permetta a tutti di sognare. Dulcis in fundo, il vuoto cosmico in Europa League: da vent'anni non solo un club italiano non vince, ma non riesce nemmeno a disputare una finale. Il 9 luglio 2006, esattamente tredici anni fa, l'Italia vinceva un Mondiale. Ciò che è successo dopo, lo sappiamo. Quella sera è un po' come se fosse tutto finito e non ancora ricominciato davvero.

Stefano Ravaglia 

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