Itinerari Sabini: Catino E Poggio Catino

Itinerari Sabini: Catino E Poggio Catino

Dalla Torre Longobarda alle Grotte di San Michele, dal Castello di Catino al mistero della Dama Bianca: viaggio alla scoperta di Poggio Catino e Catino, incantevoli borghi della fertile Sabina, veri e propri scrigni dove sono conservati preziosi tesori architettonici, storici e naturalistici.

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A circa cinquanta km a nord di Roma è possibile scoprire luoghi meravigliosi, inaspettati e, spesso, sconosciuti ai flussi turistici “alla moda” ma più adatti ad un turismo attento all’ambiente ed al territorio, è il caso di Poggio Catino e Catino, due borghi poco distanti tra loro facenti parte dello stesso Comune che sorgono a circa 400 mt di altezza tra i monti Sabini ed affacciano sulla Valle del Tevere. L’antica Podium de Catini, deve il suo nome (Catino, da Catinum) alla cavità carsica alla base del Monte Tancia. Il territorio, ricchissimo di tracce e testimonianze antiche, era già utilizzato sin dal tempo dei romani che edificarono nei dintorni residenze campestri finchè lo spazio edificabile nei pressi del Catino e la presenza del cratere stesso determinò, successivamente, la nascita di un nuovo borgo, denominato in seguito Poggio Catino, per volontà dei Longobardi del Ducato di Spoleto, al VII Secolo D.C. In origine si trattava dunque di un insediamento fortificato a scopo esclusivamente militare. Una prima curiosità ed interessante coincidenza, riguarda proprio il Catino, appellato dagli abitanti del luogo "U Sprofunno" nel dialetto: la sua circonferenza infatti, è la stessa del Colosseo, 86×54 metri per l’esattezza, con una superficie di 3357 mq. Per tutto il Medioevo, si succedettero numerosi Signori ed altrettanti frequenti scambi del feudo di Catino e Poggio Catino fra le potenti famiglie romane e non, quali i Conti di S. Eustachio, gli Orsini, i Savelli, i Capizucchi. In particolare, sotto la Signoria dei Capizucchi il feudo venne elevato alla dignità di Marchesato ad opera di Papa Clemente VIII ed infine, nel 1615 il feudo di Catino e Poggio Catino venne acquistato dalla famiglia Olgiati che lo detenne fino al 1816 quando, dopo la dominazione francese e la restaurazione, Giovanni Olgiati rinunciò ai propri diritti di giurisdizione. L'unificazione in un’unica entità dei due borghi si avrà, almeno formalmente, solamente con l'annessione del territorio al Regno d'Italia ed il Comune verrà inquadrato inizialmente nella provincia amministrativa di Perugia e, in seguito alla sua creazione nel 1923, a quella di Rieti.

Da visitare: Catino, Poggio Catino ed i territori circostanti, sono visitabili in tutte le stagioni, grazie alla presenza di luoghi di grandissimo interesse storico, naturalistico unitamente ad un ricchissimo programma di eventi e manifestazioni folkloristiche. Da non perdere sicuramente a Catino la Chiesa di Sant'Eustachio, la torre Longobarda ed i Resti della fortificazione longobarda, mentre a Poggio Catino la trecentesca Chiesa di San Rocco, caratterizzata da una unica navata e con interessanti affreschi risalenti al quattordicesimo secolo e rappresentanti nella porzione superiore la Vergine Incoronata ed in quella inferiore San Rocco con al lato sinistro San Pietro ed al lato sinistro San Paolo accompagnati da altre figure di Santi. Nella Chiesa di San Nicola a Poggio Catino, lungo la navata destra si scorge un'urna cineraria di epoca romana ove è apposta la scritta D.M. Agli Dei Mani Cercenia Lautentina Vixit Annos X Menses X Dies XXV FMF (Visse 10 anni e 10 mesi e 25 giorni la madre fece alla figlia) ciò fa pensare che, la chiesa, sia stata costruita sulle basi di una villa romana. Accanto al cimitero invece vi è la Chiesa della Madonna dei Nobili, dedicata a Sant’Agostino. Si pensa che sia stata edificata intorno all'anno mille sulla base di una villa di epoca romana. Una leggenda narra che vi siano interrate tre grotte una dentro l'altra e che, nella grotta finale sia nascosta una statua d'oro. Di particolare valore è infine il Palazzo Olgiati, attuale sede del comune di Poggio Catino. All'interno della Sala Consigliare è posto un ninfeo che rappresenta un putto a cavallo di un delfino. Si tratta di un'opera dedicata ad un bimbo di Pozzuoli vissuto nel XVII secolo che, aveva l’abitudine di recarsi tutte le mattine dal suo mentore costeggiando il mare e lungo il percorso era solito dare le briciole di pane ad un delfino con il quale aveva stretto un forte legame affettivo. Il bimbo si ammalò e morì di polmonite, mentre il delfino morì a sua volta per il dolore. A suggellare l'amicizia indissolubile tra uomo e animale è stato dunque costruito il Ninfeo post all’interno della Sala Consiliare di Palazzo Olgiati.

