PINOCCHIO E IL SUO PARCO PER SOGNARE

Una visita a Collodi per vivere un’esperienza unica per adulti e bambini che fra natura, arte e architettura possono riscoprire la fiaba del burattino più celebre del mondo senza tecnologia e effetti speciali.

stampa articolo Scarica pdf

Ancora oggi “Le avventure di Pinocchio” costituiscono una delle fiabe più amate e tramandate non solo attraverso il racconto ma anche grazie all’opera di registi, fumettisti e sceneggiatori che continuano ad ispirarsi al celebre burattino per creare film, spettacoli e cartoni animati. Ma per vivere il magico racconto, una bellissima esperienza può essere anche quella di visitare il Parco di Pinocchio a Collodi (Pescia – Pt), il borgo che Carlo Lorenzini, autore dell’opera, amava così tanto da aver scelto poi di farsi chiamare proprio Carlo Collodi.

Anche se i bambini nel parco diventano i grandi protagonisti non bisogna pensare a una visita dedicata solo all’infanzia perché dal 1956, il Parco di Pinocchio combina sapientemente una rigogliosa natura, arte e architettura nel ricordo di personaggi che hanno ognuno una propria morale capace di essere un insegnamento senza tempo per tutti. Pinocchio, infatti, è la favola del passato, del presente ma anche del futuro.

Il parco con le sue radure e la fitta vegetazione sembra proprio il libro di Pinocchio che sfogliando le pagine riserva sempre qualche sorpresa. Infatti, camminando lungo i percorsi, si scoprono tutte le ambientazioni create da Collodi fino all’area museale a alla Sala del Grillo Parlante che ospitano sempre mostre tematiche su Pinocchio oltre ad antichi cimeli che riproducono il leggendario burattino. Particolare anche il carrozzone di Mangiafuoco da visitare solo se il padrone delle marionette risulta assente.

Così gli adulti si possono perdere nell’emozione del ricordo e nell’ammirazione delle tante opere d’arte a cominciare dal monumento “Pinocchio e la Fata” di Emilio Greco e la Piazzetta dei Mosaici di Venturino Venturi. Ma sono tanti gli artisti del Novecento che hanno voluto dare il loro contributo come le sculture di Pietro Consagra fino al Grande Pescecane di Marco Zanuso. Ecco che allora il serpente, il gatto e la volpe, i carabinieri fino ai conigli che portano la bara si mostrano attraverso la veste impreziosita di chi ha saputo plasmare la materia che gli ha dato forma quasi come degli allievi che hanno saputo continuare la maestria di Geppetto.

I bambini, invece, si perdono nell’emozione dell’entusiasmo cominciando da un giro interattivo che li porta ad entrare nella favola giocando con gli stessi personaggi. Impossibile resistere a un giro nelle giostre del “Paese dei Balocchi” dove bravissimi animatori nelle vesti di Lucignolo e Pinocchio invitano a trasgredire nell’euforia del divertimento. Grazie alla natura selvaggia del luogo i più temerari possono anche cimentarsi in un percorso avventura dove c’è da attraversare un fiume su un traballante ponte tibetano per poi sparare qualche colpo di cannone sulla nave dei pirati al centro di uno specchio di acqua.

Ma di certo la cosa più importante del Parco di Pinocchio è la mancanza di effetti speciali e di attrazioni supertecnologiche. Finalmente degli spazi a misura di bambino in cui potersi confrontare senza l’ausilio di un computer ma solo con la manualità e la fantasia. Infatti, anche se dalla sua fondazione, il Parco ha subito ampliamenti ed evoluzioni, l’Amministrazione ha saputo mantenere la sua natura di luogo da favola dove per sognare non c’è bisogno di luci ed effetti laser. Ancora un insegnamento di Pinocchio che invita a riscoprire il piacere di correre tra i prati, di vedere uno spettacolo di marionette, di usare carta e colori per dare la propria prova di piccoli artisti. E di certo il sorriso stampato sul viso di ogni fanciullo e la loro riluttanza ad abbandonare la struttura all’orario di chiusura dimostra che i videogiochi non sempre li rendono felici.

                                                          Rosario Schibeci

© Riproduzione riservata