UN BORGO UNICO AL MONDO

Civita, frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, conserva un fascino incredibile sospeso su una rupe e raggiungibile solamente a piedi attraversando una mulattiera.

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E’ stato inserito nella rosa dei borghi più belli d’Italia ma forse è più corretto parlare di unicità considerato che Civita, la frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, è un luogo totalmente irreale che consente al visitatore di vivere al suo cospetto un’esperienza che lo porta ad essere sospeso fra cielo e terra. Eh già, perché ai piedi del ponte pedonale che conduce allo sperone dove è arroccato il piccolo paese, lo spettacolo è destinato a sorprendere chiunque grazie anche alla particolarità della Valle dei Calanchi su cui spesso la nebbia ha creato gli unici effetti naturali che il cinema ha venduto come speciali.

Lo scrittore Bonaventura Tecchi, che vi trascorse la sua giovinezza, la definì "La città che muore" per l’irrefrenabile erosione che porta il fondo tufaceo ad assottigliarsi sul sottostante strato argilloso anch'esso instabile per gli agenti atmosferici e il disboscamento. Tuttavia, Civita con la sua testimonianza storica sembra quanto mai viva e più che definirla borgo sembra più corretto considerarla un museo a cielo aperto. Anche senza un guida, ci si può perdere fra le strette viuzze che culminano tutte in impressionanti scorci panoramici che offrono tutta la suggestione delle mura sospese nel vuoto.

I tanti ritrovamenti di reperti etruschi nel territorio di Civita di Bagnoregio fanno pensare a una fondazione da parte dell’importante Civiltà molto attiva nel territorio ma la notizia di un borgo di nome Bagnorea, la si ritrova in documenti papali solo nel VI secolo. Di certo nell’architettura si possono ritrovare diversi stili che vanno dal romano al medievale fino al rinascimentale segno di una terra che è risultata sempre molto appetibile da vivere e da arricchire con segni della cultura delle varie epoche. Purtroppo, oltre all’erosione, tra il diciassettesimo ed il diciottesimo secolo la cittadina, dovette subire anche due violenti terremoti che costrinsero molti a spostarsi nella vicina Bagnoregio.

Uno dei simboli della città di Civita di Bagnoregio è la Grotta di San Bonaventura dove pare che San Francesco guarì il piccolo Giovanni Fidanza. Per riconoscenza, la madre promise che una volta arrivato ad età adulta, sarebbe entrato nell’ordine dei francescani e, con il nome di Bonaventura, il Santo fu un cardinale, filosofo e teologo. La grotta, in realtà è un’antica tomba etrusca che si può anche visitare.

Delle cinque porte che consentivano l’accesso al paese, oggi rimane solo Porta Santa Maria detta anche “della Cava” che costituisce, comunque, un degno varco che dà accesso alla piazza più grande del paese. Qui troviamo la Chiesa di San Donato, un antico edificio romanico che in seguito al restauro avvenuto nel 1511, ha cambiato l’aspetto con l’aggiunta di elementi rinascimentali. All’interno si possono ammirare affreschi di artisti della scuola del Perugino ed un crocifisso ligneo del 1400. Sempre nella piazza c’è anche il Museo Geologico delle Frane ospitato nel palazzo rinascimentale appartenuto un tempo alla famiglia Alemanni.

Civita è una meta ideale per le escursioni di un giorno considerata la sua vicinanza a Roma, Civitavecchia oltre che con la Toscana e con la vicina Orvieto. Per la visita le auto vanno lasciate nell’apposito parcheggio di Bagnoregio, per poi raggiungere l’info Point dove è previsto un piccolo biglietto di ingresso. Per chi può attardarsi, vale sicuramente la pena ammirare il tramonto dal borgo con i suggestivi colori che tingono la valle dei calanchi per un ulteriore spettacolo quasi innaturale. Chi visita Civita difficilmente riesce a dimenticarla.

Rosario Schibeci

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