Itinerari naturalistici: per gli amanti del trekking sono moltissimi i sentieri che portano al Monte Tancia ed al Monte Pizzuto e consentono di ammirare boschi, dirupi e resti di antichi monasteri, come, ad esempio l’escursione alla suggestiva Grotta di San Michele: un facile itinerario che offre scenari davvero spettacolari. Un santuario anticamente impiegato per culti pagani, e successivamente cristianizzato. La leggenda che avvolge la Grotta di San Michele è decisamente degna di menzione: sembra infatti che la grotta del Tancia fosse abitata da un drago che terrorizzava ed uccideva i contadini dei luoghi circostanti. Papa Silvestro, vide in sogno il drago che veniva ucciso dai fulmini scagliati da due angeli, e per questo motivo, l’8 di maggio si recò sul luogo consacrandolo, appunto, a San Michele.

Storie, Miti e Leggende: da ottantasei anni il mistero che attira l’attenzione di studiosi e curiosi verso Poggio Catino è indubbiamente quello della Dama Bianca, “Lo scheletro di Poggio Catino” appunto, rinvenuto da Vincenzo Biraghi nel 1933 all'interno di un torrione crollato di Palazzo Olgiati. Lo scheletro, in buono stato di conservazione, è dislocato oggi, con l’intera cella, presso il museo criminologico di Roma, in via del Gonfalone, dov'è attualmente conservata ed esposta. Lo scheletro fu trovato incatenato ed è dunque una testimonianza preziosa di una condanna dei secoli scorsi. Molteplici sono state le analisi e gli studi per conoscere la storia dello scheletro e, ad oggi, è' stato accertato che lo scheletro è appartenuto ad una donna di circa trent'anni, vissuta nel 1500. Il Biraghi raccontò che lo scheletro era all'interno di un'antica cella, sotto le macerie, steso a terra, con le braccia intorno alle gambe ripiegate, con ceppi ai polsi e alle caviglie. Due sono le versioni più accreditate sulla storia della Dama Bianca: la prima indica la donna come la compagna di Geppo Colonna, signore di Poggio Catino, che ordinò di rinchiudere nella cella e lasciar morire la donna che si era innamorata di un altro castellano. Un’altra versione vuole che la donna fosse stata catturata come ostaggio dagli Orsini e lasciata morire rinchiusa nella cella, per consumare una vendetta nei confronti del suo compagno Geppo Colonna. L’evento sembrerebbe risalire al tempo in cui gli Orsini erano feudatari di Poggio Catino e le lotte e le rivalità tra le due famiglie erano all’ordine del giorno. Unica certezza è che la donna subì una morte terribile, rinchiusa in cella, senza cibo né acqua. Importante contributo alla promozione della storia del territorio, si deve all’Associazione “Incedere in Antiqua Tempora”, presieduta dalla studiosa Moira Marchetti, un progetto che, come si legge nello statuto – “nasce in collaborazione con il Comune di Poggio Catino ed ha come obiettivo far conoscere per mezzo di visite guidate, escursioni, visualizzazione di cortometraggi ed eventi a tema, la storia, le leggende e la bellezza paesaggistica del territorio”. A loro si devono non solo rievocazioni storiche e visite guidate ma anche la realizzazione di una serie di corti e medi metraggi di carattere storico liberamente ispirati a vicende realmente accadute. Una vera e propria trilogia intitolata "Storie di Poggio Catino" con la regia di Manuele Grilli, iniziata con “La Dama Bianca” del 2014, nel quale viene narrata la triste storia della Dama Bianca e proseguita con “La Belva – Aeloisius Secundus Dux Catini” nel 2016, nobile rampollo della famiglia di San Eustachio, governa come un tiranno i castri di Catino e Poggio Catino, e terminata con la presentazione, di “De Finibus”, una storia basata su fatti realmente accaduti ed ambientata nel 1800. Tutti i progetti sono stati realizzati grazie alla presenza di attori non professionisti, ad ulteriore dimostrazione del profondo legame esistente tra gli abitanti e la loro terra. La trilogia “Le storie di Poggio Catino” è stata realizzata con il supporto tecnico criminologico del Presidente del “Centro Studi per la Legalità la sicurezza e la giustizia”, il Dr. Marco Strano, autore tra l’altro, di un interessante articolo dedicato al simbolo, spesso considerato esoterico, della Triplice Cinta. A Poggio Catino se ne contano ben tre e sono perfettamente conservate.

Di Erika Gottardi

Ph. Giorgio Clementi

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